Si chiama “Bayna” ed è la nuova barca donata da Ghali all’associazione Mediterranea

Il famoso rapper Ghali decide di regalare un’imbarcazione all’associazione Mediterranea, per aiutare i soccorsi in mare.

Fonte: Külli Kittus su Unsplash

Lo annuncia in un post di Instagram, scherzando: “Mi sono comprato una barca”. Poi si fa più serio e racconta del dramma che, ogni giorno, centinaia di persone vivono fra le onde del Mediterraneo. Si apre al suo pubblico, “Il rap è una musica che ha come centro la rivalsa che è un concetto prima individuale e poi collettivo. Per me questo è fare la cosa più rap che ci sia” (fonte: @ghali).

LA COSA PIÙ RAP CHE CI SIA

È così, “facendo la cosa più rap che ci sia”, che Ghali cerca di ripagare per la gratitudine che prova, come racconta nel post che conta già più di 250mila visualizzazioni. La sua collaborazione con Mediterranea Rescue vuole essere un monito a riaprire, più serenamente, il discorso dell’immigrazione in Italia, argomento eccezionalmente ignorato. Il dibattito italiano si mostra, infatti, pienamente controverso, oltre che troppo “politico”, come ricorda lo slogan di Mediterranea “Prima si salva e poi si discute”.

Eppure, l’operazione Bayna (dal titolo dell’omonima canzone, in arabo “vederci chiaro”) sembra essere semplicemente all’inizio, con una nuova raccolta fondi attiva per l’acquisto di un’ulteriore barca di salvataggio. Alle telecamere di Rai 3 racconta dei lutti di molte persone care, vite strappate proprio dal mar Mediterraneo, si sente nella sua voce la volontà di riscatto, di cambiare qualcosa, per lui, poter oggi aiutare questa causa, è un “privilegio”.

Fonte: Miko Guziuk su Unsplash

L’ITALIA È UN PAESE RAZZISTA

L’account Instagram della Mediterranea – Saving Humans, oltre a pubblicizzare la causa con raccolte fondi, fornisce settimanalmente un report sulla situazione migranti. I numeri sono altissimi: Medici Senza Frontiere ha sbarcato 314 persone a Taranto. Un loro tweet menziona il travagliato percorso subito dalle persone salvate, si legge: “Dopo uno straziante tragitto, gli abusi e la detenzione in Libia, siamo felici che siano ora in un posto sicuro” (fonte: @MSF_Sea).

Ciò che colpisce è, in verità, lo strano rapporto che l’Italia ha con l’immigrazione. Un tempo emigrati verso la lontana America, gli italiani sembrano aver dimenticato il loro passato, siamo spesso etichettati come un popolo estremamente xenofobo e, purtroppo, i dati ci remano contro. Come riportato dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) in uno studio del 2015, fra 555 casi di discriminazione riportati, ben 369 erano di matrice razzista (fonte: Progetto “Voci di confine. La Globalizzazione vista dai confini e dalle periferie”). E seppur l’immigrazione dal Sud del mondo sia quella che più scalda i dibattiti politici, non vengono risparmiate le etnie rom e sinti, così come romeni e albanesi. Sembra impossibile come un Paese in cui l’8,45% della popolazione totale è straniera possa essere così razzista (fonte: Istat).

IL DIRITTO DOVERE DELL’OSPITALITÀ

Kant si metterebbe le mani fra i capelli – probabilmente: dov’è finito il suo tanto auspicato ius cosmopoliticum? Come possiamo collocare nello stesso luogo i principi della cosmopolita Unione Europea, dove la libertà di emigrazione e immigrazione è protetta da forti accordi diplomatici “di sangue” (essere europei, per capirci), e gli scontri fra nazioni tenutesi nel Parlamento di Strasburgo, in particolare la voce del “blocco Visegrad” (fonte: InsideOver)?

Sorvolando per un momento la questione italiana (ius soli, ius sanguinis, ius scholae…), è importante ammettere come l’immigrazione sia una giusta conseguenza della globalizzazione in Era Contemporanea. Così come le merci hanno iniziato a circolare intorno al globo, anche gli uomini hanno iniziato a viaggiare, sognare nuove opportunità, scoprire posti prima sconosciuti. Stando al diritto, invece, Kant risponde alla questione chiarendo principalmente un importante principio, quello dell’ospitalità:

“[…] Significa il diritto che uno straniero ha di non essere trattato come un nemico a causa del suo arrivo sulla terra di un altro” (fonte: Filosofemme).

Gli uomini di Kant, sono esseri che riconoscono il comune “diritto al possesso della Terra” e che aspirano alla comunanza tra i popoli. Ironico, vero?

 

 

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