Il Superuovo

L’ascesa di Ottaviano Augusto raccontata dalle Res Gestae, da Tacito, da Patercolo e da Dione

L’ascesa di Ottaviano Augusto raccontata dalle Res Gestae, da Tacito, da Patercolo e da Dione

Ottaviano Augusto è stato il primo Princeps dell’antica Roma, nonché quello più importante e rivoluzionario

Eppure Ottaviano divenne imperatore senza negare al popolo le istituzioni repubblicane. Insomma tutto andava avanti come nell’epoca repubblicana antecedente a Cesare, nulla era cambiato. Anzi, c’è chi sostiene che con Ottaviano quelle istituzioni, che nell’epoca di Cesare e delle guerre civili parevano aver subito un rallentamento, avessero ripreso tutte le loro funzioni e lavorassero in modo ancor più febbrile rispetto al passato.

Comunque, però, sopra quelle istituzioni vi era una nuova figura, ed era quella di Augusto. Una figura dittatoriale che non pareva tale al popolo di Roma e che veniva salutata da tutti come portatrice di pace, la pax augusta.

L’ascesa di Ottaviano, breve introduzione

battaglia di azio

Dopo la battaglia di Azio, del settembre 31 a.C., scontro finale tra Ottaviano e Antonio, Ottaviano ebbe in mano tutto lo stato di Roma. Il potere era suo, poteva farne ciò che voleva. Ma Ottaviano non voleva compiere gli errori dei suoi predecessori, come Cesare. Infatti questi aveva trovato la morte alle Idi di Marzo a causa del suo comportamento eccessivamente monarchico. Ottaviano quindi sapeva di dover mantenere le istituzioni repubblicane, perché altrimenti avrebbe fatto la stessa fine di Cesare.

In quel 31 a.C. la situazione a Roma non era delle migliori. Infatti l’anno prima molti senatori, ora tornati a Roma, si erano rifugiati nel campo di Antonio. Questi continuavano comunque ad essere ostili al vincitore, rendendo il suo governo ancor più difficoltoso. Le legioni unite arrivavano al numero di 70, un numero troppo alto per le necessità di Roma, tanto che Ottaviano dovette indebitarsi per dare il congedo a buona parte di questi legionari, facendo diminuire il numero delle legioni a 26.

Inoltre il 31 a.C. è anche l’anno della prima congiura verso il futuro Princeps, quella di Marco Emilio Lepido, nipote del famoso triumviro, che fu scoperta e repressa da Mecenate, che si occupava dell’amministrazione dell’Urbe assieme al condottiero Agrippa.

Eppure la fine delle guerre civili lasciava ancora aperta la difficile questione della veste legale da dare al potere personale del vincitore. L’ipotesi di un regime monarchico, che sostituisse le istituzioni repubblicane, era palesemente fallimentare. Infatti con la morte di Cesare si capì che a Roma non ci sarebbe stato mai più un Re. E poi, la pesante propaganda fatta da Ottaviano verso Antonio, nell’epoca delle guerre civili, dove gli veniva imputata la colpa di essere una sorta di monarca orientale, rendeva difficile l’instaurazione di tale forma di governo.

La questione allora era ancora completamente aperta e sarebbe stata risolta dopo vari passaggi, che avevano di certo una logica di fondo, ma erano frutto di continui aggiustamenti e ripensamenti.

Ma vediamo come la storiografia interpreta questi passaggi.

Interpretazione di Cassio Dione

Cassio Dione, che scrive nel 3 secolo d.C., ne propone una lettura di certo scaturita dalla sua visione politica. Scrive un dialogo, tra Agrippa e Mecenate, dove il primo pone in evidenza le insidie di un regime monarchico e i vantaggi di un ripristino della democrazia e dei valori della libertà. Mecenate invece si fa difensore di una forma monarchica dello stato romano, se non nella forma almeno nei fatti, affinchè si potesse garantire un corretto funzionamento dello stato, con ordine, pace, stabilità, parità di opportunità e di diritti per tutti. Secondo Dione naturalmente prevalse la seconda posizione.

Interpretazione di Tacito

Tacito, che scrive agli inizi del primo secolo, insiste, nel delineare le modalità di ascesa verso il principato di Ottaviano, sull’importanza rappresentata dell’acquisizione prima del titolo di console vitalizio e poi la tribunicia potestas, ossia la carica del tribuno della plebe, anch’essa vitalizia.

Furono i re all’inizio a governare la città di Roma; la libertà e il consolato li istituì Lucio Bruto; la dittatura veniva assunta temporaneamente; il potere decemvirale non durò più di un biennio, nè durò a lungo il diritto consolare dei tribuni militari. La dominazione di Cinna e di Silla non ebbe lunga durata. Anche il potere personale di Pompeo e Crasso presto passò a Cesare e le forze di Lepido e di Antonio passarono nelle mani di Augusto, che con il nome di primo cittadino (princeps) pose sotto il suo dominio (imperium) una situazione logorata dalle discordie civili. Quando, uccisi Bruto e Cassio, non ci fu più nessun esercito dello stato e Sesto Pompeo fu vinto nel mare di Sicilia, al partito cesariano, spogliato Lepido di ogni potere e ucciso Antonio, restò come unico capo Cesare Ottaviano: egli allora, deposto il titolo di triumviro, agendo da console e per tutelare la plebe accontentandosi del potere tribunizio, si propiziò via via i soldati con donativi, il popolo con l’approvvigionamento alimentare e tutti con la dolcezza della pace; a poco a poco incominciò a salire, ad appropriarsi delle funzioni del senato, dei magistrati, delle leggi, senza che nessuno facesse opposizione, poiché i più determinati erano caduti nelle battaglie o in seguito a proscrizioni e gli altri appartenenti alle famiglie nobili venivano innalzati a ricchezze ed onori quanto più erano disposti a servire e, gratificati dal recente rivolgimento, preferivano la sicurezza del presente ai pericoli del passato. Neppure le province rifiutavano il nuovo assetto dello stato per la sfiducia nel governo del senato e del popolo romano, dopo tante lotte di potere e avidità dei magistrati; né era più valida la tutela delle leggi, sovvertita da violenza, corruzione e infine dalla potenza del denaro (…) Roma era quieta; le magistrature mantenevano gli stessi nomi; i più giovani erano nati dopo la vittoria di Azio e la maggior parte dei vecchi in mezzo alle guerre civili: chi restava, dunque, che avesse visto la Repubblica?

Interpretazione di Velleio Patercolo

Patercolo, che scrive nell’età tiberiana (Tiberio è il successore di Augusto), insiste sul ripristino degli ordinamenti aviti, quindi delle istituzioni repubblicane, precedentemente dilaniate dai conflitti.

Finite dopo vent’anni le guerre civili, ritornata la pace, placato ovunque il furore delle armi, restituita forza alle leggi, autorità ai tribunali, maestà al senato, ricondotti alla forma primitiva i poteri dei magistrati, fu restaurata la primitiva e antica struttura dello stato (…) Quanto alla dittatura, egli (Ottaviano) la rifiutò con tanta fermezza quanta era l’ostinazione con la quale il popolo gliela offriva.

Interpretazione di Ottaviano nelle Res Gestae

Le Res Gestae, ultimate pochi mesi prima di morire, sono il documento che esplica tutte le imprese e le riforme di Augusto. Ne furono fatte affliggere molte copie in varie città dell’Impero. Comunque sia, a proposito della sua ascesa al potere Augusto scrive:

Dopo aver posto fine alle guerre civili, essendo in possesso del potere assoluto per consenso universale, trasferii lo Stato dal mio potere alla libera determinazione del senato e del popolo romano. Per questo mio merito sono stato chiamato Augusto per decreto del senato e gli stipiti della mia casa sono stati decorati con allori per ordine pubblico e sulla porta della mia casa è stata affissa la corona civica e nella Curia Giulia è stato esposto uno scudo d’oro che, come attesta l’iscrizione sullo scudo stesso, mi fu conferito dal senato e dal popolo romano in riconoscimento del mio valore, della mia clemenza, giustizia e pietà. Da allora sono stato superiore a tutti in autorità, ma non ho posseduto un potere superiore a quello degli altri che sono stati miei colleghi in ciascuna magistratura.

La statua di Augusto di Prima Porta

La statua di Augusto di Prima Porta, nota anche come Augusto Loricato (lorica è la corazza dei legionari), è una statua romana raffigurante l’imperatore Augusto. Conservata nei Musei Vaticani, è alta 2,04 metri ed è realizzata in marmo bianco. Venne ritrovata nel 1863 nella villa di Livia, l’abitazione di Livia Drusilla, una delle mogli di Augusto, nella città di Prima Porta.

L’imperatore è in piedi, con il braccio destro alzato, quasi volesse attirare l’attenzione su di sé. Tale posa è quella con cui l’imperatore solitamente chiedeva il silenzio prima dell’adlocutio, ossia l’incitamento dell’Imperatore all’esercito.

Sulla gamba destra è riportato un bambino: Eros, che cavalca un delfino. Eros era figlio di Venere e il delfino era un omaggio a Venere stessa, che simboleggia la nascita della dea avvenuta nell’acqua. D’altra parte, si riteneva che Augusto e la gens iulia discendessero da Venere, madre di Enea.

Augusto di Prima Porta

 

 

 

 

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