Peste e corna: Massimo Roscia ci guida nel mondo dei modi di dire

Se ne avete le tasche piene dei modi di dire, questo è il libro che fa per voi.

“Evita le frasi fatte: è una minestra riscaldata” dice Umberto Eco. “Usiamole bene” controbatte Massimo Roscia. Con un brillante libro intitolato “Peste e corna” ci guida alla scoperta dei modi di dire.

 

L’analisi di Roscia

A onor del vero, tutti noi, chi più chi meno, utilizziamo abitualmente frasi comuni, espressioni idiomatiche, modi di dire e stereotipi. Sono parti caratterizzanti di una lingua, specialmente di una così ricca e variegata come l’italiano, e se usate in maniera appropriata donano colore e vivacità al discorso.

A scanso di equivoci lo ripete spesso nel suo libro “Peste e corna”: non è un glottologo, un semiologo o un grammatico, ma solo un modestissimo prosatore che ama la lingua italiana.  Senza scomodare sintagmi, combinazioni polirematiche e serie fraseologiche, Roscia ci porta alla scoperta del vastissimo patrimonio di modi di dire che ha l’italiano, spiegandoci come, dove e quando nascono determinate espressioni.

Un esperimento letterario

Facendo uno strappo alla regola, quello che ci propone non è una pubblicazione accademica, ma un interessantissimo esperimento letterario, nel quale la storia del più stereotipato personaggio a noi noto, Mario Rossi, si intreccia con una leggera, completa e mai noiosa spiegazione riguardante varie espressioni.

In fin dei conti, tutti le usiamo, e nessuno (se non pochi eletti) sa da dove vengono. Eppure sono presenti in ogni momento della nostra giornata, anche se, volendo mettere i puntini sulle i, bisogna però riconoscere che si tratta di enunciati preconfezionati, combinazioni fantasiose ideate nel passato e diffusesi poi a macchia d’olio, che con l’eccessiva usura rischiano poi di svuotarsi di significato.

In parole povere, Peste e corna, è uno di quei libri che se letto, tiene incollati alla pagina. La scrittura è una questione di ritmo, e questo proprio non manca a Peste e corna, che oltre a divertire, fa germogliare il dubbio delle nostre capacità linguistiche.  Massimo Roscia ci sprona a riprendere una consapevolezza linguistica che la consuetudine e la mancanza di tempo hanno insonorizzato a favore di una rumorosa e facile sciatteria caratterizzata da frasi fatte, aggettivi abusati, cliché linguistici.

Venendo al dunque, leggendo, vi ritroverete improvvisamente attratti e incuriositi dal sapere dove nascono queste combinazioni di parole. In generale si può affermare che, senza tema di smentita, le espressioni più moderne derivano dal mondo del cinema, mentre altre più salde e longeve vantano natali illustri- come per esempio “avere il magone” che risale alla figura di Magone presente nel poema Africa del Petrarca.

 

Prendere padronanza del linguaggio

Senza troppi giri di parole, possiamo affermare che “Peste e corna” rende, come diceva Elio Vittorini, possessori- e non posseduti- del linguaggio. L’uso consapevole della lingua accresce il potere della mente di unire concetti ed elaborare pensieri.

Alla fine della fiera, avrete una più ampia concezione della lingua, avrete acquisito una padronanza nella scelta delle frasi fatte, che non vanno eliminate, ma usate con misura. È vero, purtroppo a volte non sappiamo cosa dire, ma come sosteneva Samuel Beckett anche se ci mancano dobbiamo usarle lo stesso. Allora usiamole bene.

 

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