Grasso è felice? Non sempre. Attenzione però, questo nuovo studio suggerisce che anche la magrezza può essere associata alla depressione. Siamo quindi schiavi del nostro peso, o c’è di più?

Lo studio sull’International Journal of Epidemiology

I risultati dello studio, indotto dai ricercatori dell’Università del South Australia e dell’Università di Exeter nel Regno Unito, sono stati pubblicati sull’International Journal of Epidemiology. Questo studio ha preso in esame i dati della Biobanca britannica di più di 48.000 persone, successivamente confrontati con un gruppo di controllo di 290.000 persone nate tra il 1939 ed il 1971. Il team di studiosi separava la componente psicologica legata all’obesità dalla componente relativa ai problemi fisici legati a quest’ultima. Questo approccio genomico è stato adottato dalla dottoressa Elina Hypponen, anche co-autrice dello studio.

I risultati

Le conseguenti analisi statistiche dello studio, ed i risultati stessi, hanno rivelato che le persone obese avevano probabilità maggiore di soffrire di depressione clinica. Nelle donne, il rischio sembrava più alto. Un dato interessante è legato però agli uomini particolarmente magri.

Questi ultimi, infatti, risultavano particolarmente inclini alla depressione rispetto ai maschi normopeso o a donne anch’esse magre. Lo studio annuncerebbe quindi che l’obesità possa causare l’insorgenza di depressione, o quantomeno facilitarla, anche in assenza di altri problemi di salute associati al peso eccessivo.

“Vite al limite” e il Dottor Nowzaradan

“Vite al limite” è un programma divenuto famoso in Italia grazie all’emittente Real Time. Nel programma, il Dottor Nowzaradan – divenuto abbastanza noto per via di diverse meme che lo vedono protagonista in rete – segue pazienti gravemente obesi e si dimena tra vittorie e sconfitte di questi ultimi. Tuttavia, durante questi percorsi le difficoltà dei pazienti del Dottor Nowzaradan non sono di natura solo fisica, ma anche psicologica. I pazienti partono spesso da una condizione in cui sentono di non aver più il controllo della propria vita, davanti a loro si erge un monte altissimo da valicare, e i momenti di sconforto sono frequenti nelle varie puntate. Gli esiti sono diversi ed ovviamente soggettivi, ma tra i vari richiami – spesso anche abbastanza espliciti – del Dottor Nowzaradan, ci sono spesso pazienti che vincono la lotta contro l’obesità tornando ad una vita normale.

Ciò che dunque appare lampante è come bisogna sempre tener presente la famosa teoria della relatività. Si intende che, per quanto i risultati statistici dello studio citato inizialmente siano scientifici, la relatività detiene l’ultima parola.

Se infatti è vero che l’obesità possa portare alla depressione, è anche vero che sopportare e superare un percorso come quello proposto dal Dottor Nowzaradan in “Vite al limite”, resta un chiarissimo segno di vittoria contro se stessi e ciò che appare troppo più grande di sé. Sempre per rimanere nella relatività, ogni caso è a se stante, e sicuramente vi sono casi in cui la patologia depressiva si contrappone pesantemente tra il paziente e la sua volontà, limitando il campo d’azione del soggetto. La gravità della patologia depressiva sarà dunque l’elemento di cui tener conto.

Laddove la sindrome depressiva non sia troppo invalidante per il soggetto, mangiare bene, passeggiare, e porsi un obiettivo, potrà quindi battere la statistica dello studio anglo australiano iniziale, in barba ai numeri?

Serena Vitale

 

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