Ruy Blas, il personaggio che tutti i politicamente scontenti vorrebbero, e in parte dovrebbero, imitare

Sempre più persone si dicono insoddisfatte della politica. Proprio per questo, oltre a manifestazioni aventi come obiettivo lo spiegare ai potenti cosa non va, nascono opere come il Ruy Blas.

La bandiera arcobaleno colora le strade di Cagliari

‘Politica’ e ‘Scontento popolare’ sono termini che vanno a braccetto da secoli. Non è facile infatti trovare molti popoli che si dicono entusiasti dei propri governatori. Certo, in molte epoche, come nella nostra, si è assistito a politici illuminati, ma se si mettono su una bilancia i governi contestati contro quelli amati, non è così arduo prevedere da che parte penderà.

Del resto siamo tutti testimoni di questi malumori, che ultimamente sono tutto tranne che silenziosi. Come si diceva nei vecchi film: ‘Il popolo ha parlato!’. Anche se, effettivamente, oggigiorno il popolo urla a gran voce. Manifestazioni, organizzazioni e movimenti che si occupano dei più svariati problemi che i governi non sembrano risolvere (dall’ambiente ai diritti civili) nascono dal lavoro dei ‘piccoli‘, che dal loro basso ci tengono ad organizzare qualcosa che possa arrivare all’alto già pronto e non rifiutabile. Insomma, come già aveva fatto Ruy Blas, protagonista dell’omonimo dramma di Victor Hugo, sempre più cittadini stanno entrando personalmente nelle sale dei governi, per spronare i presenti ad agire e non solo a banchettare con ciò che resta dei loro paesi.

 

Ruy Blas, il valletto divenuto signore per cambiare la Spagna

Ma chi è questo Ruy Blas di cui si parla? Si tratta del protagonista di un dramma del 1838 di Victor Hugo. Un’opera innovativa, seconda solo all’Hernani dello stesso autore, che ha rivoluzionato l’approccio al teatro a cui tutti nel 19° secolo erano abituati. Niente più unità di tempo, di spazio o di luogo. Niente più unità di genere. Per la prima volta su un palco la tragedia e la commedia insieme, con personaggi di ogni ceto sociale che si mischiano, rendendosi protagonisti di qualcosa che prima era riservato ad altri. Un tempo, infatti, alle figure nobili era riservata la tragedia, mentre il popolino era il simbolo della commedia. Nel Ruy Blas il protagonista è un semplice valletto che si rende partecipe di un dramma in grande stile, mentre il grottesco è rappresentato da un personaggio di sangue completamente blu.

Detto ciò, va chiarito il motivo per cui Ruy Blas è stato citato. Il personaggio non è solo l’unione di due ceti sociali allora divisi; esso è anche -e soprattutto- un uomo di popolo che sfida i potenti impotenti alla situazione di degrado in cui la Spagna, loro Paese, versa. L’opera si svolge nella seconda metà del 1600, quando la monarchia spagnola stava crollando. La nazione era in grave crisi e tutti gli sforzi erano sulle spalle del popolo, che lavorava e pagava tasse che non poteva permettersi per far rimanere i grandi di Spagna comodi ancora per qualche tempo. Hugo, sensibile alle tematiche sociali, decide dunque di dedicare un’intera scena del terzo atto (quello centrale, di solito il più importante) ad un soliloquio del protagonista dove accusa di inerzia i nobili che, nella scena prima, si stavano tranquillamente dividendo le ricchezze che rimanevano senza minimamente preoccuparsi dei problemi della Spagna.

Buon appetito signori!

O ministri integri! Consiglieri virtuosi! Ecco qua il vostro modo

Di servire, servitori che saccheggiate la vostra propria casa!

[…]

Dunque voi non avete qui altro interesse

Che di riempirvi le tasche e dopo scappare! […]’

Ruy Blas li accusa di essere becchini, ladri e saccheggiatori. Non risparmia niente a coloro che stanno distruggendo il suo Paese. Per questo il servitore diventa un esempio per il popolo che decide di battersi contro quelli che piuttosto che scegliere di proteggere lo Stato di tutti, decidono di proteggere il loro stato personale.

 

Le azioni dal basso

Le parole di Ruy paiono tra l’altro quelle che spesso sentiamo riecheggiare anche nelle nostre strade. A distanza di due secoli, il rapporto con il potere non è dunque cambiato. Solo che ora, al posto di valletti che irrompono travestiti da signori nelle sale reali, abbiamo la popolazione intera che sfila per le strade e colora le vie con striscioni. Un esempio di azione partita dal basso è ‘Friday for Future‘. Migliaia di studenti che, in tutto il mondo, hanno deciso di ricordare ai governi che il problema dell’inquinamento non è qualcosa da sottovalutare, come sembra stiano facendo. Greta Thunberg è la nuova Ruy Blas, che pretende un futuro non solo per il suo Paese, ma per quello di tutti.

Altri Ruy Blas sono quegli uomini e quelle donne che per tutto il mese di giugno (e non solo) tingono le città con i colori dell’arcobaleno. Manifestazioni non solo per chiedere agli altri concittadini una parità di trattamento ed uno stop all’omofobia, ma anche ai governi che ancora faticano ad accogliere ogni bisogno.  Si pensi poi, ancora in tema ambientale, alla Transizione, un movimento culturale partito da un professore di permacultura inglese e dai suoi studenti. La corrente mira a ridurre l’impatto ambientale da parte degli umani, suggerendo una serie di semplici attività che ogni individuo può facilmente mettere in atto. La Transizione crea inoltre dei piani concreti, che poi presenta ai governi, i quali non devono far altro che attuarli, avendo già ogni mossa segnata.

Insomma, che si tratti di un soliloquio lungo 100 versi in rima baciata o di scendere in piazza, i politicamente scontenti hanno molti modi di far sentire la propria voce. La speranza è, tuttavia, che prima o poi quegli stessi termini che all’inizio si erano visti accostati -‘Politica’ e ‘Scontento’- possano un giorno essere separati il più possibile.

Uno degli striscioni che sono comparsi per le strade in quei famosi venerdì

Sabrina Ciamarra

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