Il Superuovo

La Casa di Carta: l’intelletto del Professore è unico o comune per tutto il genere umano?

La Casa di Carta: l’intelletto del Professore è unico o comune per tutto il genere umano?

Il leader della banda dei Dalì escogita nuove soluzioni per far sopravvivere la squadra all’interno della Banca di Spagna

La banda

Lo scorso 3 aprile è uscita su Netflix la quarta stagione della famosa serie spagnola “La Casa di Carta“, incentrata sulle rapine della banda realizzate per combattere contro il sistema, diventato sempre più corrotto e spietato. Questa nuova stagione preannuncia una vera e propria guerra tra la Resistencia e le forze di polizia spagnole, spetterà al Professore trarre in salvo la sua banda dalle trappole preparate dalla polizia per porre fine a questo “moto di ribellione”.

Chi è il Professore?

Il Professore mentre espone il suo piano alla banda

Sergio Marquina, alias “il Professore“, è il leader della banda, nonché pianificatore insieme a Berlino e Palermo del colpo alla Banca di Spagna, obiettivo dei protagonisti durante la terza e la quarta stagione. Questa non è stata la sua prima rapina, anzi, dopo la seconda stagione era uscito vittorioso insieme alla sua banda dal colpo alla Zecca di stato, dove lui e i suoi compari sono diventati milionari senza rubare un centesimo a nessuno, in quanto avevano deciso di stampare le banconote da sé, ingraziandosi così i favori del popolo. Cosa è cambiato stavolta? Ora il Professore ha una compagna, Lisbona, precedentemente conosciuta come Raquel Murillo, l’ispettrice che gli dava la caccia ma ha finito per innamorarsi di lui, così il Professore ha violato la terza regola della banda: nessun legame sentimentale all’interno del gruppo. A causa di questa complicanza quando viene simulata l’esecuzione di Lisbona da parte della polizia il Professore perde il controllo, non sa più come reagire contro i poliziotti ed i membri della banda all’interno della banca si ritrovano isolati e circondati dalla polizia, quasi come se fossero topi in trappola. Per fortuna il Professore successivamente scopre l’inganno ed attua una piano per salvare Lisbona dalla detenzione, si tratta del piano Parigi. Il piano Parigi era stato realizzato dal Professore in modo che nel caso un membro della banda fosse stato catturato ci sarebbe stato comunque il modo di trarlo in salvo, e questo è proprio quello che succede a Lisbona. Com’è possibile che un singolo uomo possa prevedere le mosse della polizia e contrastarle sempre efficacemente? Questa qualità appartiene solo a lui oppure è comune a tutto il genere umano?

L’intelletto teorizzato da Aristotele

Il primo filosofo che ha teorizzato le funzioni del nostro intelletto è stato Aristotele, che nel famoso trattato esoterico De Anima classifica le facoltà dell’anima dal punto di vista funzionale e biologico. Ne individua tre principali: vegetativa, sensitiva e intellettiva. La vegetativa ce l’hanno tutti gli esseri viventi animati e svolge le funzioni vitali di nutrimento e crescita, la sensitiva appartiene agli animali anche non dotati di ragione, ed infine l’anima intellettiva è propria dell’uomo. Nell’illustrare il funzionamento dell’anima intellettiva Aristotele la suddivide in due intelletti: possibile e agente o produttivo; questa divisione ha causato non pochi problemi nei secoli successivi, soprattutto nel Medioevo, perché i filosofi successivi non riescono a comprendere se i due intelletti fanno parte dell’uomo oppure uno di essi, quello agente è separato e unico per tutto il genere umano, in quanto l’esperienza dimostra che la conoscenza non è soggettiva o arbitraria ma è oggettiva, come sostiene questa tesi di Averroè sull’unità dell’intelletto.

De unitate intellectus contra averroistas

Tommaso d’Aquino

A questa tesi, che negava anche l’immortalità personale dell’anima, si opposero due domenicani, Alberto Magno e Tommaso d’Aquino, rispettivamente il maestro e il suo discepolo. Entrambi hanno elaborato un trattato su questa polemica e l’hanno intitolato De unitate intellectus contra averroistas, con questa risposta all’averroismo latino Alberto voleva garantire l’esistenza individuale dell’anima post-mortem, quindi negava un unico intelletto agente in cui si riunivano tutte le anime; più pratica invece è la risposta di Tommaso, che prova a parafrasare Aristotele e dare così la soluzione al problema attraverso l’autore originale di questa teoria. L’intelletto agente è separato in quanto occupandosi di enti immateriali può trascendere il corpo, e non può essere unico per tutti in quanto altrimenti tutti gli esseri umani penserebbero contemporaneamente la stessa cosa e ciò sarebbe assurdo. Dopo questa analisi si può comprendere che l’intelletto del Professore è individuale ed è legato alla sua anima, per questo la polizia non riesce a prevedere le sue strategie, perché in caso contrario se l’intelletto agente fosse unico per tutto il genere umano la polizia riuscirebbe ad elaborare gli stessi pensieri del Professore e catturarlo.

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