Ricordate l’Animus? Il DNA diventa una banca dati come su Assassin’s Creed

La capacità di immagazzinare dati digitali nel DNA sembra diventare un sogno sempre più concreto.

Sono stati da poco approvati vari finanziamenti per un totale di 25 milioni di dollari da utilizzare nel progetto guidato dal Georgia Tech Research Institute, con cui si mira a realizzare supporti di memoria economicamente fattibili a base di DNA.

 

Il progetto a grandi linee

Questo ambizioso obbiettivo nascerà in seno al progetto MIST (Molecular Information Storage), che si pone la sfida di realizzare tecnologie molecolari per lo stoccaggio massivo di dati. Prevede la possibilità di immagazzinare dati nell’ordine degli exabyte, ovvero milioni di terabyte, materiale digitale sul DNA, la catena di informazioni che regolano tutti gli esseri viventi. Anche se già esistenti, la attuali tecniche di memorizzazione nel DNA sono costose e non competitive a livello commerciale con le altre tecnologie di memorizzazione. Tuttavia le potenzialità sono enormi, così come il risparmio dal punto di vista energetico o semplicemente edilizio. Infatti una data bank a base di DNA grande quanto un tavolo, potrebbe racchiudere le stesse informazioni di ettari ed ettari dei moderni storage center. La compattezza di questa tecnologia è tale da racchiudere in un volume pari a quello di una zolletta di zucchero, le stesse informazioni presenti in un milione di dischi rigidi da un terabyte di memoria ciascuno. Un altro importante punto a favore è la resistenza sul lungo periodo di questo dispositivo, mantenendo integri i dati memorizzati per centinaia se non addirittura migliaia di anni. L’unico contro è la delicatezza e le difficoltà che si presenterebbero nel continuo attingere alla banca dati  per questo, dicono gli studiosi, per il momento potrà essere utilizzata solamente per dati molto importanti da cui non bisogna attingere troppo spesso.

Come Assassin’s Creed

Chiunque abbia giocato ad uno dei capitoli di questo famosissimo brand, saprà sicuramente dell’Animus e della sua importanza per il caricamento delle vite passate dei protagonisti. Questa macchina infatti ricrea gli ambienti e gli eventi a partire dalla memoria genetica dell’utilizzatore. Oltre ad aver aperto un dibattito sulla reale presenza di una sorta di “memoria genetica” nell’uomo, ha anche anticipato ciò che sembra essere un realtà presto tangibile. Forse non riusciremo proprio ad attingere alle esperienze passate dei nostri antenati, ma sarebbe comunque incredibile riuscire a trasportare miliardi di dati nella nostra pelle, magari poi condividendola con chi vogliamo. Ricorderebbe una versione molto cyber-punk delle vecchie usanze nel trasmettere oralmente storie e miti.

Le possibili conseguenze

Sicuramente una tecnologia di simile portata rivoluzionerebbe il mondo del cloud storage, dei database e perfino dei documenti governativi. Potremmo imprimere sulla nostra pelle dati medici, fiscali, burocratici, e i portafogli diverrebbero praticamente inutili. Riuscire ad avere così tante informazioni in uno spazio così piccolo potrebbe mettere in discussione l’utilizzo di memorie cloud o dispositivi esterni per lo stoccaggio di dati o media, dato che a quel punto potremmo tenerci direttamente addosso tutto ciò che abbiamo scritto, scaricato, fotografato, ascoltato ecc. Come detto prima, oltre a trovare un modo economico per riprodurre questa tecnologia bisogna anche risolvere il problema dell’accesso limitato ai dati memorizzati, altrimenti questa incredibile tecnologia servirebbe più come sorta di cassaforte per la protezione della cultura in caso di disastri, piuttosto che come vero e proprio dispositivo utilizzabile quotidianamente. Ciò non toglie che le potenzialità sono molte e con dei non definiti limiti, dopotutto proprio il mondo delle nanotecnologie è uno degli ambienti più mutevoli ed inesplorati del panorama scientifico.

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