La trasposizione cinematografica di un romanzo: il caso Cast Away e Robinson Crusoe

In copertina la mappa dell’isola nell’illustrazione dell’edizione del 1720

Robinson Crusoe e Cast Away: due interpretazioni diverse di una stessa realtà.

Spesso sentiamo dire che “il libro è meglio del film”, una frase ormai così banale perché sembra qualcosa di ovvio. In realtà sarebbe come misurare la temperatura di un ambiente in celsius e fahrenheit e aspettarsi di ottenere lo stesso risultato, lo stesso numero. Il cinema e la letteratura sono due forme espressive molto simili ma agiscono in modi diversi, perciò, quando il caso non è scandalosamente irritante, è piacevole soffermarsi sui punti d’incontro tra film e libri e cercare di capire e interpretare le scelte del regista.

Cinema e letteratura

La trasposizione cinematografica di un romanzo potrebbe sembrare qualcosa di semplice perché si parte da una base, una “sceneggiatura”, già scritta. In realtà è un’operazione molto complessa, in cui entrano in gioco diverse problematiche. Se ci mettessimo nei panni di un regista che vuole compiere quest’impresa dovremmo chiederci: quanta giustizia voglio rendere all’opera? Come posso rappresentare cinematograficamente la descrizione di uno stato d’animo o pensiero? Cosa è utile tagliare e cosa mantenere? Cosa posso cambiare senza alterare il senso della storia? Sono solo alcune delle domande che probabilmente ci assillerebbero di più. Si evince quindi, che non basta semplicemente tagliare le parti più superflue per far uscire un prodotto buono di almeno un’ora e mezza. Ne verrebbe fuori solo una traduzione, un riassunto, un compitino, qualcosa insomma che non vale la pena vedere. Invece il compito di ogni regista che fa questo mestiere per passione è approfondire la storia del romanzo, appassionarsi, leggere un messaggio nascosto, reinterpretarla, riproporla con occhi nuovi. Questo è il caso di Cast Away film del 2000 diretto da un meraviglioso Robert Zemeckis, che collabora per la seconda volta (la prima era stata in Forrest Gump) con Tom Hanks  il quale ha vinto, quell’anno, il Golden Globe come migliore attore protagonista in film drammatico.

Cast Away

Cast Away è un film ispirato al romanzo di Daniel Defoe del 1719 Robinson CrusoeEntrambe le storie raccontano di un uomo ben inserito nella società borghese che si trova sfortunatamente naufrago e approdato su un’isola deserta si mette in moto per sopravvivere. Il protagonista del film è Chuck Noland che resterà sull’isola cinque anni. Chuck impara a cacciare e pescare, a prendersi cura di sé con mezzi rudimentali, a costruire oggetti per proteggersi e utensili. Cerca in qualche modo, insomma, di non darsi per vinto e ricreare nel suo piccolo quel mondo di comfort che aveva nella società civilizzata. Non è una missione semplice, anzi, per quanto Chuck provi a essere positivo le difficoltà a volte sono ingestibili e più grandi di quanto sia in suo potere risolverle. Quello che in realtà tormenta di più il protagonista è la solitudine, la paura di perdere la memoria, l’uso della lingua, il piacere del contatto con gli altri. È qui che entra in gioco la brillante interpretazione di Tom Hanks che riesce in ogni gesto a farci figurare il pensiero dell’eroe. Per ovviare al problema Chuck imprime la sua mano insanguinata sul mitico pallone da pallavolo della marca Wilson e lo chiamerà proprio così: Wilson. Wilson diventa per Chuck un punto fermo nella sua vita, lo tratta come una persona, anzi di più, come il migliore amico, sarà talmente affezionato a Wilson da provare per lui un sentimento di puro affetto, trasmesso così bene al pubblico che anche quest’ultimo lo ritiene quasi al pari di un’essere umano. Wilson ha avuto un ruolo fondamentale per la salvezza della lucidità mentale di Chuck.

Robinson Crusoe

Robinson Crusoe è un libro particolare. Viene pubblicato in un momento in cui agli occhi dell’opinione pubblica questi nuovi romanzi più brevi che parlano di persone comuni, di fatti poco gloriosi, senza regole di forma e stile, sono visti in cattiva luce. Possono corrompere le giovani donne, possono distrarre le perone dalle fatiche della vita reale e un mucchio di altre scemenze. Ed è proprio in questo momento infatti che nasce la “moda” di iniziare ogni testo dichiarando che quello non sia un romanzo, innescando il motivo ricorrente del “manoscritto ritrovato”. Come farà più tardi, in uno dei casi più famosi, Manzoni nei Promessi Sposi, che finge di ritrovare un manoscritto del ‘600 di questa strana e commovente avventura, che l’autore ha solo ritoccato un po’ per renderlo più fruibile ai contemporanei. Anche Defoe ha inventato qualcosa del genere, dichiarando nella prefazione che il libro è stato scritto dallo stesso protagonista, che i fatti narrati sono realmente accaduti e che visto che non c’è nulla di inventato, il testo non può considerarsi un romanzo. Tutto questo per convincere i lettori che possono dormire serenamente: nessuno li giudicherà male. In realtà i romanzieri di questi periodo sono bravissimi a “romanzare” tanto che le persone credono davvero che i protagonisti delle vicende siano reali, addirittura volevano aggiornamenti sulle loro attuali condizioni. Bisogna specificare che Robinson Crusoe è ispirato a un fatto realmente accaduto ma Defoe ha ristrutturato tutta la vicenda. Robinson a differenza di Chuck resta sull’isola deserta per quasi 28 anni, il che è assurdo. La cosa in realtà che gli sta più a cuore è scandire il tempo, per non perdere il contatto con la realtà. Riuscirà non solo a cacciare e a pescare ma addirittura a crearsi un allevamento di capre e un campo da coltivare. Per Robinson la solitudine non è un grande problema finché si ha di che campare. Il famoso Wilson di Cast Away, nel romanzo è un essere umano. Uno schiavo di una tribù cannibale che il protagonista riesce a salvare e che passerà solo da un padrone all’altro, perciò non hanno lo stesso rapporto di Chuck e Wilson. Gli dà addirittura un nuovo nome: Venerdì, perché è il giorno in cui gli ha salvato la vita e da quel momento sarà ai suoi comandi per sempre. Robinson dopo un po’ di tempo si abitua alla sua nuova vita, tanto da desiderare quasi di restare sull’isola per sempre.

Le differenze sono molte tra libro e film e questo è uno di quei pochi casi in cui tali differenze non danno fastidio, anzi, riescono a dilettare lettore e spettatore che riesce a godere di diverse interpretazioni di una stessa realtà.

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