L’argomento divenuto ormai un cliché del panorama sanitario italiano riguarda l’obbligatorietà (o meno) delle vaccinazioni per l’intera popolazione. Di tendenza, come è noto anche grazie alle notizie riportate continuamente dai mass-media ogni anno, è la credenza fondata sulla più becera disinformazione scientifica che i vaccini siano in qualche modo correlati con l’autismo o con l’insorgenza di qualsivoglia malattia tropicale e semisconosciuta. Somma questa corrente illuministica di pensiero all’ansia e all’apprensione di genitori iperprotettivi (che hanno fatto le dovute ricerche “approfondite” sul web) e ottieni il perfetto no-vax.

Il morbillo: analisi di una malattia restia ad essere debellata
Secondo gli studi statistici ufficiali del governo italiano risalenti al 2014, a circa il 57,8% delle persone segnalate per morbillo è stata diagnosticata la malattia (circa 700 casi). Nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2019 e il 31 marzo 2019 solo in Italia sono stati segnalati 557 casi nuovi di morbillo soprattutto in Lombardia e in Lazio. A titolo puramente informativo, senza cadere in giudizi che statisticamente potrebbero non risultare significativi (viste le percentuali in ballo tale opzione è altamente improbabile), al momento del contagio più dell’85% degli individui non era vaccinato.
Il morbillo si presenta come malattia estremamente contagiosa dell’apparato respiratorio. Tra i sintomi più comuni vi sono la comparsa di rash cutanei estesi ad ampie regioni epidermiche, febbre, tosse e nei casi più estremi polmoniti gravi date dall’infezione del virus stesso o da grandi cariche batteriche che prendono il sopravvento sul sistema immunitario indebolito dalla malattia in corso.

Il morbillo è causato da un ceppo di Paramyxovirus caratterizzato da virioni sferici provvisti da RNA a singolo filamento. I rash cutanei causati dall’infezione virale sono dovuti all’interazione tra le cellule endoteliali colpite e i linfociti T del sistema immunitario.
Il morbillo può causare l’eliminazione della memoria immunologica
Diversi studi scientifici hanno dimostrato che il morbillo è in grado di distruggere lentamente la memoria del sistema immunitario relativa alle infezioni subite nel periodo di vita precedente al contagio da Paramyxovirus. Questa amnesia immunologica lascerebbe il soggetto esposto ad altri virus e batteria che possono causare pneumonia, infezioni e diarrea.
Gli studi condotti da De Swart hanno dimostrato nel 2013 che il virus del morbillo infetta preferibilmente cellule che trasportano con sé della memoria immunologica. I prelievi di sangue eseguiti hanno inoltre mostrato che dopo l’infezione il numero di alcuni tipi di cellule della memoria tendono a diminuire creando l’amnesia precedentemente descritta. Altre analisi statistiche condotte in Inghilterra, Galles, Stati Uniti e Danimarca hanno invece descritto, concordando nei risultati con gli studi di De Swart, che durante le epidemie di morbillo il numero di bambini infetti (e guariti) era più prono a morire per delle infezioni causate da microrganismi opportunisti.
Roberto Parisi