Salò o le 120 giornate di Sodoma: Pasolini e Bauman accusano libertà e consumismo

‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ non concede tregua allo spettatore, che disgustato, assiste impotente all’opera. E’ una critica radicale al consumismo, che viene fatta propria anche da Bauman. 

‘Salò’ di Pasolini è estremamente crudo e volutamente inguardabile, ma vuole puntare il dito contro la falsità del credo contemporaneo: il consumismo. Bauman, vede in esso una scelta quasi inevitabile del singolo, privato di una vera identità, stordito da una libertà ostentatamente vuota.

La trilogia della Morte

Il film ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ è l’ultimo capolavoro partorito da Pasolini prima della sua drammatica scomparsa. Pasolini riprende e mutua l’omonimo romanzo del Marchese de Sade, ambientandolo durante gli ultimi spasmi del regime fascista. La vicenda ha luogo in una villa a Salò dove quattro aristocratici perpetrano ogni tipo di violenza verso un gruppo di giovani, appositamente scelti per sfogare la propria libido malata. Il film doveva essere il primo della ‘trilogia della morte’, rimasta incompleta, in cui si contrapponevano gli ideali favolistici e positivi della precedente ‘trilogia della vita’ (comprendente Il Decameron, I racconti di Canterbury, Il fiore delle Mille e una notte). In ‘Salò’ infatti la sessualità spontanea, autentica e gioiosa della prima trilogia viene ridotta a un freddo e brutale esercizio di potere dei dominatori. Volutamente inguardabile, il film passa dalla violenza sessuale, al feticismo per la merda (che i giovani sono costretti a mangiare, simboleggiante la merda di cui si nutre quotidianamente il consumatore), alla tortura più cruenta. Nonostante le varie interpretazioni, quella più diretta emerge dalle parole dello stesso regista:

Tutto il sesso di de Sade, cioè il sadomasochismo di de Sade, ha dunque una funzione ben specifica, ben chiara. Cioè quella di rappresentare ciò che il potere fa del corpo umano, la riduzione del corpo umano alla cosa, la mercificazione del corpo. Cioè praticamente l’annullamento della personalità degli altri, dell’altro. A(…) lo prendo come metafora del rapporto del potere con chi è subordinato al potere, e quindi vale in realtà per tutti. Evidentemente la spinta è venuta dal fatto che io detesto soprattutto il potere di oggi. È un potere che manipola i corpi in modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio di culture viventi, reali, precedenti.

Pasolini vede nella società contemporanea, figlia del crollo dei due grandi pilastri che l’avevano animata da secoli, socialismo e cristianesimo, l’instaurarsi di una cultura consumistica vuota e annichilente, la cui ostentata libertà non è che una costrizione all’edonismo più becero e depravato.

Il disagio della postmodernità

Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo contemporaneo, famoso per la sua concezione di ‘modernità liquida‘, analizza sistematicamente la società odierna elaborando una teoria dell’efficacia della nuova cultura del consumo, diventata palesemente dominante. Tale efficacia è così forte per una decostruzione sostanziale dell’individuo. L’individuo, inteso come soggetto politico e sociale, con i suoi diritti personali e inalienabili, privilegiato rispetto all’apparato statale, è una conquista della rivoluzione francese. In epoca postmoderna, l’individuo, (in-dividuo, non divisibile), non è propriamente tale perché incapace di una costruzione. In altre parole, quel processo formativo, di accrescimento culturale e di adesione a valori ben definiti, è venuto meno sia per il crollo delle certezze postbellico, sia per la velocità esponenziale della scienza. L’individuo contemporaneo è disancorato: non ha ideali a cui fare riferimento, e i suoi progetti di vita sono vittima dello sviluppo inarrestabile della tecnologia. In pratica, per quest’ultimo fattore, oggi è impossibile prevedere la situazione lavorativa tra vent’anni, e la scelta di una formazione sicura e stabile. Al contemporaneo è chiesto più l‘adattamento che l’approfondimento, la fissità è un limite, l’adesione ad un ideale stabile è impensabile. In passato il singolo poteva misurarsi con un quadro di riferimento definito, immutabile e compatto di tutte le possibilità esistenti. Oggi possiamo sempre partire da un quadro di possibilità, con la consapevolezza che muterà drasticamente in un lasso di tempo molto breve, sicuramente più breve dell’esistenza del singolo.

” Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia, i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno. Questa nostra epoca eccelle nello smantellare le strutture e nel liquefare i modelli, ogni tipo di struttura e ogni tipo di modello, con casualità e senza preavviso.”

Incertezza e libertà

I concetti esposti testimoniano l’incertezza imperante nella contemporaneità. L’unico sopravvissuto stabile in questo sistema appare come la libertà. Un’estrema libertà davanti a infinite possibilità e una mancanza di una morale solida a fondamento. Tuttavia, sottolinea Bauman, la libertà postmoderna non è altro che un ventaglio di scelte consumistiche. Al di fuori di questa cultura infatti si viene considerati stranieri, ostili, proprio in quanto non consumatori. Tale concezione è evidente nell’identità tra essere e ruolo attuale, in cui sei cio che fai o hai, e non propriamente ciò che sei, andando a rendere ancora più problematica una costruzione di una personalità autonoma. Il successo, la fama, che sono l’emblema dell’aumento delle possibilità di consumo, diventano l’unico valore sul quale calibrare la propria vita, anche l’unico socialmente accettato. Pasolini porta allo stremo questo concetto, studiando un film che accusa brutalmente il consumismo, attaccando anche il lato più umano: la sessualità, divenuta fredda e cinica, ridotta ad un egoistico e illimitato consumo. La libertà postmoderna, figlia di uno sviluppo senza progresso, degenera in un vuoto materialismo, in una ricerca ossessiva di nuove possibilità. Possibilità, che in lessico odierno, si traduce in felicità.

Adesso “progresso” sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua. Il progresso è diventato una sorta di “gioco delle sedie” senza fine e senza sosta, in cui un momento di distrazione si traduce in sconfitta irreversibile ed esclusione irrevocabile.”

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