QUEI BRAVI RAGAZZI: QUANDO AD UCCIDERE ORA è ANCHE LA GENERAZIONE Z

Palloncini lasciati per Aurora, morta dopo che il fidanzato 15ennel’avrebbe spinta giù dal balcone. Aveva 13 anni.

Antonella, Santo e Aurora: tre giovanissimi, morti tragicamente. Ognuno di loro è venuto a mancare per una circostanza diversa, eppure il filo che li unisce resta lo stesso e ci porta in un mondo fatto di onore, ostentazione e possesso, tutti elementi chiave che potrebbero portare alla deriva una generazione intera.

LA DEPOSIZIONE

Una signora entra nella Corte d’Assise di Bari per la sua deposizione. È Francesca Maggi, la madre di Ivan Lopez, , ucciso nel quartiere San Girolamo la sera del 29 settembre 2021. Per la Dda di Bari si sarebbe trattato di un omicidio maturato in ambito mafioso perché Lopez, insieme con suo fratello Francesco, avrebbe compiuto alcune estorsioni nei confronti di Davide Lepore, titolare di alcune autorimesse di Bari e vicino ai clan Capriati della città vecchia e Parisi-Palermiti del quartiere Japigia. I fratelli Lopez, invece, erano esponenti del clan Strisciuglio del rione San Girolamo. Ma il discorso della signora improvvisamente si sposta e viene citata Antonia Lopez, detta Antonella, la 19enne uccisa per errore la notte tra 22 e 23 settembre all’interno della discoteca ‘Bahia’ di Molfetta, in provincia di Bari. che altro non è che la nipotina di quella signora:

“Io e la madre rimproveravamo Antonella per le sue frequentazioni, ma lei vedeva del buono in tutti. Mi diceva ‘mamma’, perché mi chiamava mamma, ‘non collegare che uno è figlio o fratello di qualcuno… c’è del buono in loro’. Lei vedeva del buono in tutti”.

Antonella Lopez, quindi, sarebbe stata rimproverata in famiglia per alcune sue frequentazioni. La sera in cui fu uccisa, la ragazza si trovava in compagnia di Eugenio Palermiti, rampollo del clan rivale degli Strisciuglio. Per il suo omicidio è da oltre un mese in carcere il 21enne Michele Lavopa, che quella sera avrebbe sparato per colpire proprio Palermiti con cui, in passato, aveva avuto dei dissapori.

Antonella Lopez, uccisa per errore a 19 anni.

CRONACHE DI UN OMICIDIO

La musica si spegne, poi gli spari. L’obiettivo doveva essere Eugenio Palermiti, nipote omonimo del capoclan del quartiere Japigia di Bari. Ma i colpi che Michele Lavopa, 21 anni, ha sparato la notte tra sabato e domenica in una discoteca nell’hinterland barese, hanno ucciso Antonella Lopez, 19 anni, vittima innocente di un risentimento che durava da tempo. Tutto sarebbe infatti cominciato sei anni fa quando Lavopa sarebbe stato vittima di un pestaggio da parte del gruppo di Palermiti, e le violenze furono riprese e diffusa tra le chat. “Quel fatto mi ha cambiato”, ha detto durante la sua confessione a pubblico ministero e carabinieri il giovane che è stato fermato ed ora è in carcere con le accuse di omicidio e tentato omicidio. Tupac. Durante l’interrogatorio dirà di aver agito dopo aver visto Palermiti tentare di prendere un’arma. Con la pistola in mano, il 21enne spara almeno sei colpi, colpendo cinque ragazzi: il proiettile che colpisce Lopez le si conficca nella spalla, le recide l’aorta e ne provoca la morte in pochi minuti. Altri quattro, tra cui lo stesso Eugenio Palermiti, rimangono feriti e vengono trasportati in ospedale, ma non sono in pericolo di vita. Palermiti, dopo aver saputo della morte di Lopez mentre si trovava al pronto soccorso, avrebbe sfogato la propria rabbia inveendo contro gli operatori sanitari e spaccando un computer della struttura. È sempre Lavopa a raccontare agli inquirenti, anche se in maniera poco chiara, cosa è successo dopo. Allontanatosi a piedi dalla discoteca, sarebbe tornato a casa su un’auto guidata da un’amica. Poi, insieme a un altro amico (ora indagato per favoreggiamento), si sarebbe rimesso in macchina per liberarsi della pistola. Una versione diversa rispetto alla prima data ai carabinieri, ai quali avrebbe inizialmente detto di aver buttato l’arma in mare.

GIOCARE CON IL FUOCO

“I social, le discoteche, i pub e i luoghi di aggregazione sono le aree in cui si scatena la necessità di manifestare platealmente la propria caratura criminale” ha detto il coordinatore della Dda di Bari, Francesco Giannella. Parole che, probabilmente, condividerebbe anche il Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri che in più occasioni si è dimostrato contrariato non solo all’utilizzo dei social dove la criminalità organizzata ha dimostrato di poter essere anche virtuale, ma anche nei confronti dell’industria cinematografica e televisiva per aver reso ‘affascinante’ ciò che non lo è. “Un aspetto inquietante è che i giovani rampolli delle casate criminali abbiano individuato le discoteche come luoghi in cui manifestare la forza”, ha aggiunto, sottolineando come “il filo rosso che collega questo episodio e altri simili avvenuti negli ultimi mesi è sempre lo stesso, ovvero la manifestazione spudorata di violenza che serve ad affermarsi e a dimostrare a tutti chi sono e di che pasta sono fatti”. Queste parole ci riportano in mente la storia di Santo Romano, 19enne ucciso per aver sporcato la scarpa Versace di un coetaneo. Il sostituto procuratore della Dda che coordina le indagini, Federico Perrone Capano, ha invece sottolineato la giovane età dei protagonisti di questa storia: “La cosa che mi ha inquietato di più è che abbiamo interrogato sostanzialmente dei bambini. Sono tutti poco più che ventenni”. A cadere da un balcone alla tenera età di 13 anni fu Aurora Tili, un femminicidio che ha visto coinvolti questa volta non marito e moglie, ma una coppia di fidanzatini. Vite spezzate che ci parlano da lassù di un mondo che ancora non conosciamo, dove un ragazzo col tatuaggio di Tupac gira armato ‘perché ha paura’, dove una scarpa firmata calpesta per poi uccidere e, infine, di un 15enne che avrebbe preferito uccidere la sua fidanzatina piuttosto di perdere ‘l’amore della sua vita’.

 

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