L’uomo, nel corso della sua storia, si è visto costretto a fare i conti con una crisi della propria identità. Sin dal mondo classico, infatti, si è reso conto della propria limitatezza e ha sentito il bisogno di crearsi delle certezze, di matrice morale, etica, religiosa o scientifica, al fine di poter condurre nel modo migliore la propria esistenza.  Spesso, però, il corso degli eventi ha portato alla distruzione di tali certezze, provocando nell’uomo, inteso sia come singolo, sia come collettività, la disgregazione della propria personalità. Si è quindi giunti alla consapevolezza che l’Io non è una struttura solida e unitaria, capace di autodeterminarsi, ma, al contrario, è soggetto alle pulsioni esterne ed è soprattutto vittima dei propri desideri e contrasti.

Analisi pirandelliana della destituzione dell’Io

Lo scrittore L.Pirandello, influenzato dalla teoria del prospettivismo di F.Nietzsche nella convinzione che l’oggetto sia una proiezione dei nostri desideri ,e nella recezione dell’Io come struttura limitata e instabile, procedette ad un’analisi puntuale dell’Io nella sua scissione e degli effetti che essa provoca nell’individuo. Traendo invece dallo psicologo francese A. Binet la teoria della pluralità dell’Io, Pirandello elaborò una percezione della vita come flusso continuo di pulsioni vitali, la cui spinta viene bloccata dalla forma, ovvero gli autoinganni. Ma cosa sono questi autoinganni? Perché ciascuno sente la necessità di costringere il proprio flusso vitale nei limiti di questi? Essi non sono altro, secondo l’autore, che illusioni create dall’uomo stesso per edulcorare la realtà e dare un senso alla propria esistenza, non facendo altro però che mettere in evidenza le contraddizioni della propria vita.  Pirandello, nel contesto socio-culturale della rottura epistemologica di fine Ottocento, mira alla totale messa a nudo degli autoinganni dell’uomo attraverso il suo “umorismo”. E se, in un primo momento, lo scrittore ritiene fallace ogni speranza di rinnovamento dell’uomo , con l’atteggiamento tipico dell’umorismo che smaschera i vecchi valori senza proporne di nuovi, diversa è l’ottica della conclusione del romanzo “Uno, Nessuno e Centomila” (pubblicato nel 1925). Emerge infatti dalla lettura dell’ opera un aspetto nuovo e ottimistico, che con una sorta di mistica fiducia nella natura, che si configura come un momento di rinnovamento, segna  l’esaltazione della vita e della destituzione dell’Io rispetto alla forma.

Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano.

Il superamento della crisi 

Nel romanzo viene presentata la storia di Vitangelo Moscarda, che un giorno guardandosi allo specchio si accorge di avere il naso storto. Da questa presa di consapevolezza prende le mosse il processo che lo porterà alla completa rinuncia all’identità, e accettando così pienamente la vita solamente “guardandosi vivere”. Egli stava per diventare Uno,ovvero una maschera sociale riflesso dei Centomila, quindi della massa indistinta,ma infine si risolve in Nessuno. Essendo così guarito, ora non ha più un nome, un’identità o un inconscio, Vitangelo vive come un sasso, una pianta o un animale. La rinuncia alla forma fa quindi entrare il protagonista nella vita, di cui la natura diviene simbolo. La natura stessa, in una sorta di misticismo laico-mondano, lontana dai significati umani assume quindi un valore positivo. La rinuncia al nome ha un valore ben più grande della rinuncia a una convenzione sociale, essa è rinuncia all’identità di uomo.  E se Pirandello giungeva alla teorizzazione di un essere senza presente o futuro, in grado di ricrearsi interamente nuovo ad ogni istante, cosa significa oggi riflettere sull’Io? Come si compie un simile percorso?

Il viaggio introspettivo attraverso le note di Franco Battiato

Il cantautore e compositore Franco Battiato, nella canzone del 1981 “Cerco un centro di gravità permanente”, mette in evidenza la necessità di cercare un qualcosa di stabile. Ma qual è il reale oggetto di questa ricerca? Come si arriva a tale risultato? Il cantante, infatti, si riferisce a qualcosa che si trova nell’intimità del nostro essere, quel qualcosa sciolto dai condizionamenti esterni, dalla forma,che diviene quindi punto di partenza per la costruzione di un’anima. Quello suggerito è un percorso sicuramente complesso, che conduce alla consapevolezza della propria mutabilità e della molteplicità degli aspetti della propria personalità , alla natura illusoria degli obiettivi a cui si ambisce. Il testo della canzone si conclude quindi con delle parole in inglese che costituiscono un’invocazione all’anima, descritta come una donna da amare, e una supplica ad essere partecipe alla vita dell’uomo che intraprende il percorso di maturazione che ad essa conduce.

 

 

Claudia Sabatino

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