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Scopriamo insieme come funzionavano la scuola e la formazione nell’alto Medioevo

Scopriamo insieme come funzionavano la scuola e la formazione nell’alto Medioevo

La scuola è una delle istituzioni più importanti su cui si fonda un qualsiasi Stato, una qualsiasi società: si occupa dell’educazione e dell’istruzione degli allievi che la frequentano.

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Come funzionava la scuola nel Medioevo? L’istituzione scolastica medievale si basava, essenzialmente, sul modello della scuola romana di età imperiale, anche se -con il passare del tempo- la didattica religiosa crebbe e si diffuse sempre più in tutti i territori europei.

1. Scuola e Chiesa

Nel Medioevo l’organizzazione degli studi era strettamente collegata alla Chiesa che assunse, sin dall’Alto Medioevo, il compito di gettare solide basi culturali per accrescere l’alfabetizzazione e per trasmettere e salvaguardare la letteratura classica, oltre che -ovviamente- per diffondere la dottrina cristiana. Le prime scuole nacquero presso i monasteri (scuole episcopali) che erano forniti di anguste aule studio, di laboratori per la produzione di libri (o meglio di manoscritti) e di biblioteche. Le più prestigiose scuole altomedievali furono quelle monastiche regie o scuole cattedrali; le classi, costituite quasi esclusivamente da ragazzi appartenenti a famiglie abbienti, erano poco numerose.

 

2. Lezioni in latino

Le scuole offrivano una formazione biblico-religiosa, promuovendo -comunque- l’integrazione fra cultura classica e cristiana che fu alla base della renovatio della filosofia scolastica; i maestri spesso e volentieri ricorrevano alle punizioni corporali: tra bacchettate, bastonate e digiuni prolungati.

Dal punto di vista didattico, si incentivavano gli studi mnemonici: gli studenti imparavano a memoria (a mo’ di cantilena) interi testi che il maestro leggeva loro. Si parla, infatti, di esclusivo “utilizzo” e sviluppo dell’oralità primaria (cioè, senza scrittura). Questo, almeno, fino all’invenzione della stampa a caratteri mobili che permise una maggiore diffusione dei libri -la cui produzione divenne più rapida ed economica- e, di conseguenza, dell’alfabetizzazione. Inoltre, con il passare del tempo, si passò a un’oralità secondaria (che si ricompone a partire dallo scritto).

Tutte le lezioni si tenevano in latino, la lingua internazionale della cultura, che uniformava l’istituzione scolastica in tutta Europa.

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3. Programmi uguali

I programmi scolastici erano uguali in tutta Europa, la conoscenza non cambiava da Paese a Paese. L’insegnamento era organizzato in due gradi: il primo corrispondente all’attuale scuola elementare-media e aveva lo scopo di fornire le prime basi di lettura, scrittura e calcolo; poi si passava allo studio di libretti religiosi e di testi di autori latini (per risalire all’antichità classica); infine, alla spiegazione di elementi di retorica e del discorso. Il secondo grado, invece, era caratterizzato da uno studio più specifico delle cosiddette “arti liberali”: suddiviso in trivio e quadrivio.

— Il trivio (artes sermocinales) comprendeva grammatica latina, retorica (ars bene dicendi, l’arte di parlare bene in pubblico) e dialettica;

— Il quadrivio (artes reales) comprendeva lo studio dell’aritmetica, della geometria, dell’astronomia e dell’astrologia.

I testi latini prediletti erano quelli di Cicerone, Virgilio, Stazio, Sallustio, Ovidio, Sedulio, Prudenzio, Boezio. Un ruolo a parte e prestigioso era riservato alla Teologia, la scienza più importante alla quale erano subordinate tutte le altre materie. A conclusione degli studi liberali, dal Basso Medioevo in poi, si poteva scegliere di intraprendere un percorso di studi universitari laici; ad esempio, non possiamo non menzionare la prima Università d’Europa, fondata tra il 1180 e il 1220: la facoltà di giurisprudenza presso lo studio di Bologna.

Oggi, invece, le materie e i singoli programmi non sono uguali in tutta Europa e (forse) neanche in tutta Italia: numerose sono le discordanze addirittura riguardo ai programmi ministeriali.

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4. Internazionalizzazione

Anche nel Medioevo esisteva una sorta di “programma ERASMUS”, chiamata “peregrinatio academica“: sia studenti  (scholares vagantes) che maestri (clerici vagantes) si spostavano tra le varie città universitarie in tutta Europa. Non avevano neanche il problema della lingua perché -come abbiamo visto- in tutte le scuole, le lezioni si tenevano in lingua latina (lingua comune) e i programmi scolastici erano gli stessi; insomma, non vi erano frontiere di tipo linguistico o istituzionale, e ciò favoriva la mobilità studentesca.

Attualmente, invece, nonostante il “cosmopolitismo” e la globalizzazione, le barriere ci sono eccome, a cominciare dalla lingua che non è una e una soltanto: non tutti masticano l’inglese (che, in un certo qual modo, ha preso il posto del latino), le lezioni in lingua straniera non sono sempre chiare, ci sono discordanze tra i programmi a seconda delle università, la paura di non riuscire a sostenere gli esami in una lingua diversa dalla propria e, ancora, l’ansia che gli esami fatti all’estero non vengano convalidati.

 

La scuola di oggi è profondamente diversa da quella nel Medioevo: niente impostazione religiosa, poco latino, scarsa memorizzazione, apprendimento più pratico e meno teorico, insegnanti meno severi, niente punizioni corporali, niente percorsi obbligati, un’internazionalizzazione -paradossalmente- più limitata… Insomma, anacronisticamente parlando e facendo un confronto esemplificativo, la scuola del Medioevo aveva dei vantaggi e delle caratteristiche psuedo-positive, ma certamente gli svantaggi erano di più.

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