Riuscire a reagire a tutte le avversità della vita è possibile? La bellezza collaterale spiega come fare

Amore, Morte e Tempo sono le tre astrazioni che caratterizzano la vita di ognuno di noi, ed è attraverso queste che è necessario riuscire a cogliere la “Bellezza collaterale”.

Tutti noi ci siamo trovati ad affrontare, prima o dopo, una situazione che ci ha fatto pensare di “essere spacciati”, di non riuscire a vedere “la luce in fondo al tunnel”. La bellezza collaterale è la forza che ogni individuo deve avere di riuscire a trovare la sua “luce” anche nella situazione più ostica.

Bellezza collaterale

Nato dopo l’uscita del film “Collateral Beauty” nel 2016, il concetto di bellezza collaterale sta ad indicare la capacità di riuscire a ritrovare uno scorcio di luce anche nella notte più buia. Il protagonista del film, Howard, interpretato da Will Smith, è costretto ad affrontare la prematura scomparsa della figlia, morta a causa di una rara forma di tumore al cervello. Devastato per l’accaduto, Howard perde qualsiasi tipo di interesse nei confronti della vita, trovando come unica valvola di sfogo la scrittura. L’uomo scrive tre lettere ad Amore, Morte e Tempo dove esprime la sua profonda delusione nei confronti di queste “astrazioni”. Gli amici di Howard, preoccupati per lui, ingaggiano tre attori per interpretare le astrazioni a cui il protagonista ha scritto affinché questo possa riuscire a trovare un po’ di pace, per far si che anche Howard possa cogliere la “Bellezza collaterale” che è presente anche nella disgrazia più grande. La bellezza collaterale è dunque la forza di reagire, la forza di continuare a trovare un “perché” che dia senso alla nostra esistenza anche nelle disavventure.

Henry Wallis, La morte di Chatterton. 1856

“Morte, sei una tigre di carta”

La prima delle tre astrazioni che si presentano a Howard è la morte. Il protagonista, prima che la figlia morisse aveva più volte pregato affinché la morte accettasse di scambiare la vita della giovane bambina con la sua senza però riuscire ad avere una risposta. Il breve discorso che Howard intrattiene con l’attrice che interpreta la morte verte proprio su questo: la morte afferma di non aver voluto accettare lo scambio perché solo lei sa come svolgere al meglio il suo lavoro. La morte rappresenta da sempre una tra le paure più diffuse tra gli uomini che molto frequentemente non riescono ad accettare la scomparsa di una persona cara. Lo scopo di questo dialogo è quello di smuovere qualcosa dentro l’uomo, cercare di fare capire a lui, e a tutti coloro che stanno guardando il film, compatendo la sofferenza di un padre che si è visto strappare dalle circostanze della vita la giovane figlia, che nessuno può contrattare con la morte, che questa è un giudice incorruttibile e che l’unico modo di accettare le sue decisioni è capire che nessuna forza umana può opporsi all’inesorabilità del destino. Accettare che la morte è un passaggio obbligato per tutti gli esseri umani è dunque l’unico modo per riuscire a convivere con la prima delle tre astrazioni che caratterizzano la vita di tutti gli uomini. Il filosofo tedesco Martin Heidegger, nella sua opera “essere e tempo” aveva compreso come la morte, per l’uomo, rappresentasse qualcosa di invalicabile, qualcosa che sovrasta l’intera umanità. In questo senso la Morte diviene una “tigre di carta”, una paura infondata dell’uomo che vorrebbe in tutti i modi evitare la fine della sua esistenza, ma che non può a causa del suo “essere per la morte”.

“Tempo, dicono che tu guarisci tutte le ferite”

La seconda astrazione che si presenta ad Howard è il Tempo. Howard, nella lettera indirizzata al tempo sconvolge la credenza che attribuisce a questa astrazione la capacità di guarire tutte le ferite accusandolo, invece, di essere la causa della distruzione di “ogni cosa bella”. Il tempo, però, controbatte spiegando come Amore e Morte sono due forze l’una creatrice e l’altra distruttrice e che lui è soltanto il terreno attraverso il quale queste due operano. Incomprensibile a chiunque, il tempo cerca di far capire all’uomo quale sia la sua reale funzione nella vita di ognuno di noi: il tempo è un dono, ma lo è solo quando si comprende che ogni singolo istante deve essere vissuto nel presente, senza preoccuparsi del tempo che abbiamo ancora da vivere. “Carpe diem” dunque, è il messaggio che l’astrazione tenta di far cogliere ad Howard affinché egli possa comprendere che ogni singolo momento che gli è stato concesso con sua figlia sia stato un dono unico. Sono molte le teorie che sono state avanzate in merito alla natura del tempo, ma la più rilevante è quella proposta da Albert Einstein che riteneva che il tempo fosse una mera illusione. E’ proprio in quest’illusione che ognuno di noi dovrebbe imparare a vivere riuscendo a godere ogni istante, seppur illusorio, che gli è stato concesso.

“Amore, addio”

Il discorso più straziante che il protagonista del film intrattiene è quello con l’attrice che interpreta l’Amore. Se la morte è sempre stata vista come una forza distruttrice negativa, l’amore rappresenta esattamente il suo opposto, racchiudendo in sé tutte le speranze positive degli uomini. Nella lettera che il protagonista indirizza all’amore scrive solo una parola: “Addio”. Nei due discorsi che Amore intrattiene con Howard l’astrazione cerca di far comprendere all’uomo che lei è la ragione di ogni cosa, il solo ed unico perché concludendo il discorso spiegando come sia impossibile vivere senza di lei. L’amore, dunque, è l’unica forza creatrice che riesce, probabilmente anche meglio del tempo, a guarire qualsiasi tipo di ferita infondendo in ognuno di noi la forza di ricominciare.La potenza dell’amore non è sicuramente una novità, infatti, sin dall’antichità questo sentimento ha fato si che uomini e donne arrivassero a compiere follie pur di riuscire a soddisfare il personale bisogno di amore. Esempio lampante è Saffo, poetessa greca che riesce persino a suicidarsi a causa di un amore non corrisposto. La sofferenza di Saffo viene colta ed espressa in modo brillante da Giacomo Leopardi nella sua opera “L’ultimo canto di Saffo”. La storia dell’infelice Saffo, abbandonata dall’amore, vuole essere d’esempio e mostrare quali siano le conseguenze e quanto grande possa essere la sofferenza di vivere una vita abbandonata dall’amore.

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