Il Superuovo

Quando il “rifiuto della chiamata” è impossibile: il mito di Ulisse, Achille e Luke Skywalker

Quando il “rifiuto della chiamata” è impossibile: il mito di Ulisse, Achille e Luke Skywalker

Il “rifiuto della chiamata” è uno dei momenti fondamentali del mito secondo Campbell. Due grandi eroi Greci  hanno provato a rifiutare la loro chiamata all’avventura, spaventati dal loro destino. Anche Luke in Star Wars ha, inizialmente, rifiutato la chiamata del destino.

Il manifesto di Star Wars: A New Hope nei cinema (anno 1976)

Nel libro “The Hero with a Thousand Faces” Joseph Campbell analizza le varie parti di un mito. Parlando del viaggio dell’eroe, spiega che le prime fasi consistono nella chiamata all’avventura, il confronto con i guardiani della soglia, l’incontro con un saggio e infine il rifiuto della chiamata. Oggi parleremo di quest’ultima fase, il rifiuto alla chiamata di due eroi mitici greci, Achille e Odisseo, e di Luke Skywalker in Star Wars: A New Hope.

Il rifiuto della chiamata nel mito greco : Ulisse

Nella mitologia greca vi sono moltissimi esempi di rifiuto della chiamata, ma forse i due più avvincenti ed eclatanti sono quelli di Ulisse e Achille. Apollodoro racconta che i due eroi si inventarono uno stratagemma per provare ad evitare la partenza per Troia. L’episodio della simulazione della pazzia di Ulisse viene raccontato da diverse fonti e Sofocle ha scritto addirittura una tragedia, purtroppo perduta, sull’argomento. La versione della storia più diffusa varia da quella raccontata in Apollodoro. Ulisse, consapevole che il suo ritorno ad Itaca sarebbe stato faticoso e quasi impossibile, decise di fingersi pazzo per ingannare la delegazione di guerrieri achei. Qui le due versioni differiscono: per i più (tra cui Cicerone e Proclo) Ulisse avrebbe finto di seminare i campi con l’aratro, spargendo invece sale su tutta la terra. Palamede, intuendo l’inganno avrebbe dunque preso il piccolo Telemaco, figlio di Ulisse, e l’avrebbe posto davanti all’aratro. Ulisse dunque, per non uccidere il figlio, avrebbe deviato la traiettoria, rivelando la sua sanità. Secondo Apollodoro, la cui versione della storia è confermata da Luciano, Ulisse avrebbe finto la pazzia vagheggiando con discorsi senza senso. Palamede avrebbe quindi finto di assalire con la spada il figlioletto Telemaco e Ulisse avrebbe difeso il figlio, smascherando la sua farsa. Quale sia la versione corretta è poco importante (il fascino del mito greco è proprio quello di vedere la stessa storia narrata in modi diversi nelle varie realtà geografiche), la cosa più importante è che Ulisse provò a rifiutare la chiamata alle armi.

Il rifiuto della chiamata nel mito greco: Achille

Achille ferito a morte sotto le mura di Troia

Un altro esempio di rifiuto alla chiamata è quello di Achille: il contesto è sempre lo stesso, la chiamata alle armi per la guerra di Troia. Teti, madre di Achille, è consapevole che il figlio sarebbe morto a Troia, perciò lo traveste da fanciulla e lo manda a Sciro, alla corte di Licomede. Sulle modalità con cui Achille venne smascherato vi sono, ovviamente, versioni discordanti. La versione più accreditata è quella che racconta che Ulisse abbia gettato ai piedi delle fanciulle abiti da donna mescolati ad armi. Achille si sarebbe tradito perché, mentre le fanciulle esaminavano i vestiti, Achille andò dritto verso le armi. Per Apollodoro invece, Achille fu smascherato dal suono di una tromba di guerra. Igino, infine, unisce le due storie. Come che sia, anche Achille avrebbe, inizialmente, rifiutato la chiamata.

Il rifiuto alla chiamata quindi è un elemento tipico anche dei miti antichi e non solo delle favole moderne. Abbiamo però visto che, per quanto un eroe tenti di rifiutare la chiamata, non possa sfuggire al proprio destino.

Il rifiuto della chiamata in Star Wars

Mary Henderson, in un libro chiamato Star Wars: The Magic of Myth, si propone di dimostrare che Star Wars possa essere a tutti gli effetti considerato un mito. Per farlo parte da “The Hero with a Thousand Faces” di Campbell. Analizza e spiega la chiamata all’avventura che Luke riceve; racconta del suo incontro con i guardiani della soglia e con la guida saggia. Successivamente esamina il rifiuto alla chiamata. Mi sento libero di entrare un pochino nel dettaglio, in quanto il libro di Mary Henderson è ormai fuori commercio. All’inizio di “A New Hope” Luke è il perfetto ragazzo sconosciuto che sogna di volare nello spazio. Lavora e vive con gli zii, che un giorno si trovano a dover cambiare il loro droide perché difettoso. Sarà proprio da uno di questi due nuovi droidi che arriverà la chiamata all’avventura. Uno dei due infatti scappa, portando Luke ad inseguirlo e dunque ad uscire dal suo habitat, dalla sua zona confortevole. Trovato il droide, Luke si imbatte nei guardiani della soglia, i predoni Tusken, che vivono nei deserti di Tatooine. Luke è salvato dai Tusken dall’arrivo di una figura incappucciata. Entriamo così nella terza fase del mito secondo Campbell: l’incontro con la guida sapiente, che omaggia il futuro eroe di un talismano magico (la spada laser).

A questo punto tutto sarebbe pronto per l’avventura dell’eroe, ma Luke rifiuta. “Devo tornare a casa, non posso aiutarti! Ho un lavoro da finire”. Queste sono le scuse indotte da Luke per cercare di sfuggire al proprio destino. Ma se nel mito greco erano altri eroi a smascherare i trucchi dei loro compagni, qui sono gli Stormtrooper, le guardie d’assalto imperiali, che, sbarcati sul pianeta per inseguire i due droidi, uccidono gli zii di Luke. A questo punto il ragazzo non ha più ostacoli, ha la strada aperta verso il proprio destino, la propria crescita e la propria grandezza.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: