Shonen e non solo: Fullmetal Alchemist e la psicopatologia dei vizi capitali

Fullmetal Alchemist di Hiromu Arakawa racconta il viaggio di due fratelli, alla ricerca di se stessi, di ciò che li rende Edward e Alphonse. La trama appare piuttosto semplice e allo stesso tempo drammatica: i protagonisti conducono un esperimento per cercare di riportare in vita la propria madre, ma qualcosa va storto, Edward perde due arti, Alphonse l’intero corpo, sostituito ben presto da un’armatura.             La pietra filosofale                                                                                                                                      La pietra filosofale consente all’alchimista di infrangere la legge dello scambio equivalente, in modo tale, da ottenere qualcosa senza dover spendere altro del medesimo valore (un rapporto che nell’alchimia tradizionale deve sempre accadere). Il viaggio dei fratelli Elric per ottenere indietro, la propria integrità profanata, tramite la pietra filosofale è solo uno, dei temi esplorati. Quest’ultimo infatti si intreccia con un pericolo su scala mondiale, una nemesi che consente all’autrice di esplorare ancora una volta il senso dell’essere umano, ma da una prospettiva più cupa rispetto a quella della ricerca di Edward e Alphonse. Si riflette sull’istinto del volere andare oltre l‘effimera esistenza umana, sulla folle volontà di cancellare quelle caratteristiche e debolezze che ci connotano come umani, sul pericolo generato da una visione egoistica e insensata, figlia di questi sentimenti. Il piatto forte del fumetto sono senz’altro i personaggi, decritti così minuziosamente da rimanere scolpiti nella memoria e i loro combattimenti che, in una narrazione scorrevole si sbizzarriscono per la dinamicità delle sequenze e deli elementi in gioco, andando ben oltre un normale scontro.                                            – Edwrad, alchimista di stato a soli 12 anni svolge diverse ricerche sulla pietra filosofale, deriso spesso per la sua bassa statura, porta i capelli biondi raccolti in una treccia; si dimostra cocciuto, impulsivo, irruento ma allo stesso tempo gentile con le persone, si dimostra profondamente maturo per la sua età, nel corso delle avventure cresce e la sua personalità migliora assumendo le caratteristiche di un giovane adulto.                                                                    – Alphonse, un ragazzo di 14 anni al contrario del fratello si mostra molto più calmo e riflessivo, nonostante sia il fratello minore è lui a prendersi cura di Edward e a calmarlo dopo le sue litigate.                                                                                                                                                   – Infine Roy Mustang ha 29 anni, fisico allenato e corti capelli neri, soprannominato l’alchimista di fuoco, indossa un guanto contrassegnato da un cerchio che gli permette di generare le fiamme. Fullmetal Alchemist e i vizi capitali

Nella tradizione cristiana la superbia, l’invidia, l’accidia e l’avarizia sono vizi che corrompono l’anima, mentre la gola, l’ira e la lussuria il corpo. La locuzione “vizi capitali” è in realtà molto antica, già presente in San Tommaso d’Aquino, e indica che le scelte determinate dai vizi  influenzano con un effetto a catena tutte le scelte che si compiono. Ora come collegamento potremmo supporre, che, se Edward Eric vuole proteggere le persone a lui care rappresentando la bontà, l’ingenuità che caratterizza, un individuo non ancora corroso dal male e la perfidia; dall’altro all’interno dell’anime molti personaggi possono essere immaginati come allegorie dei vizi capitali.

In primis Lust, cioè la lussuria: è una donna bellissima, procace, dalle forme generose. Lust è “la lancia perfetta”, un sottile riferimento all’atto della penetrazione. Morirà arsa dall’alchimia di fuoco del Colonnello Mustang. Il fuoco rappresenta il tormento e la rabbia struggente di Roy che è assimilabile ad una forma di passione. Se la lussuria è, seguendo la retorica cattolico, un peccato mortale allora la castità è una delle più grandi fonti di virtù, poiché per conservarla bisogna ricorrere al martirio, ribellandosi al proprio istinto naturale sessuale.

Poi c’è Gluttony, la gola. Gluttony semplicemente vuole mangiare qualsiasi cosa. La gola nella dottrina cattolica era particolarmente malvista nel Medioevo in quanto ingurgitare di continuo era visto come un affronto alla miseria ampiamente diffusa nella popolazione. E certamente ingurgitare continuamente non colmerà il vuoto interiore: verrà divorato da Pride, la superbia…

Poi c’è Pride, la superbia: Pride è esteriormente un bambino, ma in realtà è la personificazione delle ombre ed è il più forte degli Homunculus. Le ombre esistono solo dove esistono le luci: la superbia è l’unico peccato infatti che può scaturire da atteggiamenti essenzialmente positivi, un flato d’orgoglio dovuto ai propri successi, alla propria generosità e bontà. Per questo la superbia è il più pericoloso dei peccati capitali, perché è insidiosa come le ombre del piccolo Pride. Morirà perché incapace di accettare la propria debolezza cedendo all’orgoglio.

Wrath, l’ira o meglio conosciuto come Comandante Supremo King Bradley, il Fuhrer dello stato di Amestris. Nella dottrina cattolica l’ira diventa peccato quando è costante, come simbolo del disprezzo e dell’odio nutriti verso il prossimo e quando stimola il desiderio di annientamento dell’altro. Inoltre è considerato il peccato più facilmente correggibile: la sua evidenza pubblica induce ad autodisciplinarsi e a pentirsi. King Bradley è l’ “occhio perfetto” o, volendo parlarne in termini esoterici, l’occhio che tutto Vede.

Greed, l’avarizia, è l’unico Homunculus che si schiera dalla parte dei protagonisti. Secondo la dottrina cattolica, l’avaro tenta sempre di mascherare il proprio peccato e, di conseguenza, la sua vera natura. Greed nasconde il vero se stesso attraverso uno scudo in fibra di carbonio: è lo “scudo perfetto” L’unico che riuscirà a guardargli dentro sarà Ling Yao, il cui corpo verrà condiviso con Greed. Ling riuscirà a far capire a Greed che la sua avarizia non si limita solo a fama, sesso e denaro ma anche ad un’avarizia spirituale Greed muore sacrificandosi per gli altri, riempiendo dunque il suo vuoto interiore.

Sloth, l’accidia è il più insignificante di tutti gli Homunculus, Sloth è il più veloce, è decisamente forte, ma la noia, l’indifferenza, l’inerzia, l’avversione al lavoro lo rendono indolente ed annullano tutte le sue potenzialità. Parla poco, si limita più che altro obbedire agli ordini passivamente. Dal punto di vista biblico si può parlare di inappetenza spirituale, cioè di negligenza dell’esercizio delle virtù cristiane mirate alla santificazione dello spirito. Per la legge del contrappasso che distingue le morti degli Homunculus Sloth perirà combattendo con tutte le forze e le sue ultime parole saranno: “morire è una gran rottura, ma in fondo anche vivere”

L’ultimo ma non meno importante Envy, l’invidia. Envy cambia forma a suo piacimento, così come gli invidiosi tendono a modificare se stessi per assumere le caratteristiche dell’oggetto del loro astio. L’invidia detiene il primato per l’implicazione nei rapporti umani: è il peccato più socialmente pericoloso. Envy appunto cerca di minare all’armonia dei rapporti tra Edward, Roy, Riza e Scar, ma ormai la verità è venuta a galla: l’Homunculus è semplicemente invidioso dei sentimenti tra esseri umani. Envy si suiciderà liberandosi di ciò che più disprezza: se stesso. Psicopatologia dei vizi                                                                                                                                       I 7 peccati o vizi Capitali rappresentano 7 demoni interiori che come gradini di una scala, dobbiamo superarli per salire nel nostro percorso di crescita. Non sono quindi codici morali o etici di comportamento, ma rappresentano veri e propri veleni psichici che dopo aver individuato in noi stessi, dobbiamo sconfiggere.

IRA: solitamente denota un eccesso di violenza, un impulso aggressivo incontrollato. Rappresenta invece l’incapacità di accettare ciò che sta arrivando e quindi un atteggiamento di vittima. Quando scappiamo da quello che la vita ci porta rinunciamo ad un sano incontro, e la rabbia è solo la rappresentazione esteriore della paura di relazionarsi con quello che c’è. Per liberarsi di questo demone dobbiamo incontrarlo, semplicemente accorgersi che esiste in noi.

AVARIZIA: solitamente riferito ad una brama di denaro, di ricchezza. Rappresenta invece l’incapacità di amare, di donare a se stessi ciò di cui si ha davvero bisogno. Mascherata dietro un attaccamento ai beni materiali mostra in realtà una difficoltà a volersi bene. Per liberarci di questo demone dovremmo imparare a donarci cose inaspettate, anche una semplice carezza basterebbe per sconfiggerlo.

INVIDIA: solitamente significa un rancore che si nutre per l’altrui felicità o successo. Rappresenta invece l’incapacità di vedere dove si trova la propria felicità e per questo si guarda alle condizioni altrui. Per liberarci di questo demone bisogna fermarsi e chiudere gli occhi. Chiedersi “sono felice?”, se la risposta è “no” chiedersi il perchè e così via.

SUPERBIA: solitamente riferito a chi ha un’eccessiva stima di se ritenendosi migliore degli altri. Rappresenta invece la distanza dai propri istinti, desideri e passioni autentici. La persona risulta perciò scissa dalla sua parte bambina. Per liberarci di questo demone basta guardare con stupore ogni cosa, soprattutto quello che di solito pensiamo insignificante.

GOLA: solitamente riferito ad un’insaziabile desiderio di cibo. Rappresenta invece il blocco espressivo, la goffaggine nel mostrare il proprio essere, la difficoltà a fare quello che vorremmo fare. Per liberarci di questo demone bisogna agire sulla parola e cominciare a dire quello che si pensa, sempre.

ACCIDIA: solitamente riferito ad una avversione per il proprio benessere. Rappresenta invece l’intorpidimento o guasto momentaneo del senso della bellezza. Per liberarci di questo demone l’unica soluzione è frequentare mostre, teatri, posti naturali incantevoli, città e persone nuove, viaggiare.

LUSSURIA: solitamente riferito ad un’esuberanza di appetiti sessuali. Rappresenta invece la presenza di un senso di colpa che non da la possibilità di prendere ciò che è disponibile. Per liberarci di questo demone il rimedio migliore finora riscontrato è la “ribellione” a qualsiasi prigione interiore od esteriore, cominciando con il ribellarsi a se stessi.

  Elvisa Pinto

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