Rumore bianco, la parodia dell’americano medio: Don DeLillo e l’ironia tragicomica

Rumore bianco, il romanzo postmoderno di DeLillo parla di consumismo, America e desiderio di trascendenza.

La copertina di Rumore bianco nell’edizione americana

Rumore bianco è il romanzo di Don DeLillo del 1985 che è valso allo scrittore il National Book Award. Ambientato in un bucolico college del MidWest, il testo ha per narratore e protagonista il professor Jack Gladney, esperto di studi hitleriani che tuttavia non conosce minimamente il tedesco. Reduce da una quantità non meglio definita di matrimoni, Jack vive con l’attuale moglie Babette e i figli che entrambi hanno avuto da precedenti relazioni. La prima parte del romanzo consiste in una cronaca tutta assurda della vita di famiglia e del mondo accademico; la seconda parte, invece, vede il professore costretto ad evacuare insieme alla sua famiglia e a tutta la cittadina dalla zona in cui vivono, a causa della formazione di una nuvola tossica che incombe sopra di loro come simbolo della morte. Una parodia magistralmente realizzata dell’americano medio, che rimane turbato solamente quando viene messo di fronte all’idea della propria morte.

Una cronaca dell’assurdo

Il protagonista e sua moglie trascorrono tutto il loro tempo libero tra il supermercato e il centro commerciale: un’attività alternativa non è nemmeno sul tavolo. Continuamente studiano i prodotti migliori da acquistare, memorizzando le indicazioni del contenitore e ripetendosele a vicenda, oppure altre volte vanno al supermercato solo per fare un giro e ripromettendosi di non comprare nulla, ma finiscono sempre per farlo. Anche la vita accademica di Jack è abbastanza assurda: è preside del dipartimento di studi hitleriani, ma non conosce il tedesco. Un’indubbia critica all’intellettualismo spiccio tipico di una buona parte d’America. Altro elemento fortemente parodistico è il clima di complottismo generale, ormai parte del DNA dell’americano medio. Per esempio una ex moglie di Jack parlava con lui in inglese, ma in portoghese e spagnolo al telefono con non ha mai saputo chi. Il macrocosmo americano si riflette così anche nella dimensione domestica, e satura i suoi protagonisti di tutti quei rumori bianchi che non lo lasciano solo nemmeno un momento. Ancora una volta in letteratura e filosofia l’ironia si rivela un’arma potentissima, in grado di mettere in luce le grandi problematiche del nostro tempo ridicolizzandole al massimo.

Donald ”Don” DeLillo (20-11-1936)

La paura della morte

Il nostro sentimento di paura” ha dichiarato DeLillo in un’intervista parlando del suo romanzo ”lo evitiamo perché lo avvertiamo a un livello molto profondo, e ciò provoca un conflitto intenso… credo che sia una cosa che avvertiamo tutti, ma di cui non parliamo mai, una cosa che c’è e non c’è. Ho cercato, in White Noise, di collegarla a un altro sentimento, quel sentimento di trascendenza che resta appena al di fuori della nostra portata. Questo straordinario miracolo della realtà è in un certo senso connesso al timore straordinario che è la paura della morte, che tentiamo di mantenere al di sotto della superficie delle nostre percezioni.” La nube tossica che a metà del testo comincia a incombere sugli abitanti della tranquilla cittadina del Midwest dove Jack vive è esattamente la metafora della morte. Fino ad allora è un pensiero che sfiora il protagonista e i suoi amici solo distrattamente: cronache da non sprecarsi nemmeno a leggere, annunci in una televisione lasciata solo di sottofondo. Ma non appena con la nube tossica la possibilità della morte si fa reale, Jack va in panico; e non appena viene meno il panico, subentra la curiosità. Oltre ogni rumore bianco prodotto dal consumismo e dei media persiste, nell’uomo, un intimo desiderio di trascendenza.

DeLillo nel 2011

Romanzo postmoderno

Il romanzo di DeLillo è senza dubbio uno dei più importanti esemplari della letteratura post-moderna, quella corrente che si sviluppa dopo la Seconda Guerra Mondiale e che realizza una messinscena della storia, in tantissime forme e con autori fra i più diversi. Come anche nella letteratura moderna, anche qui ha ampio respiro l’esplorazione del soggettivismo metafisico, che fa passare dalla realtà esterna agli stati interni della coscienza; appoggiandosi, molto spesso, sui grandi esempi moderni di flusso di coscienza che furono Joyce e Virginia Woolf.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: