Rick & Morty sulle orme di Machiavelli: il fine giustifica i mezzi?

Nicolò Machiavelli sostiene, nelle pagine politiche de “Il Principe”, che il fine giustifica i mezzi. Spesso, il principe deve ricorrere alle armi, per mantenere l’ordine pubblico.

E’ possibile riscontrare questa visione politica nel ventesimo episodio di Rick & Morty. Analizziamo, prima di tutto, alcune direttive generali de Il Principe.

Il Principe Giusto

Machiavelli, immaginando il principe ideale per l’Italia del 1513, caratterizza il sovrano con tratti tipicamente umani. Il buon principe dovrebbe essere conscio delle proprie sfumature di personalità.

Questo comporta una figura di potere non avvezza ad essere troppo dolce, né troppo rude. Tuttavia, avvicendandosi nella lettura de Il principe, si può facilmente notare come Machiavelli non si faccia remore nel dire che Il principe può anche “andare oltre”. E’ ben nota la frase “credo si abbia nelle cose a vedere il fine e non il mezzo”.

Inoltre, Machiavelli propone al Principe di avere un esercito personale, possibilmente costituito di uomini fidati. L’esercito si erge sul popolo, come monito all’obbedienza. Il popolo deve sapere che, nell’evenienza, il principe è pronto a scendere in battaglia, pur di mantenere l’ordine. Il principe ha, dalla sua, la forza bruta: una spada di Damocle sopra i sudditi. Questa modalità minacciosa di governare, porta con sé il rischio di insurrezione, che il principe deve contenere, dando gratificazioni alla sua gente. Sembra un meccanismo sedativo, che gioca sul sentimento delle persone.

Pare che il Principe, per garantire stabilità sociale, abbia la necessità di ricorrere agli armamenti.

La notte dello sfogo

L’episodio numero venti della serie animata Rick & Morty, vede i due protagonisti approdare rocambolescamente su un pianeta Amish. In questo cosmo, c’è una bizzarra usanza, chiamata Notte dello sfogo.

Ebben sì: una notte l’anno si ha la possibilità di fare qualsiasi cosa, anche la più turpe. A che serve quest’evento? Semplicemente, a far sfogare la rabbia repressa dei cittadini. La notte dello sfogo è legittimata da una Legge valida in tutto il pianeta. Tale norma ha il fine di preservare gli individui dalla violenza, la quale resta inattivata per 364 giorni, prima di esplodere.

Il paradosso di questa “Legge” sta nel voler perseguire la pace attraverso la guerra. Non sarebbe strano scorgervi una citazione alla propaganda del Big Brother di Orwell. La contraddizione si accende: la guerra è pace.

Ma è così difficile, oggigiorno, ottenere qualcosa di buono con la non-violenza? Forse sì…

Ciò è giusto? Forse no, dato che i mezzi sono opposti al fine perseguito.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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