Siamo dentro Black Mirror? I Big Data e la società del controllo.

Facebook e Google vivono offrendo servizi gratuiti e guadagnano sui nostri dati, vendendoli alle grandi aziende con i sistemi di pubblicità.

Balck Mirror
Frame della sigla di Black Mirror

Black Mirror è la celebre serie TV comprata da Netflix nel 2015, che mostra attraverso puntate antologiche, che cambiano soggetto e scenario ad ogni episodio, un futuro alternativo in cui la società è cambiata dopo l’introduzione di una nuova tecnologia (anche questa sempre diversa), ora proviamo a immaginare e se questa ‘nuova’ tecnologia alla Black Mirror fossero i Big Data?

Cosa sono i Big Data? A cosa servono?

I Big Data sono tutti quei dati che creiamo ogni qual volta che facciamo delle operazioni online: una ricerca su google, un post su facebook, una foto su Instagram, un ordine su Just Eat… insomma ogni tipo di azione crea dei ‘piccoli’ dati che vengono registrati nei database dell’azienda che esercita il servizio.

Questi dati assumono una certa importanza quando sono relativi ad un grosso numero di utenti, perché le statistiche che si possono costruire analizzandoli raggiungono un valore molto alto sia a livello di studi sia a livello economico.

Per citare alcuni grossi numeri possiamo dire che ci sono 2,45 miliardi di utenti attivi su Facebook (ottobre 2019) e che ogni giorno su Google vengono effettuate circa 3.5 miliardi di ricerche.

Il modello economico di questi due colossi informatici riguarda principalmente una cosa: la pubblicità. E come può un’azienda, loro cliente, togliersi l’opportunità di raggiungere molte persone, soprattutto quando si ha una maggiore probabilità di raggiungere le persone giuste?

Ovviamente non gli conviene.

BigDAta

I Big Data sono una minaccia?

Prima di rispondere vorrei ritornare un momento al paragone con Black Mirror( con un piccolo spoiler): generalmente alla fine di ogni episodio avviene qualcosa che ha la funzione di condannare la nuova tecnologia o la nuova società, facendo capire perchè la nuova tecnologia sia pericolosa.

Invece non posso con i Big Data portare nessun esempio di avvenimento-condanna perché semplicemente non hanno causato nulla che la società degli ultimi decenni non avrebbe comunque causato.

I Big Data di per sé non sono una minaccia, infatti a livello personale sono studiati appositamente per non infrangere nessuna regola sulla privacy e per ‘ragionare’ con una logica a gruppi di utenti e non di persone, mentre a livello sociale non hanno portato nulla di nuovo, sono una diretta conseguenza del capitalismo, con tutto quello che ne consegue (le pubblicità orientate sono solo un esempio).

Possiamo evitare di essere parte dei Big Data?

Controllo

La risposta a questa domanda, purtroppo, è molto semplice: no.

Se stai leggendo questo articolo probabilmente hai aperto un link per arrivarci, un link che hai trovato in qualche Social Network o che qualcuno ti ha inviato su WhatsApp.

Ecco, come detto sopra ogni operazione fatta online genera nuovi dati, certo, si può evitare di utilizzare i social Network magari, ma ormai la navigazione su alcuni siti è diventata un elemento vincolante della società: i servizi di Home Banking, la fatturazione elettronica, l’assistenza tecnica, l’app per controllare i compiti a casa e i voti e questa lista si può allungare a dismisura.

La società si è spostata online, e l’online è un ottimo modo di raccogliere i dati, questo è il punto.

Che conclusioni possiamo trarre?

Possiamo dire che i Big Data sono un fondamentale strumento di vendita per i colossi informatici, un enorme censimento con un gigantesco valore economico, che però non sono una minaccia diretta per le singole persone, i Big Data non sono un mezzo di controllo, sono solo ed esclusivamente utilizzati con uno scopo statistico ed economico al fine di determinare in che modo si sta muovendo il mercato.

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