Il calcio in Italia: da Leopardi e Saba fino ai rigori del 2006

Il calcio non è solo un collante che fa sentire più unito il popolo, è anche passione e ispirazione. Leopardi e Saba, poeti conquistati dal gioco, ci spiegano perché.

Fabio Grosso esulta dopo aver segnato il gol alla Germania che apriva all’Italia la strada per la finale di Berlino

Chiedendo a chiunque, difficilmente si potrebbe trovare qualcuno che ignori cosa siano ‘i cinque rigori del 2006’, o per lo meno chi abbia vinto i mondiali quell’anno. Questo è il potere del calcio, anche a tredici anni di distanza.

Il cielo è azzurro sopra Berlino: la notte in cui l’Italia dipinse un sogno d’azzurro

9 Luglio 2006. Italia – Francia, finale dei Mondiali di Germania. Se chiudo gli occhi ricordo esattamente quanto era piena la piazza, quanto si faticava a camminare e quanta allegria ci fosse nell’aria. E a chi importava che fosse ‘solo calcio’. In una realtà che è già abbastanza complicata, le persone hanno bisogno anche del calcio. Non molto tempo fa, una canzone d’amore cantava così: “Sei la nazionale del 2006”. Se a tredici anni di distanza il ricordo di quei mondiali fa parlare d’amore, allora forse vale davvero la pena chiedersi cosa ci sia di così speciale nel calcio. Parlando di questo sport, De Andrè scrisse: “Metaforicamente e freudianamente parlando, quella del pallone potrebbe essere la ricorrente storia di uno stupro. Venti uomini che lottano in ogni metro del campo di battaglia per riuscire ad introdurre più o meno violentemente il pallone membro nella porta vagina difesa da un fiero guardiano dell’onore. Forse anche per questo, a livello inconscio, siamo tutti attratti da questo per altro bellissimo sport collettivo”. Non so se sia davvero questo, ma è sicuramente innegabile che il calcio, sebbene talvolta disegni pagine nere di cronaca, molto più spesso unisca. De Andrè ha forse colto un aspetto profondo del calcio, che va a toccare corde legate all’istinto più profondo e irrazionale dell’uomo. A queste considerazioni, il cantautore genovese unisce anche considerazioni più ‘sacre‘, riconoscendo nel tifo “una fede laica”. Lo stesso De André, tifosissimo del Genoa, va a ingrandire la schiera di poeti innamorati di questo sport (o basti pensare a Pasolini). C’è comunque una componente di sacralità in uno stadio in completo silenzio davanti a un rigore, o a un gol al novantesimo, ma c’è anche una componente innegabilmente istintiva nello stesso stadio che urla e salta per festeggiare una vittoria. Nel calcio emerge la dualità dell’uomo, e questo è indubbiamente un aspetto affascinante.

Gattuso, Totti e Inzaghi durante i festeggiamenti dopo la vittori del Mondiale

Saba e Leopardi: quando il calcio diventa poesia

A un vincitore nel pallone è una poesia di Leopardi datata 1821 e dedicata al celebre Carlo Didimi di Treia, campione dello sport-antenato del calcio. Leopardi omaggio l’energia e la vitalità che emergono in questo campione mentre pratica questo sport. In questa energia il poeta di Recanati percepisce uno sforzo vitale che si oppone a un’esistenza priva di valore. Scrive in un verso: “nostra vita a che val? Solo a spregiarla”. Leopardi paragona perciò in un certo senso la vita al calcio, e come tale bisogna giocarla anche assumendosi dei rischi. Leopardi percepisce qualcosa di sacro negli spettatori uniti a incitare e celebrare la forza di un eroe. Altrettanto sacro è il fuoco vitale che Leopardi percepisce al di là del gioco, e che va nutrito. Da qui l’incitamento al campione a fare ancora di più, a vivere questa vita e a salvarsi dall’inazione e dalla noia.

Anche Saba finì per appassionarsi al calcio e per celebrarlo in Cinque poesie per il gioco del calcio, di cui fa parte anche Goal.  In questo poesia è descritto il cruciale il momento fondamentale del goal. In questo atto, il poeta coglie il dolore e la sconfitta del portiere, ma coglie soprattutto la fratellanza che unisce la folla esultante. Saba riconosce al calcio la capacità di unire persone sconosciute, che però riconoscendosi nella stessa squadra si riconoscono anche fra loro come fratelli. La fratellanza diventa un momento di respiro dall’odio quotidiano e dai suoi orrori.

La Bombonera

Il calcio fra unione e violenza

Dopo aver fatto queste considerazioni, bisogna riconoscere l’aspetto violento che purtroppo troppo spesso emerge negli stadi. D’altro canto, ogni cosa ha dei ‘pro’ e dei ‘contro’, e sarebbe ingiusto giudicare il calcio solo per questi ultimi. Il calcio, come ogni altra cosa, non è né positivo né negativo, il significato con cui colorarlo dipende sempre dalle persone. Certo è che con le sue potenzialità è un assoluto peccato che venga rovinato e sporcato, allontanato dall’aspetto sacro che deve sempre accompagnare quello animalesco e istintivo.

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