Quanta India in questo Giappone! Schopenhauer spiega l’intreccio mitologico in Nioh

A Schopenhauer si può riconoscere il merito di aver creato un punto di avvicinamento tra la filosofia Occidentale e quella Orientale. Cosa centra però la filosofia indiana nel Giappone medievale? 

Uscito nel febbraio del 2017 come esclusiva Playstation 4, il capolavoro sviluppato dal Team Ninja sta per tornare sugli scaffali con una nuova storia, ambientata precedentemente alle avventure del samurai William. Tenetevi pronti a sfidare nuove orde di Yokai, Nioh 2 sta arrivando.

Tra demoni e Spiriti Guardiani

All’interno del titolo di casa Sony vi si possono ritrovare una moltitudine di rimandi alla mitologia giapponese, soprattutto per quanto riguarda le figure degli Yokai. Questi demoni si suddividono in moltissime specie e prendono vita tuttalpiù da emozioni negative scaturite da traumi o da azioni disdicevoli da parte di umani. Si possono perciò definire come esseri umani i quali hanno perso la propria umanità soccombendo alle loro emozioni negative. E’ doveroso però precisare come non solo gli esseri umani possano trasformarsi in demoni ma anche animali e oggetti, poiché nella mitologia giapponese anche gli utensili, in certe condizioni, possono godere di un’anima. Lo stesso titolo originale del videogioco sarebbe Oni, ovvero una particolare classe demoniaca con fattezze da orco, una delle figure mitologiche maggiormente rappresentate nella letteratura e nell’arte nipponica. Gli spiriti guardiani possono considerarsi simili agli Yokai ma agiscono come una sorta di protettore, aiutando il proprio possessore e vegliando sulle sue spoglie alla morte.

L’inizio di un’avventura

Nioh ci permette di entrare a stretto contatto con la cultura giapponese della tarda epoca Sengoku, vestendo i panni di William, un inglese con un passato travagliato e un futuro ancora tutto da scrivere. Il tutto prende vita nella torre di prigionia di Londra dove il nostro protagonista è stato rinchiuso per ordine della Regina Elisabetta I. Grazie all’aiuto del suo Spirito Guardiano Saoirse riuscirà a fuggire dalla reclusione ma l’inizio di tutto avverrò sulla cima della torre, quando vedrà rapirsi Saoirse per mano di un agghiacciante figura e il suo Spirito Guardiano Ouroboros. L’accaduto porterà William a salpare verso il Giappone per riottenere lo Spirito Guardiano che l’aveva accompagnato per tutta la sua vita. Sarà proprio nella terra del Sol Levante che si ritroverà a destreggiarsi tra un combattimento demoniaco e la raccolta di una strana pietra: l’amrita.

La strega Takiyasha e lo scheletro-spettro, 1844, Utagawa Kuniyoshi

 

India e Giappone: Schopenhauer e l’Orientalismo

Attraverso il parallelismo tra le dottrine religiose indiane e la propria filosofia, Schopenhauer ha voluto attribuire alla propria concezione metafisica maggior veridicità. Con lo studio delle Upanisad  e del Brahmana (raccolta di testi di carattere religioso e filosofico appartenenti alla cultura indiana) ha voluto riproporre una visione metafisica riguardante la concezione del mondo e su come esso viene percepito. Non mancheranno perciò i riferimenti all’ideologia kantiana sul Noumeno ma Schopenhauer trova maggior addito alle proprie tesi in contrasto con la visione kantiana, sostenendo come le Upanisad contengano la vera dottrina del mondo, la quale Schopenhauer riconduce al primato della volontà metafisica e universale. Basti pensare alla teoria del velo di Maya attraverso la quale si sostiene come l’uomo non tenda a vedere il mondo per quello che è ma come lui vuole che sia, una sorta di autoinganno. Solo squarciando questo velo sarà possibile cogliere la verra essenza, il raggiungimento del cosiddetto Noumeno kantiano. Tutto ciò viene ricondotto nel mondo di gioco attraverso alcuni eventi, basti pensare alla capacità del protagonista William di riuscire a vedere gli Spiriti Guardiani altrui, cosa impossibile per tutti gli altri. Inoltre il concetto di nascita e morte è stato fortemente trattato da Schopenhauer, anche se non è possibile equipararlo alla visione buddhista. Mentre nella religione nipponica dello Shintoismo si possono trovare numerose analogie con la reincarnazione indiana (o Samsara), Schopenhauer adotta una visione differente, connettendo la morte fisica a quella della coscienza. Con la morte della carne susseguirebbe anche quella della coscienza ma con una sfumatura in particolare: anche con la morte dell’anima in ogni essere umano vi è un frammento di immortalità, poiché ogni ente è la manifestazione momentanea di un essere supremo che trascende il tempo e lo spazio.

E’ possibile considerare ogni essere umano da due punti di vista opposti: da una parte, c’è l’in­di­vi­duo che ha un inizio e una fine nel tempo, e che trascorre fugacemente, […] con il suo pesante fardello di errori e di dolori; dal­l’al­tra c’è l’es­se­re originario indistruttibile che si oggettiva in ogni fenomeno esistente, e che in tale veste ha il diritto di dire, come la statua di Iside a Sais: “Io sono tutto ciò che è stato, che è, e che sarà”.

Schopenhauer, Il nulla della vita

L’amrita: pietra filosofale o nettare divino?

Alla base del gameplay e della trama di Nioh si trova l’amrita, una pietra in grado di donare un incredibile potere a chiunque ne entri in possesso. Bisogna specificare immediatamente alcune differenze tra l’amrita presente in Nioh e quella appartenente alla mitologia indiana. Innanzitutto la vera amrita non è una pietra solida ma un liquido ed è pienamente riconducibile all’ambrosia appartenente alla mitologia greca. Veniva considerata come il premio più ambito sia dai demoni che dagli dei e avrebbe garantito loro immortalità e un potere smisurato. La ricerca di questo oggetto leggendario e la sua assimilazione ci spiega il motivo per cui William continua a tornare in vita, intrappolato in un cerchio di rinascita che più che essere una benedizione viene percepito come un fardello con cui convivere. L’amrita può essere considerata come punto di congiunzione mitologica in Nioh tra la mitologia indiana e quella giapponese per via della nuova concezione ibrida che le si attribuisce e per gli effetti che ne sortisce. Da un lato si potrebbe paragonare anche alla pietra filosofale ma il processo alchimistico non ha nulla a che vedere con quello dell’amrita per via di una differenza sostanziale: la pietra filosofale è una ricerca umana per l’immortalità e la ricchezza, l’amrita è un nettare divino dedicato a una stretta cerchia di esseri mitologici. Attraverso il ciclo di morte e rinascita di William si racchiude una sorta di Samsara incompiuto, come se non fosse ancora pronto per poter abbandonare quel mondo tanto oscuro e demoniaco.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: