Relazioni tossiche? Scopriamo come riconoscerle e scappare da violenza e dipendenza affettiva

La data di domani, 25 novembre, ci consegna il compito importantissimo di parlare delle violenze che vengono perpetrate sulle donne. 

 

Cos’è l’amore? Esistono dei segnali, delle specifiche caratteristiche che possono portarci a comprendere che ciò che stiamo vivendo è un sentimento reale, sano e puro? Purtroppo oggi non è così semplice, ma nell’antica Grecia sì…

L’AMORE INTENSO E PURO CI VIENE NARRATO NEL SIMPOSIO DI PLATONE

Il Simposio è uno dei più grandi capolavori del filosofo Platone, sia dal punto di vista stilistico che narrativo e contenutistico.

Si tratta di un dialogo circolare, in quanto i partecipanti sono disposti in cerchio e prendono la parola per dare la loro personale visione sul tema scelto, che in questo caso è l’amore.

I partecipanti del simposio in questione erano:

  • Fedro, giovane poeta del gruppo;
  • Pausania, uomo politico del momento;
  • Erissimaco, medico e scienziato;
  • Aristofane, comico e commediografo;
  • Agatone, padrone di casa e tragediografo;
  • Socrate, filosofo che conosciamo tutti benissimo;
  • Alcibiade, grande combattente.

È proprio Fedro a scegliere il tema della discussione, che ricade su Eros.

Eros per Fedro rappresenta il legame più forte e potente che esista tra quelli che sono i rapporti umani, quindi l’amore è talmente forte da superare anche la paura della morte. Gli amanti, infatti, darebbero anche la vita per l’altro! A questo proposito il giovane poeta narra di due sacrifici, il primo dei quali è quello di Alcesti e Admeto: la donna sacrifica la sua vita per il suo amato.

L’amante non può non amare, mentre l’amato ha la possibilità di scegliere se ricambiare o meno l’amore di colui che lo ama.

Secondo sacrificio che viene narrato dal giovane è quello di Achille per Patroclo: l’eroe greco uccide Ettore per vendicare il suo amato Patroclo, e consapevole del suo destino si sacrifica.

Successivamente la parola viene data a Pausania, che distingue due tipi di amore: quello celeste (elevato) e quello terrestre (di un livello minore).

Arriva a concludere che la forma di amore più alta sia quella che intercorre tra due uomini, che sono posti sullo stesso piano e che si pongono come fine il godimento intellettuale.

Erissimaco, giunto il suo turno,  afferma che esattamente come i corpi sani e malati, esistono anche amori sani e amori malati.

Un corpo sano presenta armonia tra le parti, così come un amore sano è un amore equilibrato.

Gli amori malati sono sbilanciati, sostanzialmente, ma c’è un rimedio: così come il medico riesce a ridare equilibrio al corpo, allo stesso modo gli amori malati possono essere riequilibrati.

È la volta di Aristofane, che racconta il mito dell’androgino e dei tre generi umani. Un tempo, infatti, esistevano uomini, donne e l’androgino, che era un essere formato da un uomo e una donna, da due donne o da due uomini.

Questi esseri erano forti e irriverenti e avevano provato a scalare l’Olimpo. Zeus per fermarli aveva deciso di dividerli, rendendoli più numerosi ma anche più deboli. Per evitare di farli morire aveva risanato tutte le parti, rivoltando la faccia e il collo verso la parte del taglio, di modo che l’uomo vedendolo diventasse più mansueto.

A questo punto mancano soltanto Agatone, Socrate e Alcibiade.

Agatone cerca di definire l’amore mostrando una carrellata di virtù appartenenti a questo sentimento, come la giustizia, la temperanza, il coraggio e la sapienza.

Socrate invece racconta la nascita di Eros, figlio di Pòros e Penìa. Egli non è mai povero, ma neanche mai ricco, ed è una via di mezzo tra sapienza e ignoranza. Condivide le sorti della madre, quindi è povero e non gradevole, ma ha anche quelle del padre, quindi è veemente, ambizioso e coraggioso.

Alcibiade è l’ultimo oratore a prendere la parola. Innamorato di Socrate, fa capire che l’amore è follia e che non si può parlare di amore se non tramite il manifestarsi dei sentimenti. Solo chi ama parla il linguaggio dell’amore.

 

Il Simposio di Platone illustrato da Anselm Feuerbach

VIOLENZA: PRIME MANIFESTAZIONI, SVILUPPI E SEGNALI DA COGLIERE IN UNA RELAZIONE

cfr. Dante, Par. IV: vïolenza è quando quel che pate Nïente conferisce a quel che sforza … Voglia assoluta non consente al danno; Ma consentevi in tanto in quanto teme, Se si ritrae, cadere in più affanno. 

(https://www.treccani.it/vocabolario/violenza/)

La violenza è un abuso. Abusare significa recare danno ad altri.

Sono due concetti che potremmo definire scontati e semplici, ma sappiamo che non è affatto così nella realtà quotidiana.

Molte persone non si accorgono di essere abusate, oppure chiudono gli occhi di fronte ad una violenza psicologica o fisica perché credono di avere il potere di cambiare il proprio compagno di vita.

Provare sofferenza a causa di una determinata situazione, sentirsi in gabbia, avere la sensazione di essere sbagliate, essere costantemente sminuite o sentirsi messe alla prova dal proprio partner non è normale.

Una relazione basata sul controllo, che sfocia nell’essere costantemente messe alla prova è assolutamente tossica e abusante.

Quali sono i primi segnali in una relazione che possono indicare la presenza di un atteggiamento violento da parte del partner?

Tra questi possiamo sicuramente annoverare la mancanza assoluta di empatia e fiducia, che spesso si esplicita nello sminuire i pensieri o i sentimenti dell’altro e nel controllo ossessivo dei movimenti e degli spostamenti.

Altro segnale può essere poi l’imposizione da parte del partner del proprio modo di pensare: questo interrompe il dialogo, non permettendo uno scambio che porti alla crescita della coppia.

Per imposizione del proprio modo di pensare intendiamo anche l’imposizione della propria volontà.

Segnale fondamentale è il tentativo di isolamento che il partner potrebbe attuare nei confronti della cerchia affettiva dell’altro. Questa è una mossa pericolosa, studiata e altamente manipolante.

Sempre più spesso, soprattutto fra le ragazze più giovani, il possesso viene scambiato per interesse e sana gelosia.

Questo tipo di relazione svuota, svilisce e schiaccia.

Alla prima sensazione di malessere interiore è importante ascoltarsi e non sottovalutarsi, soprattutto.

 

DIPENDENZA AFFETTIVA: LA CONVINZIONE DI POTER CAMBIARE IL PROPRIO PARTNER

È fondamentale parlare della dipendenza affettiva ed è fondamentale che le donne sappiano che si tratta di una condizione trattabile che attira determinati tipi di persone.

La dipendenza affettiva presuppone un modo particolare di intendere il rapporto sentimentale, che diventa simbiotico e fusionale.

In quest’ottica la persona dipendente arriva a negare i propri bisogni pur di ricevere approvazione dal partner, che il più delle volte si mostra indifferente di fronte alle esigenze che l’altro può mostrare di avere.

Questo porta la nascita di una relazione frustrante e non appagante, ma la persona dipendente riesce comunque a sentirsi colpevole anche di cose che non ha fatto.

Questo spiana il terreno, molto spesso, a episodi di manipolazione e svalutazione da parte del partner.

La dipendenza affettiva si declina soprattutto al femminile: si tratta al 99,9% di donne dai 20 anni in su.

Si tratta di donne molto sensibili, fragili, bisognose di conferme, che non hanno una grandissima dose di autostima e che soprattutto sono tendenti all’iperresponsabilizzazione.

Dalla dipendenza affettiva si può uscire effettuando un percorso di psicoterapia mirato, ma il primo passo è quello di accettare che non si può cambiare il proprio partner.

L’unico percorso di cambiamento parte da noi ed è rivolto a noi stessi.

Dedico a tutte le donne del mondo una citazione di Osho, per ricordare che è fondamentale ascoltarsi, amarsi e rispettarsi, prima ancora di sperare che lo facciano gli altri.

Del resto la più grande storia d’amore è quella con noi stessi.

“Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi avidità. Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi attaccamento. Ama, ma non lasciare che il tuo amore diventi una forma di dipendenza, una schiavitù. Dopo di che, ama, ama tremendamente. Allora la paura cessa. E amando, sarai in grado di passare all’altra sponda senza difficoltà”.
(Osho)

 

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