Ragione o sentimento? Ogni uomo è l’esito di questo eterno conflitto

Il conflitto tra la razionalità e l’irrazionalità attraversa secoli di letteratura e filosofia; arriveremo mai ad una risoluzione armonica di questo scontro?

Aquila calva americana sopra lo specchio d'acqua

La tensione che nasce internamente ad ogni uomo tra la tendenza all’ordine razionale e l’istinto verso la passione può essere destabilizzante: scopriamo insieme come scrittori e filosofi hanno affrontato la questione.

Apollineo e dionisiaco

Il filosofo e filologo tedesco, Friedrich Nietzsche, ha avuto una notevole influenza sul pensiero occidentale fino ai giorni nostri. Ha teorizzato che la mente umana non fosse monolitica, bensì composta da più istanze: una tesi rivoluzionaria, sviluppata e sistematizzata da S. Freud nei suoi trattati psicoanalitici. Sostiene, infatti, che ci siano due spiriti innati all’interno di ognuno a guidare la nostra azione: l’apollineo e il dionisiaco. Lo spirito apollineo, in maniera corrispondente al dio greco da cui prende il nome, guida l’uomo all’ordine e alla razionalità; al contrario, il dionisiaco spinge al caos e alla follia. Così Nietzsche, individua due forze alla base dell’agire umano e contemporaneamente restituisce dignità alla componente più irrazionale, in quanto compone la base del pensiero tanto quanto quella razionale. Propone una visione violenta e distruttiva rispetto alla cultura occidentale, costituitasi in seguito al pensiero socratico e a quello cristiano, che il filosofo accusa ripetutamente di aver spinto l’uomo a ripudiare parte della propria natura. Infatti, ancora oggi associamo l’idea di ordine e razionalità alla virtù e gli aspetti più sfrenati della nostra personalità ai vizi e ai difetti da correggere. Uno spazio ordinato, uno studio organizzato, un lavoro preciso e curato nei minimi particolari sono sinonimo di esattezza e competenza; mentre abbandonarsi all’ebbrezza, un eccessivo disordine nell’ambiente o accogliere gli istinti senza riflettere sono comportamenti che, senz’ombra di dubbio, riconosciamo come sbagliati. Ma quanto di noi e della nostra natura la società ci spinge a reprimere? Nietzsche risponde a questo quesito in molte delle sue opere, attraverso un brusco distacco dalla cultura corrotta che ci ha condotto a questa tendenza; eppure non si può dire una questione risolta. Molti autori prima e dopo di lui hanno affrontato il tema del conflitto fra la razionalità e l’irrazionalità, come se in fondo ancora si cercasse uno spirito che possa dirsi superiore all’altro.

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Una scissione continua

Il famoso romanzo “Ragione e sentimento” di Jane Austen è un esempio lampante della necessità dell’uomo di scindere questi due aspetti. Elionor incarna la razionalità e la sorella Marianne il sentimento: in entrambi i casi, uno spirito si è affermato e l’altro è stato represso. Non avremmo difficoltà ad identificare un approccio migliore rispetto all’altro, eppure la graduale affezione che ci avvicina ad entrambe le protagoniste ci porta a concepire in entrambi gli aspetti una sorta di giustizia ed empatia.
Inoltre, nell’intrecciarsi della vicenda, è come se queste due personalità si completassero, rispondessero una all’esigenze dell’altra e insieme componessero la totalità della psiche umana. In modo diverso ma dalla divisione ugualmente netta, Stevenson scinde Dottor Jekyll da Mr. Hyde. Si arriva ad unire tale doppiezza nello stesso individuo, accogliendo la cornice storica dell’età vittoriana e dei suoi ipocriti compromessi, ma la loro compresenza armonica sembra ancora utopia. In particolare, è triste doverci immaginare come rispettabili dottori in un mondo che non lascia spazio alle passioni e ci costringe a sfogarle altrove.

Una foto sfocata di una persona in una stanza buia

Due identità in una

Nietzsche si è sentito un profeta, un folle, ad annunciare il crollo dei valori morali e dell’esaltazione dell’apollineo nel 1882, quando ha pubblicato “La Gaia Scienza”. Sapeva che, però, presto o tardi, gli uomini avrebbero compreso la causa dei loro tormenti e avrebbero abbracciato la propria natura nella sua doppiezza. Spesso mi chiedo se poi sia stato così, se davvero siamo arrivati a riconoscerci anche oltre la nostra ragione. Nietzsche stesso non riesce a teorizzare questa scoperta senza ricadere nell’eccesso e nella violenza. Noi ci riusciremo mai? Guardando la nostra società, non riesco a rintracciare questo equilibrio. Quanti salti mortali di fronte al pubblico servono a costruirsi una reputazione, una rispettabilità; è sufficiente un eccesso, una perdita del controllo e crolla l’intera torre simmetrica e proporzionata della nostra immagine. Forse ancora non siamo in grado di dissociare il dionisiaco dall’imperfezione, o forse il pubblico non sarà mai in grado di accettare uno squilibrio.
Un ragazzo con una media scolastica stellare, i corsi di pianoforte e di nuoto, le certificazioni linguistiche, è il ritratto dell’eccellenza e di un futuro brillante; come si può pensare che soffra di depressione o che abbia provato delle droghe? Ci sembra così insensato, quasi impossibile che queste due realtà siano la stessa persona, ma è davvero difficile essere uno quando si è mossi da forze contrastanti e le aspettative degli altri non si abbassano mai. Poi tutti a chiedersi cosa lo abbia portato lì: forse il bisogno di uscire dalle linee nette che la perfezione impone, o magari la paura che non ci sia spazio per lui se lascia liberi anche i pensieri che escono un po’ dai bordi. E allora fa rientrare il quadro della sua vita dentro una cornice spessa e trova un modo per scappare quando nessuno è preso ad ammirarla.

Probabilmente non esiste un modo sistematico di affrontare la doppiezza che ci caratterizza: c’è chi, giorno dopo giorno, tenta di spiegarla, chi per una vita non smette di combatterla. Se non esiste soluzione, non resta che ricondurre al nostro io, in ogni momento, tutto ciò che ci compone, prediligendo l’accettazione alla repressione, amandoci in tutte le nostre forme complesse e discordanti.

Palloncino bianco a forma di cuore sulla superficie bianca

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