Una nuova sconfitta per il ddl Zan che, a seguito delle nuove disposizioni del Senato, ha subito un affossamento, tornando al suo punto di partenza.

Una ferita dura da riparare in un momento come questo, considerando che la suddetta proposta di legge non ha avuto vita facile sin dal momento in cui è stata presentata. Fra accuse ed oltre mille emendamenti: un passato poco colorito di burocrazia ed opposizione politica, che continuano a spezzare la speranza che in Italia possa essere condannata l’omotransfobia, il sessimo e qualsiasi odio o violenza nei confronti di minorità.
LA NOTIZIA: IL VOTO SEGRETO DEL 27 OTTOBRE
L’ultima notizia, sommata ai continui depistaggi dal iter legislativo, hanno reso chiaro che il ddl Zan “non s’ha da fare”. Il decreto è stato ritenuto troppo discriminante, criticato aspramente dalle forze politiche, accusato di promuovere una qualche “propaganda gender” sui bambini. Il Senato – come il Paese, del resto – è stato diviso in due ed il discorso ha decisamente superato distinzioni fra sinistra e destra. Ma quale certezza è possibile evincere da suddetto avvenimento? Come potersi muovere vista la situazione di sfida posta ai cittadini?
Il leader della Lega ha commentato il successo con la proposta di rimuovere dal testo i nuovi reati, i bambini e tutto ciò che riguarda l’identità di genere. Insomma, la volontà è di snaturare la legge così come era stata ideata dal deputato Alessandro Zan – meno la presenza dei bambini nel fantomatico articolo sull’educazione nelle scuole, il quale intento sarebbe quello di informare; per quello si rimanda direttamente al testo del ddl.

IL RUOLO DELLA MODERAZIONE E QUELLO DELL’ESTREMISMO
Un ruolo importante è stato giocato dalla segretezza con la quale si è consumato l’atroce assassinio. La seduta si è conclusa con una maggioranza di circa 23 voti, svariati i parlamentari che hanno esposto un’opinione contraria rispetto a quella del proprio partito. In un difficile gioco di numeri e promesse tradito, le motivazioni per questo finale sono state ricondotte a due fattori principali: da un lato è stata criticata l’estremizzazione, dall’altro la complice accondiscendenza.
Per quanto concerne la polarizzazione – accusa mossa al Pd da Ronzulli, vicepresidente dei senatori di Forza Italia – si è parlato delle punizioni rivolte al diritto di parola, in quanto la legge criminalizzerebbe recriminazioni discriminatorie, e del rifiuto di Zan davanti al nuovo testo realizzato da Lega e Fratelli d’Italia. Ben diversi sono stati i rimproveri di reazionarismo e cedevolezza fatti a chi doveva difendere la proposta. La conclusione è stata infelice.
LO SCONTRO FRA TITANI: SENECA E MARX A CONFRONTO
Potrebbe sembrare azzardato porre ai due poli moderatismo ed estremismo, ma è difficile trovare un’altra soluzione. Sono l’uno il contrario dell’altro ed ancora una volta, lo scontro non è stato pacifico. Non sono molti i casi storici, che ricordiamo, in cui è stato possibile osservare la collaborazione fra estremisti e moderati (basti pensare agli anni di piombo italiani): entrambe le posizioni si scontrano, accusandosi a vicenda.
Il filosofo che, in questo ring ipotetico, potremmo porre a favore dei più temperanti è sicuramente Seneca. Forse il suo nome è stato posto più volte vicino al termine “moderatezza” che ai titoli delle sue stesse opere, e questo dimostra già abbastanza. In ogni caso la sua nomina è legata allo stoicismo, di cui era esponente. Nella sua filosofia, il trionfo della “via di mezzo” è stabilito come raggiungimento di una vita saggiamente vissuta.
Molto diversa sarebbe la posizione presa da pensatori come Marx o Nietzsche, filosofi che hanno subito l’inflazionato argomento dell’estremismo del pensiero, ma che hanno meritato questa accezione grazie ai loro scritti. Nella visione dei due tedeschi, possiamo vedere una sorta di risoluzione alla “Aut Aut” – per la quale ringraziamo il loro collega Schopenhauer – dove non è prevista posizione moderata. Per il cambiamento, non si può porgere la mano alle trattative: per Nietzsche e Marx, bisogna stringere in pugno ciò che si ritiene più corretto e non accettare alcun trattamento diverso.
Certo, lo scontro fra le due scuole di pensiero sarebbe titanico, e d’altro canto questa contrapposizione è puramente fantastica e dallo spirito leggero, ma potrebbe farci riflettere sul perché, in questi giorni, sentiremo molto discutere su “ciò che è giusto” e “ciò che è sbagliato”.