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Renzi apre la crisi politica: scopriamo le motivazioni e gli scenari di governo

Renzi apre la crisi politica: scopriamo le motivazioni e gli scenari di governo

Quali sono le ragioni della crisi politica? E quali le conseguenze costituzionali? Analizziamo lo scenario della crisi innescata da Italia Viva.

 

Mercoledì 13 gennaio Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, rispettivamente politiche agricole e famiglia e pari opportunità, nonché del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Il mancato sostegno di Italia Viva al governo ha aperto da qualche giorno una crisi politica che si aggiunge alla preesistente crisi sanitaria, scatenata dalla pandemia da Covid-19; pandemia che avrebbe giocato un ruolo essenziale nella scelta di Renzi, accusando il governo Conte bis di non essere riuscito a rispondere con efficacia alle sfide imposte dall’emergenza sanitaria. Analizziamo quindi le ragioni politiche della decisione del ritiro del sostegno di Italia Viva, non dimenticando di spiegare cosa si intenda per crisi di governo e distinguendo tra crisi parlamentare ed extra-parlamentare.

 

La crisi politica: ragioni e scenari

Lo scenario attuale è il seguente: serve trovare una decina di senatori per scongiurare la crisi politica. In altre parole, Conte necessita di sostituire i voti di Italia Viva al Senato facendo entrare nella maggioranza senatori attualmente all’opposizione. Così facendo e mantenendo la maggioranza alla Camera, Conte riuscirebbe in una manciata di giorni a risolvere la crisi politica e rimanere al comando senza il sostegno di Renzi e del suo partito. In caso contrario si innescherebbe a tutti gli effetti la crisi di governo, portandone alle dimissioni.

Al di là delle possibili risoluzioni viene da chiedersi perché Renzi abbia deciso di ritirare il sostegno al governo in piena crisi sanitaria. La risposta è da ricercarsi, come anticipato, nell’emergenza stessa: le accuse che l’ex presidente del Consiglio muove a Conte si ritrovano nella cattiva gestione della pandemia. Più precisamente, i temi all’ordine del giorno comprendono l’amministrazione nazionale dei fondi europei del Recovery Fund, misura atta a garantire la ripresa dei paesi colpiti dall’emergenza sanitaria; amministrazione tacciata di essere inefficace e contraddittoria. Ancora, il rifiuto ad accedere al MES, o fondo salva-stati, per la concessione di strumenti di debito per il finanziamento di prestiti e l’emissione di diversi sistemi di aiuti finanziari agli stati europei. Infine, sussiste la tanto discussa situazione della delega dei servizi segreti ancora mantenuta da Conte. Queste le ragioni ufficiali cui si aggiungono poi i consueti giochi di potere che costellano il panorama politico italiano, senza dimenticare che Renzi non è di certo estraneo al tema della caduta di governo (Letta 2014).

 

Crisi di governo e crisi parlamentare

Abbiamo detto che quella innescata da Renzi è una crisi politica. Pertanto, il primo elemento da sottolineare è che allo stato attuale dei fatti ancora non è possibile parlare in maniera ufficiale di crisi di governo. Di fatti, che cos’è e quando si verifica?

A livello costituzionale la crisi di governo è da intendersi come logico conseguimento delle dimissioni del governo e del presidente del Consiglio. Nella fattispecie, la crisi andrebbe ad innescarsi a seguito della mancata maggioranza al Senato: mancando adesso i 18 rappresentanti di Italia Viva, i senatori a sostegno del governo sono 151, numero insufficiente alla sopravvivenza del governo. Se in minoranza, dunque, la prassi vuole che il presidente convochi il Consiglio dei ministri per annunciare le proprie dimissioni, che, tuttavia, costituendo un atto individuale, non necessitano di una deliberazione. Ora, la crisi di governo può essere parlamentare o extra-parlamentare. La prima ruota attorno alla questione della fiducia: una delle due Camere può approvare a maggioranza semplice una mozione di sfiducia, obbligando il governo a dimettersi. In altre parole, il governo può vantare il diritto di porre la questione di fiducia per ciascuna deliberazione parlamentare e in caso di voto contrario si procede all’approvazione di una mozione di sfiducia, cui conseguenza sono le dimissioni del governo.

Crisi extra-parlamentare

Abbiamo finora analizzato la crisi parlamentare; prima di soffermarsi sulla extra-parlamentare risulta doveroso fornire degli esempi della prima. Un dato che bisogna evidenziare è che solo due governi nella storia repubblicana sono caduti per sfiducia di una Camera: il riferimento è ai due governi Prodi, rispettivamente nel 1998 per un voto e nel 2008 per cinque voti. Quella attuale è una crisi parlamentare o extra-parlamentare?

Per rispondere all’interrogativo vediamo le caratteristiche della crisi extra-parlamentare. Essa si verifica per motivi che sono imputabili ai rapporti tra i partiti di maggioranza, e più precisamente in corrispondenza del ritiro del sostegno di uno di questi. In altre parole, la crisi extra-parlamentare prende forma a seguito di una crisi politica innescata dall’annuncio del mancato sostegno al governo di uno dei partiti che costituivano fino a quel momento la maggioranza. Un’altra ragione poi può essere individuata nella sconfitta della coalizione al governo in occasione di elezioni locali, regionali o parziali. Un dato che merita essere evidenziato è che mentre la crisi parlamentare si è verificata soltanto due volte nella storia della repubblica, quella extra-parlamentare è prassi assai diffusa. Si pensi al governo Letta del 2014 dimessosi per garantire la formazione del governo Renzi. E ancora una volta soggetto di una crisi extra-parlamentare è Matteo Renzi, sebbene sotto vesti differenti. Ecco quindi che il ritiro del sostegno di Italia Viva costituisce un caso di crisi extra-parlamentare che se non tamponato da una ritrovata maggioranza indurrà domani, martedì 19 gennaio, all’innescarsi di una vera e propria crisi di governo e alle dimissioni dell’attuale presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

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