La vita è un viaggio, non una meta: ce ne parlano Kavafis e Cremonini

La poesia “Itaca” di Kavafis e la canzone “Buon viaggio” di Cremonini riflettono sul senso della vita, che forse è solo cercarle un senso

Siamo molto abituati a vivere la vita come raggiungimento, punto di arrivo, obiettivo. Tutto quello che facciamo lo facciamo pensando a dove arriveremo. Konstantino Kavafis e Cesare Cremonini, due grandi artisti, sono autori di due capolavori che guardano alla vita da una diversa prospettiva.

Una magia mai banale

Cremonini definisce il viaggio della vita come un “incanto” di cui godere. La routine spezza la continua meraviglia del mondo, della natura, delle persone, così infinitamente grandi e piccole. Invece il cantante ci dice che c’è bisogno di continuare a stupirsi, e che viaggiare per la vita significa sorprendersi di tutto, perché ciò che è usuale non è mai scontato.

Anche “Itaca”, in una sua sezione, invita il lettore, durante il tragitto, a “indugiare” nell’emporio fenicio e a comprare “madreperla, coralli, ebano, ambra,…tutta merce fina, più profumi inebrianti che puoi. A prima vista questo sembra un invito al lusso, ma il tono del resto della poesia suggerisce che il ricco mercato fenicio rappresenti la molteplicità variopinta e suggestiva del reale, nascosta in ogni angolo, in ogni momento, di cui fare razzia nel presente e nella memoria, come con un profumo.

La ricerca che supera la scoperta

È curioso come passiamo anni a lottare per un bel voto a scuola o per un lavoro ben pagato. Eppure le valutazioni rimangono dell’inchiostro, i soldi vengono spesi, e sperimentiamo, spesso senza accorgercene, che è proprio cercando di guadagnare questi traguardi che scopriamo le cose davvero importanti: gli amici, la conoscenza, i sentimenti, i sensi.

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze.”

Così recita l’incipit della poesia di Kavafis. E Cremonini sembra quasi emulare quando canta

Per quanta strada ancora c’è da fare, amerai il finale

Frase emblematica che può essere letta come “nonostante la fatica, godrai la meta”, ma anche “godrai la meta nella misura in cui il tuo viaggio durerà”. In effetti, più si viaggia e più si scopre, più si scopre e più si cerca, e alla fine la meta prefissata, di per sè, è solo un sepolcro vuoto acceso e riempito dalle e dalla gioia dell’esperienza.

“E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Così Kavafis conclude la sua poesia, con una nota di mistero che lascia al lettore l’interpretazione più profonda di cosa sia veramente “Itaca”. Forse perché, in effetti, ognuno ha la propria meta, e la vive in modo diverso.

Ma soprattutto: share the love!

La vita si arricchisce solo se condivisa. Questo è più che altro Cremonini a notarlo con quello che potremmo chiamare “il sottotitolo” della canzone: “share the love”. Vivere è bello perché qualcuno o qualcosa, più o meno consapevolmente, ci rende parte di sè attraverso i sensi e le emozioni. A volte gli obiettivi si trasformano in illusioni, e noi ci perdiamo senza guardare a ciò che già abbiamo ottenuto. Cremonini canta:

Chi ha detto che tutto quello che cerchiamo non è sul palmo di una mano?

Come detto, è la conoscenza a valorizzare i risultati, e l’uomo è spinto a conoscere per natura, per un amore incondizionato verso le cose e le persone, al fine di scoprire se stesso e di lasciare qualcosa di sè.

Detto ciò, ci ricorda Kavafis, anche l’amore per l’obiettivo è importante: è il desiderio che ci mette in gioco per migliorarci, superare i nostri limiti. Senza traguardi, non siamo spronati a vivere la strada.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?”

 

 

 

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