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A Natale puoi…leggere! Montale e altri classici ispirati dall’atmosfera natalizia

A Natale puoi…leggere! Montale e altri classici ispirati dall’atmosfera natalizia

L’atmosfera natalizia che da sempre incanta ha ispirato moltissimi autori. Tra questi Eugenio Montale, che ha scritto “Caffè a Rapallo”.

Manca sempre meno al 25 dicembre e siamo totalmente immersi nell’atmosfera natalizia. Le strade sono piene di luci e di decorazioni, i negozi sempre più affollati. Chi abita lontano dalla famiglia ha iniziato il conto alla rovescia per il giorno in cui riabbraccerà i cari, tutte le nonne sono pronte a intense sessioni di cucina per soddisfare il palato di ogni nipotino. C’è chi ama questa atmosfera e chi la detesta, comunque nessuno riesce ad esserne indifferente.

Il Natale in letteratura: i classici più noti

Se il Natale non lascia nessuno indifferente, nemmeno gli autori della letteratura sono riusciti a resistere alla sua potenza ispiratrice.  J. R.R. Tolkien scrive per vent’anni per i propri figli le “Lettere di Babbo Natale“, con l’intenzione di mantenere vive in loro la fantasia e l’immaginazione; in “Colazione da Tiffany” Truman Capote inserisce il racconto “Ricordo di Natale“, che vede come protagonista l’amicizia di due ragazzini nei giorni pieni di rituali che precedono il Natale. Significativa è anche la riflessione di Luigi Pirandello, che nella novella “Sogno di Natale” si concentra sull’origine religiosa della festa e mette in luce la difficoltà degli uomini di comprendere a pieno il mistero della divinità. Tra le più note e rappresentative storie che riguardano il Natale si trova poi “A Christmas Carol” di Charles Dickens: il protagonista è un uomo d’affari parecchio avaro e scontroso, che detesta il Natale e che si rifiuta di partecipare ai riti della festa, finchè lo spettro del suo socio defunto e i tre Spiriti del Passato, del Presente e del Futuro riescono a fargli rendere conto della necessità di dare una svolta positiva alla sua vita. Per la prima volta così l’uomo si lascia avvolgere dalla magia del Natale, e trascorre il giorno di festa sorridendo al prossimo e dispensando regali.

Da “A Christmas Carol”, film tratto nel 2009 dal racconto di Charles Dickens.

Natale e felicità: qual è il nesso?

Il protagonista del racconto di Dickens vive per la prima volta la magia del Natale e dispensa sorrisi a tutti i passanti. Allegria e gioia sono protagoniste del Natale nell’immaginario collettivo, ma è così scontato che la festività sia legata a un momento di felicità? Sempre più spesso si sente parlare del periodo natalizio come una delle occasioni in cui trionfa il consumismo. La consuetudine dello scambio dei doni viene vista in molti casi come una necessità legata alle norme convenzionali della società, e la bellezza di un piccolo ma significativo gesto è stata sostituita dalla ricerca del modo più efficace per impressionare la gente. Per una buona porzione della società il Natale è diventato parte della routine, e viene affrontato in maniera del tutto meccanica. I rituali sembrano ormai schemi predefiniti da seguire per mantenere viva una tradizione svuotata al suo interno. Eppure basta così poco per lasciarsi avvolgere dalla magia del Natale e lasciare perdere tutto ciò che appare superfluo. Se camminiamo in silenzio in una strada ricca di luminarie, ascoltando una canzone natalizia e focalizzando la nostra attenzione più sugli occhi della gente che sulle buste piene di regali che porta in mano, ci accorgiamo che c’è una cosa del periodo natalizio che è rimasta viva del tutto. Si tratta del pretesto per passare dei momenti in compagnia, della gioia che deriva dall’incontro con parenti e amici, di una buona scusa per dimenticare i pensieri e le preoccupazioni quotidiane e trascorrere dei momenti di estrema serenità. E così chi vive in un posto che non sente “casa” può approfittare del Natale per riabbracciare  amici e familiari, e comprendere il senso di tale festività diventa più semplice per chi nella propria quotidianità non è immerso nel calore delle persone più care.

“Caffè a Rapallo”: la riflessione sul Natale di Eugenio Montale

L’aspetto consumistico del Natale è evidenziato da Eugenio Montale nel componimento “Caffè a Rapallo“, nella sezione Poesie per Camillo Sbarbaro della raccolta “Ossi di Seppia“. Il poeta descrive le donne – le “nuove sirene” – immerse nella totale finzione di acquisti e gioielli e, per contrapposizione, rimpiange l’allegria e la spensieratezza dei fanciulli che per le strade cantano una “musica innocente”.

Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete…
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.

S’ode grande frastuono nella via.

È passata di fuori
l’indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.

[…]” Eugenio Montale

Da Montale a noi: Natale e innocenza

L’innocenza dei bambini che descrive Montale corre il rischio al giorno d’oggi di essere messa in discussione dal disincanto provocato dal precoce uso della tecnologia e di strumenti digitali che hanno stravolto alcune tradizioni. Tuttavia è nei più grandi la possibilità di mantenere vivo quel senso di magia che il Natale suggerisce, come Tolkien ha provato a fare con i propri figli. Il Natale è unione, e questo è un valore universale che riesce a sopravvivere persino al consumismo. A Natale puoi!

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