Il Superuovo

Se il linguaggio forma il pensiero, bisogna capire chi forma il linguaggio

Se il linguaggio forma il pensiero, bisogna capire chi forma il linguaggio

Parole, parole, parole, direbbe Mina.

“Il linguaggio forma il pensiero”. Così potremmo riassumere una condizione fondamentale del nostro intelletto. L’essere umano si esprime sulla stessa lunghezza d’onda delle sue capacità espressive, ciò resta valido anche nella dimensione riflessive. In parole povere: non penso, né discuto di un argomento se non conosco il campo semantico dell’argomento. Il punto fondamentale è ora capire chi forma il linguaggio, vista la sua dittatoriale capacità di dirigere il pensiero.

Etimologicamente

Etimologìa è una parola greca che significa “intimo significato della parola”, da étymon che significa “vero, autentico, intimo”. Chi cerca l’etimologia di un termine è alla ricerca dei rapporti che una parola ha con un’altra unità più antica da cui deriva, è alla ricerca della verità, dell’intimità di quel termine. Bisogna sapere su cosa si sta appoggiati: la lingua italiana deriva quasi totalmente dal latino, eccezion fatta per numerosi termini di origine greca. Il bagaglio linguistico (inutile dirlo) a traverso i secoli muta a seconda della zona in cui si esercita, vedi poi i tanti dialetti dello stivale. Ci sono quindi grandi mutamenti di significato tra il latino classico e quello medievale, poi dal volgare all’italiano moderno, ma con un filo che lega ogni parola fino alla sua origine più profonda.

Maschera Persona

L’etimo forse più interessante da scoprire per noi figli del secolo breve è la parola “persona”. “Persona” deriva dal latino persona e significa maschera dall’etrusco pershu. Questo termine etrusco si inserisce nel latino del III sec. a.C. in cui le rappresentazioni teatrali etrusche lasciano il posto alle fabule latine. Tragedie (fabula cothurnata, praetexta) e commedie (fabula palliata, togata) dove un elemento fondamentale per ogni rappresentazione era la maschera scenica. Indossando la maschera, l’attore e il personaggio interpretato erano facilmente riconoscibili dal pubblico, anche perché spesso uno stesso attore ricopriva più ruoli. La cosa davvero curiosa è il fatto che “persona” continua a significare “maschera” fino al XIV sec. Dopodiché persona significa “individuo” e non “essere umano” come intendiamo oggi. Attenzione “individuo” ed “essere umano” non sono la stessa cosa, filosofi e psicanalisti hanno speso fiumi d’inchiostro per distinguere questi termini. Eppure nella società contemporanea spesso vengono confusi e il primo annulla il secondo. A dimostrazione di ciò basta citare Pirandello con il suo “Uno, Nessuno, Centomila”. Ecco che l’identità non è più prerogativa di ricerca dell’Io, ma assume definitivamente il carattere di dono sociale: sarei nessuno, senza i centomila che mi guardano. Come attori indossiamo più maschere (personalità) per recitare il nostro ruolo in questa vita.

Studia, impara, pensa

Dopo l’excursus torniamo a noi. Abbiamo visto come realmente il linguaggio determini il pensiero: senza la dualità della parola persona, non sarebbe mai esistita l’allusività del discorso di Pirandello. L’arcano resta irrisolto: chi forma il linguaggio? Indubbiamente il linguaggio muta nel tempo a seconda di numerosissime condizioni esterne, come ad esempio l’istruzione e l’educazione. “Educare” deriva anch’esso dal latino educere e significa “trar fuori, allevare”. Educare significa tirare fuori dall’animo qualcosa che c’è già per esprimerlo e migliorarlo, non siamo delle tabule rase, siamo il risultato di migliaia di anni di evoluzione umana, genetica e culturale, poiché anche quest’ultima, come un archetipo, si trasmette inconsciamente. Ecco che il linguaggio, a traverso lo studio e la cultura, viene arricchito. Il linguaggio forma il pensiero, il pensiero educato forma il linguaggio.

Lenny

Lenny Bruce (1925-1966) è stato un comico, cabarettista statunitense, famoso per la sua comicità aperta e satirica che integrava politica, religione, sesso e volgarità. Fu condannato per oscenità nel 1964. La sua condanna fu seguita da una grazie postuma, la prima nella storia dello stato di New York, dall’allora governatore del 2003. Lenny spianò la strada a futuri comici della controcultura e della stand-up comedy ed il suo processo per oscenità è considerato un punto di riferimento per la tutela della libertà di parola negli Stati Uniti.

Una scena del film “Lenny” (1975) di Bob Fosse, in cui Lenny Bruce-Dustin Hoffman spiega come secondo lui si possano combattere gli atteggiamenti razzisti, perché questi sono problemi di linguaggio prima di essere problemi culturali. Dopo aver attaccato verbalmente afroamericani (“negro!”), ebrei (“usuraio!”) ed ispanici (“unti”!) presenti in sala durante un suo monologo, Lenny inizia un’essenziale quanto struggente riflessione.

E’ la repressione di una parola che le dà violenza, forza, malvagità!

Il pubblico pende dalle sue labbra. Lenny prosegue con un esempio chiarificante che coinvolge l’allora presidente J.F.K. Il quale se avesse cominciato ad utilizzare pubblicamente il termine “negro”, in maniera ossessiva, ci sarebbe stato un punto di collasso, in cui la parola “negro” non avrebbe significato più nulla.

Allora non vedreste più piangere un bambino di sei anni perché qualcuno a scuola lo ha chiamato “negro”.

Applausi.

Il linguaggio forma il pensiero. Il pensiero educato forma il linguaggio.

Lascio il link del video.

https://youtu.be/3TDoTirPMZ0

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: