Se vuoi vendere l’anima al diavolo, aspetta: Gatsby, Dracula e Anakin avrebbero qualcosa da dirti

Qualcuno diceva che ‘il fine giustifica i mezzi’. Ma è sempre così? Abbandonare la retta via per un fine nobile, infatti, non sempre porta ai risultati sperati

San Giorgio che uccide il drago è il simbolo della sconfitta del male da parte del bene

Il bene vince sempre, ma il male è più intrigante. Non lo hanno pensato tutti, almeno una volta nella vita? La strada più semplice, quella meno impegnativa e decisamente più divertente ha fatto brillare gli occhi a tante persone. Forse perché, soprattutto in una società come la nostra, siamo sempre sotto ossessivo controllo. Permetterci anche solo per un attimo una scappatoia dalle rigidità della vita ci appare così salutare. E così affascinante.

Probabilmente è questa la ragione per cui, nella storia dell’uomo, sono state trovate così tante scusanti per quando qualcuno preferiva il male al bene. Vittime e soldati di questa eterna lotta, gli uomini e le donne che hanno ceduto al lato oscuro sono stati talvolta perdonati, o almeno giustificati, per aver abbandonato la luce che ci è stato insegnato ad amare e a rispettare. La scusa preferita? Lasciarsi traviare per il bene di qualcun’altro, per un amore che è nostro diritto in quanto essere umani di vivere e coltivare.

Quando c’è di mezzo l’amore, nessuno ha da obiettare. Può essere l’amore per una donna, l’amore per il proprio popolo o ancora l’amore per la giustizia che manca in questo mondo. Quando è per amore, non accogliere le tenebre diventa quasi una colpa. Ma ne siamo assolutamente certi? Perché una cosa che poco si dice, è che se il male chiede tanto, non sempre rende ciò che promette. O almeno, così la penserebbero Jay Gatsby, il conte Vlad e Anakin Skywalker.

 

A little party never killed nobody (?)

Un giorno Francis Scott Fitzgerald si svegliò e decise di scrivere il più grande romanzo americano. Racchiuse nelle pagine tutti quei dettagli che aveva imparato ad osservare dell’America dei ruggenti anni ’20: la perdizione, il peccato, la brama di feste e la leggerezza che avevano anticipato il periodo della Grande Depressione. Tutto questo compose infine il mondo sfavillante di Jay Gatsby, dando vita ad una delle opere più amate di tutti i tempi: ‘Il Grande Gatsby‘. Qui Fitzgerald riflette sulla distruzione del sogno americano e sulla depravazione di quella élite che ne erano simbolo.

Ma cosa c’entrano le paillettes color oro delle ballerine con la lotta eterna tra bene e male? Forse quelle rimaste attaccate ai vestiti non molto, ma quelle cadute nel grande salone del misterioso Jay Gatsby sicuramente più di quanto vorrebbero. Jay, il protagonista della ‘tragedia’, è un giovane senza soldi mandato ad addestrarsi per la guerra a Louisville. Qui incontra Daisy, l’amore della sua vita. La ragazza ricambia il suo amore ma, una volta iniziata la Grande Guerra, decide di sposarsi con un altro, di buona famiglia, che le avrebbe potuto offrire tutto il lusso che aveva sempre sognato. Disperato, Gatsby decide di non arrendersi e di fare di tutto per riconquistarla. Conoscendo Daisy sa che l’unico modo è arricchendosi; e così fa, diventando uno degli uomini più ricchi della East Coast.

Ma come tutti sappiamo, fare una fortuna non è così facile. Come ci è riuscito dunque Gatsby? Di certo non in modo del tutto legale. Contrabbando ed altre attività illecite fanno infatti da sfondo al patrimonio dell’uomo. Jay, ragazzo onesto e lavoratore, si è dunque lasciato convincere dal fascino del male per un, almeno ai suoi occhi, nobile scopo. L’amore lo ha portato ad abbandonare la strada maestra e ad abbracciare ciò che corretto e maestro proprio non è. Si potrebbe aggiungere che comunque Jay non si è mai fatto corrompere l’animo dall’oscurità, ma comunque la scelta di questa non gli ha portato nulla di buono. Anzi, proprio tutto il contrario. Senza fare alcun tipo di spoiler, non si era parlato di tragedia dopo tutto?

Leonardo DiCaprio è Jay Gatsby

 

Quando per salvare il mondo serve condannare la propria anima

Jay Gatsby per amore di Daisy si è corrotto, e ne ha pagato le conseguenze. Forse non direttamente, ma quella forza che alcuni chiamano karma ha comunque colpito, rendendo vani i suoi sforzi. Tutto il suo lavoro, alla fine del romanzo, si annulla e implode, ridando al male ciò che era del male. Un altro esempio di un personaggio a cui concedersi alle tenebre non ha portato a nulla di buono, sebbene fosse fatto per amore, è il conte Vlad, protagonista di ‘Dracula -Untold‘.

Il principe di Transilvania, nella storia di Gary Shore, è un ragazzo soldato, venduto dal padre ai Turchi per combattere le loro guerre. Una volta guadagnatosi il soprannome di ‘Vlad l’Impalatore‘ e tornato in patria, decide di abbandonare quella vita per dedicarsi al governo della sua terra e alla sua famiglia. Quando però i Turchi minacciano di prendere 1000 dei ragazzi del suo popolo per il loro esercito -suo figlio compreso-, il conte Dracula è costretto a fare una scelta. Rimanere un uomo, preservando la propria anima ma rimanendo anche impotente alla minaccia turca, o condannare se stesso al Diavolo, diventando un vampiro ed avendo così i poteri per proteggere la sua gente?

Un po’ per amore per il figlio, un po’ per quello del suo popolo, e un po’ per quello spirito di sacrificio che contraddistingue gli eroi delle storie, Vlad decide di diventare un signore della notte, condannandosi alla dannazione eterna ed all’essere un mostro immortale. Ancora una volta la scelta sbagliata per la motivazione giusta. Ne è valsa la pena? Sicuramente i nemici sono sconfitti, ma il prezzo da pagare è la solitudine e il terrore eterno. Dracula è destinato a non trovare mai la felicità e a dover pagare un prezzo che è ben ricordato allo spettatore alla fine della pellicola. Ma il dettaglio che più accomuna il vampiro con Gatsby è che entrambi, alla fine, scelgono di preferire il bene. Non possono rigettare il male che ormai hanno abbracciato, ma si impongono di non lasciare la loro anima distruggersi totalmente, mostrando che forse il dark side non è così confortabile come sembra.

Luke Evans che impersona il Conte Vlad in ‘Dracula – Untold’

 

‘Marcia imperiale’ plays in the background

Lo stesso fa il cattivo per eccellenza del mondo cinematografico: Darth Vader (o Fener, a seconda del nome a cui si è più affezionati). Prima di diventare un uomo meccanico, uccisore di innocenti e mano armata dell’Impero Galattico, sotto la maschera c’era Anakin Skywalker. Anakin è un ragazzino di Tatooine, nato grazie alla Forza, che è destinato a proteggere o a distruggere. Nonostante abbia sempre avuto un temperamento acceso, diventa allievo di Obi-Wan Kenobi, non riuscendo però mai a diventare Maestro Jedi.

La fine della sua storia, è conosciuta da tutti. Anzi, George Lucas aveva deciso di far partire gli spettatori proprio dalla fine. Nella trilogia originale, infatti, di Anakin c’è poco o nulla. Il crudele Darth Vader fa totalmente da protagonista, fino a farsi odiare dal grande pubblico che lo elegge come terzo più grande cattivo della storia del cinema. Nessuno sa esattamente come mai però quell’uomo che alla fine si dimostra ancora attaccato alla luce, salvando il figlio dall’ira di Palpatine, sia diventato così malvagio.

Anakin Skywalker nelle sue due forme

Ancora una volta, per amore. Dopo la visione -che si vede nella trilogia prequel- della morte della moglie Padme a causa del parto, Anakin farà di tutto per impedire che questo accada, compreso abbracciare il lato oscuro della Forza. A cosa lo ha portato questa scelta? Ancora una volta, a nulla di positivo. Al contrario, si rivela essere egli stesso la causa della dipartita di Padme, che non può vivere in un mondo dove Anakin, il vero Anakin, non c’è più. Il lato oscuro gli rimuove ogni sorta di umanità, che però sembra ritornare alla fine, come aveva fatto anche per gli altri due protagonisti sopra citati.

 

Insomma, per quale ragione sia, scegliere il male al posto del bene non sempre viene giustificato. Solitamente le conseguenze non sono altro che estremamente catastrofiche, e raramente il motivo per cui si è fatta questa scelta viene rispettato. In più, se anche coloro che decidono di sceglierlo per la ‘causa più giusta’ alla fine cercano di ritrarvisi, davvero allora varrà la pena di vendere l’anima al diavolo?

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