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Quanto la delusione materna può influenzare un figlio? Pasolini e Tenco ce lo raccontano

Quanto è difficile portarsi appresso il peso della delusione materna? Può essere superato? Può esserci il perdono? Pier Paolo Pasolini riporta questa esperienza nella poesia Supplica a mia madre così come Luigi Tenco in Vedrai, vedrai.

Nella vita si possono scegliere strade o modi di essere che non sempre sono conformi con le idee o i progetti che i genitori hanno pensato in precedenza. A volte queste situazioni possono sfociare in incomprensioni e litigi, che con il tempo possono risultare un peso per il figlio, che si porterà appresso tutta la vita.

Il bisogno materno di Pasolini

 

(Pasolini con la madre)

Nel 1962 Pier Paolo Pasolini scrive la poesia Supplica a mia madre, nella quale evidenzia il suo dramma interiore riguardo il suo orientamento sessuale, al tempo infatti l’omosessualità non era in alcun modo accettata. Egli evidenzia fin da subito il suo bisogno di materna comprensione, riponendo in lei la sua unica ragione di vita. Egli si sente condannato all’amore carnale sin da bambino, ripone in esso il motivo della sua continua infelicità che lo perseguita per tutta la vita. La madre è l’unica che lo può comprendere e riserva per lei un amore spirituale, sacro e quasi platonico. Nei primi versi infatti egli scrive:

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Pasolini comunque, implicitamente, attacca la donna per averlo fatto nascere in quello status, diventando così incompreso e schiavo di un morboso amore materno, che era diventato la sua unica possibilità di sollievo. La morte della madre quindi lo libera da questo legame:

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù

Negli ultimi versi il poeta però riconosce di come egli abbia bisogno del sentimento della donna, rimasta la forma più pura e piacevole di vita rimastagli:

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

Il peso in questo caso che Pasolini deve portare è una sorta di dicotomia tra il piacevole e l’insopportabile, perché egli è conscio della comprensione della genitrice ma allo stesso tempo la accusa di averlo fatto nascere in quello stato.

La paura di Tenco di deludere

(Luigi Tenco con la madre)

Nel 1965 Luigi Tenco fa uscire il suo nuovo disco musicale, tra cui è incisa la celebre canzone Vedrai, vedrai dedicata alla madre. L’autore ebbe sempre un rapporto molto particolare con la genitrice, non avendo mai conosciuto il padre poiché nato da una relazione extra-coniugale. Nel testo emerge il rapporto molto affettuoso di Tenco verso la donna, che aveva fatto di tutto per non fargli mai mancare niente. Infatti egli crede di averla delusa, non avendo scelto una professione che garantisse la sicurezza economica, ma avendo preso la strada artistica-musicale. L’autore cerca di rincuorare la madre, aspettando un futuro migliore che la farà ricredere riguardo il figlio. Scrive infatti:

non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri di averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me tutto quello che viene
mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più

Per Tenco il peso della delusione materna è importante, egli è conscio che avendo scelto la strada del cantautore rischia di vanificare tutti i sacrifici fatti da lei, inoltre come aggravante egli crede di non aver raggiunto un largo successo in questo campo.

Un peso inconciliabile?

(Maternità – Madre e Figlio di Picasso)

Sicuramente il rapporto madre-figlio è un legame importantissimo, quasi imprescindibile, anche solo una piccola frattura può segnare per sempre il ragazzo. Nei casi di Pasolini e Tenco si possono certamente vedere i risultati di questa incomprensione e cosa può scaturire, il poeta bolognese stesso diceva L’unica forma di amore che un uomo possa provare è quella verso la propria madre. Molte volte il figlio stesso cerca di riparare questa crepa, cercando continuamente di sanare questa delusione, così come cantava Tenco:

ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
no, non son finito sai
non so dirti come e quando
ma un bel giorno cambierà.

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