Il Superuovo

Siamo certi di voler incontrare il proprio sosia? Plauto e Walt Disney ci danno la risposta

Siamo certi di voler incontrare il proprio sosia? Plauto e Walt Disney ci danno la risposta

Ci siamo mai chiesti da dove derivi la parola sosia e quali conseguenze porti con sé? 

Il tema del doppio è sempre stato motivo di vicissitudini, quasi mai piacevoli, diventando il filo conduttore per la commedia, da Plauto fino al nostro amato Walt Disney.

L’origine della parola sosia

Ebbene sì anche il termine sosia deriva dal latino. Com’è successo per molte altre parole ci troviamo di fronte ad un caso di antonomasia, ovvero si utilizza il nome di una persona famosa o resa nota nella letteratura,nella storia ecc. per indicarne un’altra avente le stesse caratteristiche. Si pensi all’uso di Cicerone per indicare una guida culturale, oppure Perpetua per una donna che aiuta il sacerdote, sono entrambe parole derivate da personaggi ben noti a tutti. Così avvenne anche per sosia. Sosia è infatti uno dei personaggi principali della tragicommedia di Plauto intitolata L’Amphitryon.

Tito Maccio Plauto era un commediografo latino, la cui vita ci risulta un mistero. Non si sa quasi niente, se non tramite alcune testimonianze dell’epoca, ma anche tra di esse non vi è nulla di certo. Ci sono però giunte numerose commedie sotto il suo nome, molte delle quali ruotano attorno al tema del doppio, forse perché è un tema che facilmente riesce a creare una trama intrigante, fatta di situazioni comiche degne del Ragionier Fantozzi.

Sosia il servo di Anfitrione

La commedia Amphitryon prende il nome da uno dei personaggi del racconto, Anfitrione era infatti  il comandante dell’esercito di Tebe, sposato con la bella Alcmena, il cui servo si chiamava proprio Sosia. Un bel giorno Anfitrione parte per una spedizione in mare, accompagnato dal servo, lasciando sola la moglie per diversi giorni. Entra così in scena il lussurioso Giove, che attratto dalla bellezza di Alcmena, vuole a tutti i costi conquistarla e ci riesce grazie all’aiuto di Mercurio. Essi infatti architettano un progetto infallibile, grazie ai propri poteri divini si trasformano in Anfitrione(Giove) e Sosia(Mercurio) facendo credere alla povera Alcmena, ignara dell’inganno, di essere tornati dalla spedizione. La giovane sposa, felice e un po’ perplessa accoglie molto calorosamente il ritorno del marito. Mentre Giove gode del successo del suo piano, a Mercurio spetta il compito di sentinella. È quasi l’alba quando Mercurio vede venir per mar… il vero Sosia mandato dal vero Anfitrione ad avvisare Alcmena del loro imminente arrivo.

Il tema del doppio si fa quindi colonna portante dei dialoghi e delle incomprensioni successive. Sosia e Mercurio si ritrovano a discutere per assurdo di chi tra i due sia il vero Sosia, mentre entrambi lo affermano con fermezza. L’incontro con il proprio sosia porta alla perdita di identità del proprio io. Sosia infatti vede la sua imago posseduta da Mercurio, prova un senso di spaesamento; la vita precedente diventa oblio. Attraverso una serie di domande che si pone, capiamo la sua alienazione da sé stesso, non si riconosce più, si sente mutato in qualcun’altro, come per magia. L’equivoco del sosia ritorna poi  nella feroce discussione tra Anfitrione e la moglie Alcmena, che, povera donna, crede di aver passato una bellissima e lunga notte con lui, ma viene invece accusata di tradimento, in quanto Anfitrione è ben sicuro di essere tornato solo all’alba e di aver trascorso la notte in nave.

Tutta questa serie di brillanti fraintendimenti si conclude con la comprensione della vicenda accaduta, Anfitrione perdona Alcmena e si gongola per aver avuto un Dio come rivale amoroso. Un finale che, se fosse stato scritto qualche secolo dopo da un certo Walt Disney, non avrebbe certo dimenticato di annunciare con gioia: E vissero tutti felici e contenti.

La Sirenetta e il tema del sosia antagonista

Non è da sottovalutare il genio del nostro caro Walter Elias Disney, la capacità astuta di riproporre temi e argomenti classici sotto forma di rappresentazioni animate comprensibili a tutti, anche e soprattutto ai più piccoli. I suoi successori hanno tenuto alto l’onore di questo progetto ed è così che arriviamo nel 1989 alla creazione de La Sirenetta.

A prima vista ci può apparire come un semplice cartone, che parla di una principessa ribelle che si innamora di un principe di cui non avrebbe dovuto innamorarsi e dopo svariate avventure riesce nella sua impresa, si sposano e si conclude con un lieto fine. Bene, cari lettori, in realtà niente è mai così semplice come sembra.

Ne ‘La Sirenetta’ infatti ci imbattiamo nuovamente nel tema del doppio creato da Plauto. Vi starete chiedendo come sia possibile un collegamento simile, eppure basta pensare alla seconda metà del cartoon per scovare la risposta. Infatti, è proprio da questo momento in poi che entra in scena la tanto odiata Ursula, la malvagia antagonista del racconto, che cercherà in tutti i modi di sabotare l’adolescente e inesperta Ariel. Quest’ultima è una giovane sirena che, innamoratasi del principe Eric, un umano, disperata perché non può conquistare il suo amato, cade nel tranello di Ursula, la quale dona gentilmente ad Ariel aiuto e conforto, le promette di trasformarla in umana, così da poter conquistare il suo principe, richiedendole però in cambio la sua magnifica voce. Ariel accetta… non l’avesse mai fatto.

È da ricordare innanzitutto l’incontro tra i due giovani innamorati: Eric caduto in mare viene salvato da Ariel e si innamora della sua voce melodiosa quando la sente cantare. Questo passaggio è fondamentale perché attorno ad esso si snoda l’equivoco del doppio.

La perfida Ursula, che tutto conosce, si trasforma con la magia in una bella ragazza, molto simile ad Ariel e grazie alla voce rubatale, fa credere ad Eric di essere lei la dolce fanciulla che gli ha salvato la vita. Ariel, che era ad un passo dal far innamorare Eric, si trova rimpiazzata. Lei che aveva obliviato la sua vita precedente per amore perde la propria identità, si sente ingannata e, per la prima volta, mutata in una persona estranea, nella quale non si riconosce. Diventa ormai evidente il parallelo con l’Anfitrione: l’uso della magia per mutare l’aspetto, quello che Plauto chiama versipellis, la vista spiacevole del proprio doppio che porta inevitabilmente guai e per concludere,dopo tutte queste vicissitudini, non può mancare il tanto atteso lieto fine. Tanto è vero che, attraverso l’aiuto degli amici del mare di Ariel e del padre Tritone, l’incantesimo di Ursula viene spezzato e finalmente, lo possiamo dire, Vissero tutti felici e contenti.

 

Arrivati a questo punto, siamo ancora certi di voler incontrare il proprio sosia?

imperoland.it

 

 

 

 

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