Il Novecento di “Violet Evergarden”: ripercorriamo la storia della scrittura delle donne

Una trama che si divide tra realtà e fantasia, dove la storia è in grado di insinuarsi nei particolari della serie.

L’anime si inserisce nel genere romantico/drammatico a cui non mancano tratti fantasy dovute alle sue ambientazioni ripresi dall’immaginazione, sebbene siano realistiche. Gli stessi particolari di Violet sono inseribili nel più generale processo di alfabetizzazione delle donne nel corso della storia.

“Violet Evergarden”

Violet è stata educata come un’arma umana e come tale la sua incapacità di avere dei sentimenti o di capirne quelli altrui l’accompagnerà per l’intera trama. Lei è in grado solo di eseguire gli ordini. Non ha un background di emozioni che le permette di capire cosa è giusto e cosa invece non lo è. Tuttavia, il maggiore Gilbert, è l’unico che cerca in qualche modo di mostrarle una realtà al di fuori del campo di battaglia. 

Fu lui che le insegnò a scrivere, a provare a renderla una persona più espressiva, sebbene nessuno lo ritenesse opportuno per un’arma da guerra. Il legame creatosi si spezzerà durante una battaglia campale in cui gran parte dell’esercito venne annientato, e la stessa Violet perse entrambi gli arti superiori. In quegli istanti sembra agire non più come una semplice macchina, rischia la sua stessa vita per provare a mettere in salvo il Maggiore Gilbert ferito mortalmente, il quale le ordina di lasciarlo lì e con gli ultimi respiri le dice “Ti amo”. Intorno a questo, Violet costruirà il suo futuro. Congedata dal servizio militare, si prefigge l’obiettivo di imparare cosa significhi avere dei sentimenti. 

La protagonista venne così tuffata in una società civile, fatta di relazioni interpersonali e spontaneità. Caratteristiche di cui però pecca e per questo vista inizialmente con distacco, anche per via delle sue protesi meccaniche. Trova la sua strada nella società postale CH, mostrando le sue capacità di rapida scrittura a macchina, quasi inumana, che farà di lei una delle “bambole automatiche di scrittura” più richieste, specie per lettere sentimentali. Il personaggio di Violet inizierà a subire delle modifiche a livello interiore, avvicinandosi così a capire significassero le ultime parole di Gilbert.

Fonte: https://nobleorderbrewing.com/violet-evergarden-what-know-before-movie

Ambientazione

Sebbene sia tutto immaginario, bisogna prima capire dove e quando i fatti dell’anime si svolgono. Ci troviamo nel continente immaginario di Telesis, nella città di Leiden. Qui è dove Violet inizia la sua nuova vita da civile. Molti sono gli spunti che ci possono aiutare datare e localizzare le vicende narrate. a partire dal nome di Leiden, capitale dello stato di Leidenschaftlich,parole di chiaro riferimento al mondo tedesco.

Per rimanere in quest’ambito, le stesse location riprendono da architetture reali, come il castello di Heidelberg mostrato nell’episodio 13. Nel film “Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memories Doll” si riconoscono Nassauer Haus, piazza di Hauptmarkt e il Castello Imperiale di Norimberga durante le vicende di Violet e Taylor. Oppure ancora si vede la protagonista passeggiare per i vicoli del centro storico di Cochem con il suo Castello Imperiale sullo sfondo. I riferimenti europei non sono finiti qui. Anche la Francia è ripresa più volte, per esempio nell’episodio 5 si vede il palazzo di Drossel, ispirato allo Château de Chenonceau, nella Valle della Loira. Come non citare poi il simbolo della nazione, la Torre Eiffel, qui chiamata semplicemente torre radio e mostrata nei due film.

Per quanto riguarda la datazione si può fare riferimento alla guerra combattuta da Violet, in cui le tecnologie, le armi e le uniformi dei soldati ricordano quelle della Prima Guerra Mondiale. Su questo però la possibilità di trovare nuovi indizi finisce qui per via delle poche scene militari mostrate. Tuttavia, ci viene in soccorso la macchina da scrivere usata da Violet. Confrontata con i modelli della Olivetti notiamo l’estrema somiglianza con i modelli M1 e M20, usciti rispettivamente nel 1911 e 1920. 

Fonte: https://nospoiler.it/2021/10/15/violet-evergarden-le-location-reali-nella-serie-animata/

La scrittura delle donne

Arriviamo adesso al fulcro della questione. Quello che la serie mette in mostra è la capacità di Violet di scrivere delle lettere su richiesta, in particolare su tematiche sentimentali. La storia dell’emancipazione delle donne in questo ambito è sicuramente fatta di enormi passi in avanti ma di altrettanti arretramenti considerevoli a ritmi cadenzati. C’è da dire che se a partire dal medioevo si scriveva per necessità piuttosto che per volontà propria, con i secoli dell’età moderna l’approccio alla scrittura cambia radicalmente in seguito all’Illuminismo. L’allargamento degli orizzonti culturali, dovuto ad un mercato librario ben più ampio rispetto al passato, portò senza dubbio all’aprirsi di nuove possibilità per le donne. 

Sebbene ci fosse ancora qualche tipo di riluttanza a vedere un nome femminile nella copertina di un libro o di un giornale, si nota come, soprattutto nella prima metà dell’800, gli argomenti trattati nei romanzi riguardassero in particolar modo temi sentimentali, basti pensare a Jane Austen, George Sand, Charlotte e Emily Brontë. Vuoi per la maggior capacità delle donne di affrontare tali argomenti, vuoi per la loro difficoltà di trattarne di più seri all’interno della società maschile dell’epoca, sono le emozioni e i sentimenti quelli che vanno per la maggiore negli scritti femminili. Ciò che “Violet Evergarden” mostra è proprio questo. La presenza di una redazione tutta al femminile fa capire come l’allargamento dell’istruzione avesse avuto i suoi buoni effetti, peccando però in qualità degli scritti. 

Infatti tra XIX-XX secolo si nota un alto rischio di mediocrità. L’infittirsi della schiera di scrittrici portò senza dubbio ad un aumento quantitativo ma non necessariamente qualitativo della produzione letteraria. Una visione quella della mediocrità che però non deve essere vista come una legge assoluta, infatti tra 1909 e 1928 sono ben 3 le donne vincitrici del Nobel per la letteratura tra cui la nostra Grazia Deledda. Insomma, riprendendo il pensiero di Virginia Woolf in “Una stanza tutta per sé” distingue tra le scritture letterarie scritte con la penna, nate da una mente incandescente e dinamica, e quelle ancora governate da emozioni (fa riferimento alle rivendicazione e alle proteste del periodo) al di fuori del campo artistico, scritte con il piccone

Confronto tra la macchina da scrivere di Violet e la M1 della Olivetti.

 

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