Il Superuovo

Percorriamo insieme un viaggio di colori, ricordi e odori di Sicilia con Angelo Provenzano

Percorriamo insieme un viaggio di colori, ricordi e odori di Sicilia con Angelo Provenzano

Facciamo due chiacchiere con Angelo Provenzano, un giovane artista emergente.

Classe 1993, simpatico, creativo e di origini sicule; no, non vi sto proponendo un giovane rampollo con cui provarci, sto parlando del giovane artista empedoclino Angelo Provenzano, che oggi ci racconterà di sè tra una spruzzata di colore, un caffè e un po’ di quel sano attaccamento alla propria terra che caratterizza le sue opere, insomma, non perdiamo tempo, non resta che mettersi comodi e godersi questa passeggiata tra i colori e racconti dell’arte di Angelo!

L’intervista

Iris: La tua biografia instagram dice “devo finire di colorare il mondo che vorrei abitare”, che colori ha il tuo mondo ideale? Come lo immagini? 

Angelo: Queste parole me le porto dietro da sempre, ci sono affezionato! Ti posso subito assicurare che avrà un tocco di giallo! Penso spesso al mio mondo “ideale” ma arrivo sempre alla stessa conclusione: non riesco  mai ad immaginarlo completo.

Immagino il mio mondo reale come la fine di un percorso di vita, ognuno avrà un suo mondo ideale, non lo sapremo mai fin quando non ci lasceremo le penne, sta a noi costruirlo, giorno dopo giorno con il duro lavoro e memorizzando ciò che ci ha fatto stare bene! Diciamo che paragonerei il nostro mondo ideale con il paradiso che ognuno immagina

 

I: Arte, teatro e… Cucina! Per quanto apparentemente diversi, queste tue tre passioni sono tre modi di esprimersi, raccontaceli.

A: Questa è la triade che mi fa stare bene, la passione per il cibo e la cucina nasce fin da piccolo, da buon siciliano mi ritengo un “palato fine” , subito dopo  metterei  l’arte e il teatro, non in ordine di importanza ma in ordine temporale, posso considerarle tre necessità, tutte nate dalla curiosità più che dal volermi esprimere.  Sono sempre stato affascinato dal cibo , ero piccolo e tornando da scuola riiuscivo a capire dall’odore e dai rumori  cosa mia madre stesse cucinando, lo sfrigolio di un soffritto è un melodia inconfondibile

La passione per l’arte nasce invece casualmente: avevo una buon tratto e ho deciso di sfruttarlo. 

Il teatro è arrivato per gioco, forse per combattere la timidezza, non so, so solo che mi ha cambiato, è una bella e strana sensazione che ti sballa tutti i piani.

Ma tornando alla domanda posso dire che solo da “grande” ho iniziato a concepirli come mezzo di espressione, preparare un piatto di spaghetti per qualcuno, dipingere un quadro su cosa ti passa per la testa, il primo passo  dietro la quinta di un teatro, ti trasmettono e riescono a farti esprimere delle sensazioni indescrivibili, questo è ció che mi fa stare bene!

I: Picasso disse che i bravi artisti copiano e i grandi artisti rubano, tu a quali artisti senti di aver rubato un po’ della tua arte? Hai dei modelli a cui ti ispiri?

A: Per quanto io possa amare l’arte non ne sono un grandissimo conoscitore, allo studio di una tecnica preferisco il mettermi subito a lavoro, non ho mai avuto voglia di studiare disegno, sono autodidatta e quello che trovate nei miei quadri è quello che so fare e soprattutto quello che voglio fare.  

Sono cresciuto tra i quadri di Emilio Guaschino, un grande pittore  palermitano e amico di famiglia e posso affermare che i suoi sono i quadri che per la prima volta  mi hanno trasmesso qualcosa, prima ancora di un Picasso o di un Van Gogh.  

“ Copiare” la ritengo una strategia molto importante, ti fa conoscere una strada potenzialmente percorribile e se decidi di intraprenderla, inizia a rubare tutto!

Mi sento “colpevole” sia di aver copiato che di aver rubato, non so cosa! Sinceramente preferisco restare nel limbo. 

Alcuni dei miei lavori sono stati accostati a Renato Guttuso, artista straordinario, un grande complimento da me molto apprezzato, posso metterlo sicuramente tra i miei modelli. Anche se spesso cerco di restare lontano da tutti, questo mi porta a non avere un mio stile caratteristico, ma sinceramente “trovarlo” non è tra i miei interessi  attuali.

 

I: La tua città è porto Empedocle , ci racconti qualcosa?

A: Porto Empedocle, la Vigata letteraria di Andrea Camilleri, è un piccolo borgo marinaro, che si estende sulla costa del mediterraneo, baciata dal sole e circondata da fichi d’india, una zona che ha dato i natali ad Andrea Camilleri, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia e tanti altri scrittori, siamo pieni di arte e di cultura ma a volte lo dimentichiamo, o per meglio dire facciamo finta di dimenticarlo. Il vero problema è che questa società ci sta portando a ragionare con la testa degli altri e non più con la nostra, da qui nasce il mio murales.

 

I:Perché quest’opera?

A:”NNU SCURDAMU”  nasce da una necessità, necessità di riuscire a comunicare a tutti ciò che avviene sulle nostre coste, l’ho fatto in modo semplice, raffigurando san Calogero su un barcone di migranti! Per chi non lo conoscesse, san Calogero era un monaco eremita, di carnagione nera, come gran parte dei santi venerati in Sicilia,  il suo scopo era quello di aiutare i bisognosi indifferentemente dal colore della pelle e dalla malattia.  

San Calogero amato e venerato da tutti i miei concittadini, ci ha lasciato un insegnamento importante, quello di accogliere chi ha bisogno di un posto da chiamare casa.

NNU SCURDAMU “ che in siciliano vuol dire “ lo abbiamo dimenticato”  fa parte di un motto che si ripete continuamente a gran voce durante i festeggiamenti di san Calogero “e chi ficimu nnu scurdamu? Evviva san Calò” che tradotto significa  “ lo abbiamo dimenticato? Eviva san Calogero”, abbiamo forse dimenticato  san Calogero? Abbiamo forse dimenticato il colore della sua pelle? Abbiamo forse dimenticato l’aiuto che ci ha dato in tempi difficili? Abbiamo forse dimenticato che chi arriva sulle nostre coste è un essere umano ?  Forse si… Abbiamo dimenticato! 

E io con il mio murales voglio rinfrescarci la memoria, Porto Empedocle ha sempre accolto e continuerà a farlo!

I: Cos’è per te l’accoglienza?

A: È da troppo tempo ormai che si abusa di questa parola,” la gente del sud è accogliente” ma veramente per voi accoglienza vuol dire fare trovare con un vassoio di cannoli o preparare mille pietanze? Anche quella è accoglienza e non lo metto in dubbio; ma per me l’accoglienza è anche altro, vuol dire accogliere le necessità di esseri umani bisognosi, gente che spera in un futuro migliore, gente che vuole stare bene. Quello che accade oggi è un flusso migratorio, non risolvibile con uno schiocco di dita, forse noi non possiamo fare molto, la nostra classe politica non fa molto, allora facciamoci portatori di accoglienza, includiamo chi ne ha bisognonella nostra società, e sarà sicuramente un mondo migliore.

 

I: Quale speri sia il messaggio della tua arte?

A: Non riesco a trovare un messaggio che accomuni tutte le mie opere, mi ricollego al mio mancato stile identificativo, ogni quadro ha un proprio messaggio, sappiamo tutti che l’arte è soggettiva e ognuno è libero di vederci ciò che preferisce, quello che per me conta non è il giudizio buono o cattivo, l’importante è che qualcosa arrivi, non so cosa ma deve arrivare. L’indifferenza mi fa paura.

 

 

I: Sei di origini siciliane ma vivi lontano dalla Sicilia, dicci cosa ti manca della tua terra quando non sei lì e cosa invece vorresti non dover ricordare. 

A: Questo è un tasto dolente, e ti risponderò  con semplicità per non immettermi in discorsi molto lunghi.

Mi manca il mare, quello che non mi manca è la voglia che avevo di andare via dalla mia terra.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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