Il Superuovo

Ritornare ai luoghi di infanzia per riscoprirsi: Murubutu e Pavese alle prese col passato

Ritornare ai luoghi di infanzia per riscoprirsi: Murubutu e Pavese alle prese col passato

Pavese e Murubutu ritornano ai luoghi d’origine capendo che una parte del proprio cuore rimarrà lì per sempre 

Scena tratta dal video de “La notte di San Lorenzo”

I protagonisti del romanzo di Cesare Pavese “La Luna e i falò” e della canzone “La notte di San Lorenzo” si ritrovano a fare i conti con il ritorno al paese d’origine. Proiettare lo sguardo verso il passato e i suoi dilemmi irrisolti renderà i personaggi consapevoli di quanto questi li abbiano segnati per sempre. Con dolcezza struggente e malinconica lucidità rivivono un amore che non troverà mai una fine.

Murubutu

 

Qua è tutto uguale, per questo è perfetto

Il ritorno ai luoghi natii comporta l’entrare a contatto con una realtà mututa ma intrinsecamente legata ad un passato felice.  Nella canzone “La notte di San Lorenzo” Murubutu narra del ritorno di un’anziana signora al suo paese d’origine e del suo percorso attraverso le strade come se fosse alla scoperta del suo paradiso perduto. La memoria la riporta agli anni in cui da bambina in occasione della “festa del Santo nota in tutta la Sila” anche chi abita altrove ritorna dal paese per mantenere in vita una lunga e cara tradizione. L’io narrante si rivolge alla bambina, ormai anziana, con cui è cresciuto esortandola a ricordare i luoghi in cui hanno trascorso l’infanzia. Quei posti precisi, ripetutamente raggiunti come se fosse un rituale, un magico segreto noto solo a loro due. “Il punto esatto oltre la siepe” in cui calava il sole, le corse folli con il cuore a mille . I due sembrano costituire la personificazione delle stelle cadenti che, con la loro scia, illuminano il cielo nella notte di San Lorenzo. Dopo essere saliti in cima al monte guardano dall’alto il paessaggio circostante di quel paese a picco sul Tirreno. I bambini erano soliti salire nei punti più alti per ammirare al meglio le stelle cadenti quando “il buio parlava loro con l’astronomia”. Un corsa felice per conquistare “il primo posto nel borgo”, per avere il mondo celeste più vicino, per sentirsi padroni di quell’ “impero”. Per i fanciulli l’intero mondo è racchiuso nelle strade di quel piccolo borgo che tanto si anima nelle sere d’estate: per essere felici hanno bisogno della loro reciproca compagnia con un cielo stellato con sfondo. Nell’incanto della notte è essenziale la presenza della bambina amata per tenere in vita quell’equilibrio lieve che li fa sentire appagati come cullati da un dondolo dal quale si sussurrano la voglia di non crescere, di restare piccoli per sempre. Da un desiderio idilliaco ad una tragico destino, la vita del ragazzino verrà spezzata da una terribile caduta dal pendio scosceso. Nelle parole cantate alla donna, il bambino cerca di rassicurarla e di toglierle il senso di colpa legato alle dinamiche della sua morte. L’io narrante si chiede cosa sarebbero diventati un giorno se quella notte “il suo cielo non si fosse spento”: il loro amore li avrebbe forse indotti a convolare a nozze. Il tempo sembra essersi fermato in quel paese: la vita della donna procede, lei è ormai anziana ma ogni volta che fa ritorno al borgo ritorna a quei giorni passati e a quel perduto amore che sarà sempre pronto ad accoglierla e a supportarla.

 

Cesare Pavese

Lo scontro tra il mito dell’infanzia e uno squallido presente

Ritornare ai luoghi d’origine può comportare lo scontro con una realtà completamente diversa. Ne “La luna e i falò” il protagonista, familiarmente soprannominato Anguilla, fa ritorno al paese natio dopo avere inseguito il mito dell’ America. In occasione delle feste di paese venivano accesi dei falò che fungono, per il bambino che li guarda affascinato, da rito iniziatico di scoperta della vita, di comunione con la natura e con gli uomini. Il protagonista si ritrova innanzi una realtà mutata e profondamente segnata dalla guerra e spetterà a Nuto ricostruire gli eventi avvenuti, colmando il vuoto degli anni di assenza. Il casotto “della Gaminella” in cui il trovatello ha vissuto da bambino è ora l’abitazione della famiglia di Cinto, ragazzo che abitualmente subisce maltrattamenti dal padre. Cinto costituisce un alter ego di Anguilla: accomunati da una difficile situazione familiare ed economica, si ritrovano a vivere, ad anni di distanza, nello stesso luogo ed è proprio la distruzione di quest’ultimo a sancire il termine delle loro infanzia.

 

Scena tratta dal video di “La notte di San Lorenzo”

 

L’amore al di fuori del tempo e della storia

Entrambe le vicende ruotano attorno al ritorno al paese natio, contraddistinto da rituali che resistono al susseguirsi dei decenni. L’amore tra i bambini rimane una realtà incantata, onirica,  perpetuamente legata ad un passato che non potrà tornare mai più a causa della morte di uno dei due. L’ impossibilità di ricongiungersi non impedirà ad Anguilla e alla vecchia signora cantata da Murubutu di rivivere tramite la memoria e il ritorno al paese d’origine quel piccolo grande amore. Il bambino che “avrà sempre quella stessa età” e Nuto rappresentano chi è rimasto fedele alle proprie origini, in contrapposizione con i personaggi che sono andati “nella gran città” alla ricerca di una vita migliore. Il mondo procede, il tempo scorre inesorabile ma il ritorno implica uno sguardo al passato. Il paese narrato da Murubutu è immutato, legato per sempre a quei riti di infanzia. Nel romanzo pavesiano, invece, la realtà contadina appare mutata e gli stessi falò, emblema di felici festività della gioventù, diventano nella maturità simbolo di morte e distruzione: infatti, il fuoco rade al suolo la Gaminella e, soprattutto, brucerà il corpo di Santa ponendo fine all’ etereo sogno d’amore del protagonista.

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