Domani molti senza tetto, a causa del disinteresse dei comuni, non potranno recarsi alle urne: il suffragio universale non sarà propriamente universale, nonostante quest’ultimo dovrebbe essere garantito dalla Costituzione.

http://www.lastampa.it/2017/01/30/vaticaninsider/ita/recensioni/usa-da-anni-la-povert-estrema-continua-a-crescere-NKbliSravtu2mbHlCvF7nL/pagina.html

Le elezioni di domani non saranno propriamente a suffragio universale, poiché anche se quest’ultimo dovrebbe essere assicurato dalla Costituzione, ne viene materialmente impedita la piena attuazione. La negazione di un diritto così fondamentale non è data dalla legge, ma dalla negligenza e dal disinteresse della classe politica.

Le persone senza fissa dimora dovrebbero avere diritto alla residenza nel proprio comune (indipendentemente dall’esistenza, o meno, di un tetto sotto cui poter dormire) e tutti i diritti che ne conseguono, come quello di voto. Ovviamente viene da chiedersi quale via o piazza possano indicare i senzatetto se non possiedono effettivamente un’abitazione. La soluzione al problema è stata individuata con la creazione di una via fittizia, che non ha un corrispondente effettivo nella mappa urbana della città, ma ha tutti gli effetti una valenza giuridica. “La via inesistente che rende reali i diritti degli ultimi.”

Se il senza fissa dimora non ha un recapito o un vero e proprio domicilio nel Comune, ma elegge domicilio al solo fine di chiedere ed ottenere l’iscrizione anagrafica, come suo diritto, si presenta il problema dell’indirizzo da indicare negli atti anagrafici. In tal caso si ravvisa la necessità che anche in anagrafe venga istituita una via, territorialmente non esistente, ma conosciuta con un nome convenzionale dato dall’ufficiale di anagrafe”, spiega un’avvertenza dell’Istat del 1992.

https://www.illibraio.it/libri-scrittura-senzatetto-361387/

La situazione che emerge attualmente vede il 75% dei comuni con più di 15000 abitanti senza nessuna via ad hoc per le residenze dei senza tetto, che si traduce nel piano delle azioni concrete in un impedimento nell’esercitare il diritto di voto. Fortunatamente esistono le eccezioni: il comune di Ravenna ha predisposto la creazione di una via utilizzabile dai senza dimora “via dell’anagrafe”; Bologna ha creato via “Mariano Tuccella”.Si tratta purtroppo di casi abbastanza isolati, ma che è auspicabile vengano seguiti e possano aver il maggior seguito possibile: già 200 comuni (numero esiguo, se si considera che in Italia ve ne sono 7955) hanno predisposto vie fittizie.

Stupisce nel 2018 parlare di suffragio per censo, può essere considerato un concetto anacronistico, probabilmente è azzardato come termine, ma rende bene l’idea. Analizzando la situazione ciò che ci troviamo davanti sono una serie di persone che, non avendo a disposizione un tetto sulla testa, vedranno negata nella maggior parte dei comuni la possibilità di recarsi alle urne per esprimere la propria volontà e la propria scelta in merito alle elezioni che riguardano il paese che essi stessi compongono. 

In Italia si perde il diritto di voto per incapacità civile, per effetto di una sentenza penale irrevocabile, per particolari casi di indegnità morale. E, anche se non è scritto in Costituzione, se si vive per strada”, spiga Antonio Mumolo, presidente dell’associazione Avvocato di Strada. “Il 4 marzo decine di migliaia di persone, colpevoli unicamente di essere povere, saranno escluse dal partecipare alle votazioni. Si tratta di una palese violazione dei loro diritti costituzionali ma è anche un modo per certificare il più totale disinteresse verso persone che vivono in una situazione di estrema povertà e che in base alla legge avrebbero comunque diritto alla residenza”. (L’Espresso)

http://dal33.over-blog.com/2014/11/etats-unis-donner-manger-sdf-passible-prison.html

Questo fenomeno è irrimediabilmente il risultato di anni di politiche caratterizzate da ordinanze ai danni degli strati più poveri della popolazione. Tra le misure attuate ci sono panchine con sbarre di ferro per impedire ai senzatetto di sdraiarvici sopra per dormire oppure cilindri in metallo sui blocchi in marmo delle stazioni dove o senza dimora erano soliti trovare riposo. Fino a giungere poi al caso di Triste dove diventa reato, dopo l’offensiva del vicesindaco contro i ‘barboni’, dormire in strada, previsti anche sequestri di coperte e cartoni e sgomberi coatti. Cosa ci si può aspettare da una classe politica che, nella maggior parte dei casi, fa finta di non vedere quella minoranza della popolazione che ogni giorno ai cigli delle strade chiede silenziosamente aiuto, che preferisce girarsi dall’altra parte fingendo che essa non esista?

L’eliminazione dei fattori di marginalità si è tradotta in una cacciata di alcune persone dai centri storici per risolvere la questione del decoro”, spiega Caterina Cortese, sociologa facente parte della Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora. (L’Espresso)

http://izismile.com/2010/10/07/wrinkled_faces_part_2_38_pics.html?fromt=yes

Un percorso di reintegrazione nel contesto sociale non è attuabile se non sono garantiti i diritti fondamentali del cittadino. E’ in questo senso che le associazioni stanno cercando di sensibilizzare, promuovendo (tra gli altri progetti) la creazione di un database che raccolga tutte le vie fittizie del tessuto nazionale.

Questo vorrebbe essere anche un monito per ricordare che il diritto di voto non è una prerogativa con cui l’uomo è nato, ma è il frutto di secoli di lotte e di sangue e, tutt’ora, non è universalmente garantito, perciò non sottovalutate il gesto che domani siete chiamati a compiere.

-pincorno