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La Turchia vuole riappropriarsi di territori della Grecia: un incidente navale riapre la crisi diplomatica

Nel Mediterraneo Orientale soffiano venti di guerra tra Grecia e Turchia. Una collisione tra una regata turca e una greca ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare un vaso già di per sé parecchio traballante.

Il Mediterraneo Orientale è una zona contesa da Grecia, Turchia ed Israele. E’ un punto notevolmente strategico, in quanto ricco di gas naturale. Ciascun dei contendenti mira a garantirsi una fetta importante di questa risorsa per diventare potenza energetica regionale, tentando di essere fornitore del mercato europeo e di diventare un’alternativa al gas russo.

 

Alle origini dello scontro

Il Parlamento Egiziano aveva ratificato l’accordo bilaterale con la Grecia che stabiliva la linea di demarcazione delle rispettive Zone Economiche Esclusive nel Mediterraneo orientale. Tale accordo era stato fortemente contestato dalla Turchia che rivendicava i diritti di esplorazione e di sfruttamento dei giacimenti di petrolio e gas siti nell’area oggetto della intesa greca-egiziana.  Da parte sua Ankara, tra luglio ed il corrente mese di agosto, ha aumentato la pressione aeronavale nella zona del Dodecanneso e nelle acque di Cipro, inviando a più riprese unità da guerra a scortare la nave da ricerca sismica Barbaros Hayreddin. Ma Atene ha prontamente risposto mettendo in stato di allerta le sue Forze Armate ed ha inviato unità navali a proteggere le isole più orientali. Recentemente, si è registrata una leggera collisione tra una nave turca ed una greca, senza problemi per gli equipaggi e per le stesse imbarcazioni. Anche nel mare cipriota la tensione è aumentata in quanto Ankara ha deciso di iniziare una campagna esplorativa di ricerca di gas e petrolio nelle acque che considera appartenenti alla propria piattaforma continentale e che, invece, Cipro considera di sua esclusiva proprietà.

Cosa prevede il diritto internazionale

Il Diritto internazionale, attraverso la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, prevede la creazione di un’area del mare adiacente le acque territoriali, in cui uno Stato costiero ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali, giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino. Rientrano nella zona esclusiva tutti i punti del mare che siano più vicini alle coste di uno Stato rispetto a quelle dell’altro. In materia di delimitazioni di ZEE e sottostante piattaforma continentale c’è una sorta di incertezza e di ambiguità che legittima paradossalmente le pretese più spregiudicate. Anche perché ogni Stato è libero di proclamare unilateralmente proprie zone di giurisdizione. Ma queste non sono opponibili dagli Stati terzi che le contestino, mentre la Convenzione del diritto del mare del 1982 (Unclos) non indica alcun metodo da applicare nello stabilire confini marittimi, limitandosi a prescrivere che il risultato raggiunto per accordo debba essere equitativo.

Il parere degli accademici

Secondo il docente di diritto costituzionale presso la Università di La Laguna di Tenerife Fernando Ríos, è importante scoraggiare Turchia e Grecia dall’effettuare operazioni unilaterali prima di risolvere le controversie in merito alle frontiere marittime poiché, fin quando si conserveranno le controversie in merito all’appartenenza delle acque territoriali, non devono essere compiute operazioni di carattere unilaterale che potrebbero non far altro che acuire le tensioni. In ogni caso, quando sussiste una controversia relativa alle acque territoriali, questa dev’essere composta da entrambe le parti oppure con l’ausilio di una corte internazionale affinché la composizione della stessa rimanga nell’alveo della legalità. Per quanto riguarda l’opinione di Guy Burton, esperto del Centro studi del Medio Oriente presso la London School of Economics (LSE), si nota come l’attuale problema riscontrato da Turchia e Grecia sia legato all’assenza di una visione comune delle parti in merito ai principi di delimitazione dello spazio marittimo nel Mediterraneo. Inoltre, sempre seguendo la sua analisi, la Turchia non ha sottoscritto la Convenzione Onu sul diritto marino, proseguendo che per la stessa questo documento non abbia valore vincolante e che non vi sia alcuna necessità di riconoscere i confini greci. Un ruolo importante a giustificazione di questa posizione della Turchia lo svolgono le isole greche dislocate tra 12 e 200 miglia dalla costa turca.

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