Tre navi ucraine a largo della penisola di Crimea sono state catturate domenica 25 novembre dalla guardia costiera russa, dopo una breve sparatoria che ha causato alcuni feriti tra l’equipaggio. Mentre le dinamiche sono ancora in via di chiarimento l’Ucraina impone la legge marziale alimentando ulteriormente la tensione con la Russia. Resta da chiedersi come si collocano i recenti eventi alla luce della crisi che ha attraversato la Crimea nel 2014.

Le navi si trovavano in prossimità dello strategico stretto di Kerch che separa la Crimea dall’entroterra russo e costituisce l’unico punto di transito tra il Mar Nero e il Mar d’Azov. A causa dell’annessione della penisola alla Russia nel 2014 – non riconosciuta tuttavia dalla comunità internazionale – il controllo della zona è affidato di fatto alle politiche della Federazione che in questo modo può esercitare la propria influenza sui traffici commerciali riguardanti principalmente l’export di grano, minerali, legname e risorse naturali (secondo un rapporto del 2017 del centro studi britannico Chatham House). Un’ulteriore prova dell’importanza geopolitica dello stretto è l’inaugurazione del ponte voluto dal Presidente Vladimir Putin per favorire i traffici tra la Russia e la penisola.

Le navi quindi si sarebbero trovate senza permesso nella zona di controllo russa, avrebbero agito in modo pericoloso, rifiutandosi di fermarsi su richiesta delle autorità che, di conseguenza, si sarebbero trovate costrette ad aprire il fuoco e catturare le imbarcazioni (secondo quanto dichiarato dal FSB). L’Ucraina al contrario sostiene di aver annunciato con preavviso l’operazione di transito.
Le due narrazioni discordanti hanno originato una comune reazione di chiusura: da un lato la Russia ha reagito chiudendo lo stretto di Kerch, bloccando così l’export verso il Mar Nero, dall’altro il presidente ucraino ha dichiarato la legge marziale. Il significato di queste politiche è presto spiegato: la prima intende essere un’azione volta a danneggiare l’economia dell’Ucraina, dal 2014 in una posizione di dipendenza riguardo la zona Del Mar d’Azov, la seconda invece, che si concretizza nella parziale mobilitazione e rafforzamento delle difese militari, ha lo scopo di proteggere preventivamente lo stato dall’eventuale minaccia russa.
La legge marziale dichiarata dal presidente ucraino Poroshenko per la durata di 30 giorni avrebbe conseguenze importanti anche per la politica interna del paese, considerato che un eventuale prolungamento della situazione potrebbe minare le elezioni presidenzili fissate per la primavera del 2019. La legge marziale potrebbe rappresentare quindi una “minaccia per la democrazia” stando a quanto affermato dai due ex-presidenti ucraini, Leonid Kravchuk, Leonid Kuchma e Viktor Yushchenko.

Possedimenti nel Mar Nero prima e dopo l’annessione della Crimea (Source: Lamont-Doherty Earth Observatory of Columbian University)

L’importanza strategica dello stretto di Kerch e la crisi di Crimea

Nei fatti di domenica echeggia il ricordo delle passate (e a quanto appare non ancora concluse) tensioni tra Russia e Ucraina riguardo l’annessione della penisola di Crimea alla Federazione. La crisi, infatti, coinvolse immediatamente la politica internazionale: l’Unione Europea e gli Stati Uniti rifiutarono di riconoscere la legittimità dell’annessione sostenendo il diritto di sovranità dell’Ucraina, di conseguenza obbligarono la Russia a sanzioni economiche vigenti tutt’ora. La motivazione che avrebbe spinto la Russia ad accettare l’esito del referendum per la separazione sarebbe apparentemente riconducibile al principio di autodeterminazione, tenendo conto che la maggioranza della popolazione in Crimea è di etnia russa.
In realtà l’annessione conferisce il controllo di una zona particolarmente ricca di risorse: nel 2012 si è stimato che nella sezione ucraina del Mar Nero fossero presenti circa 2.3 trilioni di metri cubi di gas, una quantità sufficiente per soddisfare i consumi del paese e prendere parte in certa misura al mercato europeo dell’energia. Ora parte di quelle riserve è in mano a Mosca. In questo modo la Russia avrebbe confermato l’egemonia nel’export di risorse energetiche in Europa.
Il potere delle Russia nel campo dell’energia e del controllo del territorio sarebbe quindi stato confermato anche alla luce dei recenti eventi, la chiusura dello stretto di Kerch e la cattura delle navi ucraine.

La comunità internazionale ha espresso il supporto per l’Ucraina chiedendo alla Russia di allentare la tensione e di ripristinare la libertà di circolazione. La situazione ad Azov, ha sottolineato l’Alto rappresentato per l’Unione degli affari esteri, Federica Mogherini, dimostra come le tensioni e l’instabilità possano alimentarsi “quando non si rispettano le norme basilari di cooperazione internazionale”.

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