Quello che i social non dicono: gli esperimenti psicologici dietro i filtri e le challenge

Sapevate che alcune challenge diffuse su Tik tok e molti filtri usati nelle storie di Instagram nascondono storici esperimenti psicologici?

www.blog.ilgiornale.it https://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2018/12/27/news/test_specchio_autoconsapevolezza_animali-4236596/ https://lamenteemeravigliosa.it/esperimento-della-bambola-bobo-aggressivita/
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In un mondo super tecnologico quasi tutti ci divertiamo a vivere, non sempre si spera, di video e foto pubblicate sui social. Ma oggi scopriremo la psicologia nascosta tra i filtri di instagram e due challange diffuse sul web, la “sweet challenge” e la “skulbreaker challange”.

 

Leone Ferragni test del filtro è il nuovo test dello specchio

 

C’è chi l’ha fatto e chi mente

In un mondo social chi di noi non ha mai visto, almeno una volta, storie di Instagram con filtri simpatici?

Inizialmente il filtro più diffuso erano le orecchie da cane, poi quelle da gatto, successivamente la corona di fiori, oggi ognuno può addirittura divertirsi a creare il proprio filtro da poter diffondere. Eppure, pochi sanno che dietro un semplice filtro ci sia lo studio della coscienza di sé.

La psicologia dello sviluppo ha individuato che il bambino costruisce la propria identità già dai primi anni: un esempio evidente è la consapevolezza, che inizia ad avere, del proprio corpo.

Ma come si studia?

In laboratorio, guardandosi allo specchio.

Il test dello specchio” o “della macchia rossa” è un esame in cui il bambino è posto davanti a uno specchio con una macchia rossa disegnata sul naso: solo quando toccherà il proprio naso e non lo specchio di fronte avrà iniziato ad avere consapevolezza del proprio corpo.

Sui social, con la fotocamera interna del cellulare.

Leone Ferragni, figlio della nota imprenditrice digitale Chiara Ferragni, per esempio, ha imparato a riconoscere il proprio corpo con un filtro di Instagram. I follower più presenti avranno notato che nei primi mesi il bimbo guardava solo stupito il filtro senza capire cosa accadesse con la mano che toccava il cellulare. Solo a un anno la mano di Leone non era più diretta sullo schermo ma verso la propria testa: era proprio lui in quel preciso momento, ad avere quegli effetti speciali intorno a sé!

La figlia Kylie Jenner durante la sweet challenge, Kylie Jenner instagram

In quarantena abbiamo mangiato molti dolci: chi senza esitare, chi resistendo per qualche minuto

In un mondo, rinchiuso in casa, pronto ad affrontare una pandemia, qualcuno ha iniziato a fare sport, qualcuno ha provato lo yoga, qualcuno è diventato cuoco, qualcuno, invece, ha messo alla prova l’autocontrollo dei propri figli. Tutto questo l’abbiamo mostrato, quasi sempre, sui social.

Chiara Ferragni ha provato a farlo con Leone, ma con scarsi risultati (è ancora troppo piccolo). Kylie Jenner, imprenditrice e personaggio televisivo statunitense, invece, ha avuto ottimi risultati con la propria figlia. Da lì si è scatenata la “sweet challenge” che altro non è che una replica dell’esperimento del marshmallow dello psicologo Walter Mischel del 1972.

Definito anche come il test della gratificazione differita, l’esperimento valuta la capacità delle persone di resistere a una tentazione per ricevere una ricompensa più grande in un secondo momento. Al bambino viene dato un dolce e deve resistere, da solo nella stanza per 15 minuti, senza mangiarlo. Se si trattiene sa che avrà una ricompensa, un dolce in più.

Sia in laboratorio sia sui social, quando iniziano l’esperimento, si vedono i bimbi canticchiare, chiudere gli occhi, ripetersi di essere pazienti, allontanare il dolce, tutte strategie per distrarsi e resistere. Eppure pochi sanno che, secondo uno studio longitudinale, il comportamento durante il test, potrebbe darci un’idea di che tipo di adulti diventeranno i bimbi, in termini di autocontrollo e risultati accademici. Certo, la personalità non è scolpita nella pietra: si può cambiare o si può allenare il proprio autocontrollo a resistere a un marshmallow ora per averne due dopo, in quarantena un po’ di più.

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Challenge non sempre dolci

In un mondo in cui il web porta a diffondere con molta facilità i propri filtri di instagram, a darti la possibilità di sfidare con challenge persone conosciute e sconosciute, non tutto diventa facilmente controllabile, sano e sicuro.

Tra Instagram, Twitter e Whatsapp si sta diffondendo sempre di più un nuovo social, Tik Tok.

Si tratta di un’app per fare video con sincronizzazione labiale: si seleziona un audio o una canzone esistente e ci si diverte a imitare le parole dette o creare il proprio ballo sulle note scelte. Il processo di imitazione è rapido: qualcuno propone dei passi per una canzone, tutti provano a seguire quei passi introducendo o no la propria novità.

Se il processo di imitazione è rapido e anche divertente, il processo di imitazione all’aggressività ancora più rapido ma meno divertente, anzi persino pericoloso!

Su Tik tok si è diffusa infatti la “Skullbreaker Challenge” o “Sfida del Cranio”: due autori coscienti chiamano un compagno a partecipare a un video in cui si salta felici ed affiancati. Il danno arriva quando durante il salto del terzo compagno i due amici che lo affiancano allungano le gambe verso l’interno mettendogli lo sgambetto in modo fatale.

Come notò, nel 1961, Bandura con l’esperimento della bambola Bobo: il comportamento aggressivo può essere modellato, appreso per imitazione. L’esperimento consisteva nell’osservare il comportamento dei bambini nei confronti di una bambola, Bobo, prima e dopo aver visto il video di un adulto trattare in maniera aggressiva il pupazzo. Come per l’esperimento così per la Skullbreaker challenge: se nessuno avesse mostrato delle azioni violente, probabilmente il comportamento del bambino con la bambola e il video in cui si salta su Tik Tok non sarebbero stati aggressivi e violenti.

Fortunatamente, come per l’apprendimento per imitazione, c’è chi si rende modello non di aggressività ma di cura: la Croce Rossa Italiana ha partecipato alla sfida del cranio, fermandosi prima dello sgambetto: cadere in quel modo infatti potrebbe essere fatale.

Non saranno certo solo questi gli esperimenti psicologici alla base di mode social, eppure per il momento saranno questi tre casi  a mostrare quanto possa incuriosire, spaventare, aiutare o danneggiare il mondo social. Perché in fondo è così: dietro la tecnologia, scoperta e da scoprire, c’è ancora un mondo, un mondo psicologico!

 

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