Siamo parte di una Gioventù Brucata? Ecco le ragioni che ci portano al conformismo
“La Gioventù Brucata siamo noi, siete voi, sono tutti. C’è chi sta in greggi di pecore bianche, chi in greggi di pecore nere, ma alla fine tutti cerchiamo di essere accettati dagli altri per le pecore che siamo.”
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Così i Pinguini Tattici Nucleari spiegano in soldoni il significato della canzone “Gioventù brucata”, tratta dall’album che porta lo stesso nome.
Il brano non sembra un’accusa, ma tutt’altro. Si presenta come un’ironica presa di coscienza del fatto che oggi i giovani si sentono anticonformisti, ma nell’inseguire il desiderio di distinguersi dagli altri non si accorgono che in realtà finiscono per far tutti parte di un unico, grande e metaforico ovile.

Una generazione di conformisti

La canzone è costellata di luoghi comuni: la domenica pomeriggio passata all’Ikea con la dolce metà, i sogni nel cassetto, ascoltare i Coldplay quando ci si sente malinconici… Insomma, l’immagine che la canzone dà dei giovani di oggi è quella di una generazione che sembra tendere al conformismo.
Alcuni ora potranno pensare che nessuno degli esempi nella canzone si applica al loro caso, ma pensateci bene: come siete arrivati a leggere questo articolo? Probabilmente avete un account su Instagram che vi ha permesso di vedere una story collegata all’articolo. Bene, Instagram è un social network che già all’inizio del 2020 contava 1 miliardo di utenti attivi in tutto il mondo. Dunque, per una ragione o per un’altra è difficile evitare completamente di conformarsi alla massa.
Possiamo conformarci anche inconsapevolmente, accorgendoci all’improvviso che le nostre idee, opinioni e comportamenti sono diventati molto simili a quelli degli altri membri del nostro gruppo di riferimento.
Naturalmente, ci sono delle ragioni che ci spingono a seguire il comportamento degli altri e quindi ad adeguarsi a delle tacite norme sociali.
Ecco due esperimenti di psicologia sociale per capire meglio quali siano queste ragioni.

Esperimento di Sherif: gli altri come fonte di informazioni

Lo psicologo M. Sherif ha chiesto ai partecipanti del suo esperimento di fissare un puntino luminoso in una stanza buia. Il punto di luce rimaneva fisso ma, dato che mancavano altri punti di riferimento visivi, sembrava che si muovesse (effetto autocinetico).
Successivamente ha chiesto loro di stimare di quanto si fosse mosso il puntino, prima da soli e poi confrontandosi con altri due partecipanti, durante più sessioni successive.
Sherif si rese conto che a mano a mano che i membri di ogni gruppo si confrontavano cercando una misura comune, le stime convergevano. Un anno dopo, anche in assenza degli altri due membri del gruppo, i partecipanti continuavano a dare le stime stabilite dal gruppo. E allora, cosa vuol dire tutto questo?
Lo studio ha evidenziato come il conformismo, necessario in questo caso per scegliere una stima di comune accordo, sia in parte dettato dal bisogno di ricevere informazioni dagli altri in una situazione nuova. Nessuno dei partecipanti infatti sapeva che in realtà il puntino era fisso e a tutti era richiesto di interpretare una situazione ambigua. Una volta raggiunto un accordo comune, ciascun membro del gruppo l’ha fatto proprio, mettendo persino da parte la prima stima che aveva formulato singolarmente.

In situazioni nuove o ambigue tendiamo a guardare al comportamento degli altri per sapere come comportarci.

Esperimento di Asch:  il bisogno di sentirsi parte del gruppo

Per questo studio lo psicologo S. Asch ha selezionato un gruppo di partecipanti particolari: erano tutti attori complici del ricercatore tranne uno, di cui si voleva indagare il comportamento. A tutto il gruppo venivano presentate più volte delle aste disegnate con lunghezze diverse e ciascun partecipante doveva dire, davanti agli altri, quale delle 3 fosse uguale a quella standard.

Psicologia sociale - BraviH

Il compito era piuttosto semplice, ma in alcune prove i complici sceglievano tutti la stessa risposta sbagliata. E il vero partecipante?
L’esperimento è stato ripetuto più volte, con gli stessi attori ma con un partecipante diverso ogni volta: quasi il 50% di loro concordò con la risposta sbagliata dei complici in almeno 4 o più prove, su un totale di 12.
Una volta rivelato l’inganno ai veri partecipanti, è stato chiesto loro perché avessero preferito conformarsi con il resto del gruppo, pur sapendo che la risposta era sbagliata. Alcuni hanno risposto che credevano gli altri avessero ragione, altri non volevano sentirsi esclusi, altri ancora sapevano che rispondendo in modo diverso si sarebbero sentiti a disagio.
Ed ecco servito su un piatto d’argento il secondo principale motivo per cui tendiamo al conformismo: il bisogno di sentirsi parte di un gruppo. L’importanza psicologica di appartenere a un gruppo è così forte che può spingerci anche ad andare contro l’evidenza pur di non essere esclusi, proprio come è accaduto nell’esperimento di Asch.

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