Quando un uomo può essere giudicato buono? Il problema aperto da Arancia meccanica

Un uomo può essere definito buono: quando fa del bene o quando sceglie di farlo?

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Arancia meccanica è un film del 1971 diretto da Kubrick, basato sulle vicende di Alexander  “Alex” DeLarge, ragazzo londinese a capo della banda criminale dei Drughi. Alex insieme agli altri membri della banda, si diletta a passare le notti dedicandosi a sesso e violenza. Finché viene arrestato e, per assicurarsi un’uscita veloce dalla prigione, intraprende un percorso sperimentale che lo porterà a diventare buono a prezzo però del suo libero arbitrio.

Arancia Meccanica “parabola” della vita umana

Si può dire che il film sia una sorta di “manifesto” della violenza o meglio della “ultraviolenza”. Infatti Alex e la sua banda si dilettano in stupri e violenza gratuita senza un vero fine (non mirano ad arricchirsi). Tuttavia il film è più profondo di questo e riesce a  delineare benissimo il sottile rapporto tra l’istinto umano e la società. Infatti il percorso che compie Alex durante il film è analogo a quello di un uomo, che iniziando dall’infanzia, catterizzata sopratutto per i maschi dall’esuberanza e dalla lotta fisica,  lentamente durante il suo sviluppo questo atteggiamento viene sia controllato dall’individuo, ma contemporaneamente anche represso dalla società. Oltretutto nella nostra società questo comportamento di repressione verso gli instinti naturali dell’uomo, viene amplificato esponenzialmente a causa del cristianesimo. Nietzsche definisce il cristianesimo come una “negazione della vita” responsabile di generare in noi un continuo sentimento di senso di colpa per quelle azioni che sono in realtà espressioni stesse della vita. Questa forma di repressione è ciò che deve subire anche Alex, che dopo essere stato arrestato, subisce un trattamento sperimentale basato sull’associazione di un malessere fisico in risposta alla vista di un atteggiamento di violenza o di pulsione sessuale. In questo modo il suo atteggiamento violento e sessuale viene annullato ma non perché lui sia realmente cambiato, bensì perché non è più in grado di scegliere come comportarsi.

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L’uomo senza libero arbitrio

In pratica ad Alex viene tolta la facoltà del libero arbitrio, ovvero il potere di compiere mediante la propria volontà, una scelta autonoma. Per cui Alex perde anche la libertà delle proprie scelte e, la mancanza di queste facoltà, porta Alex a subire passivamente gli eventi esterni, dato che non è più in grado di reagire di conseguenza. Kant nella sua opera la Critica della ragion pratica pubblicata nel 1788, definisce la libertà come “chiave di volta” della moralità, in assenza di questa infatti l’uomo si comporta o come bestia o come puro spirito.  Questo è proprio ciò che accade al nostro protagonista, il quale prima del trattamento, si comporta con un eccesso di libertà, concedendosi al libertinaggio e alla violenza gratuita; mentre dopo il trattamento, che gli nega la libertà di scelta, si comporta come un “puro spirito” kantiano, che però essendo sulla terra subisce le violenze degli altri uomini ed ora è incapace di difendersi.

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L’uomo è buono per natura o decide di esserlo?

A questo punto si apre un problema ontologico, l’uomo è buono nella sua essenza o decide di compiere delle scelte che lo rendono tale? Ovvero possiamo definire il nostro Alex come un “uomo buono” solo perché non commette più azioni contro la morale, o al contrario non possiamo definirlo tale in quanto non avendo altra possibilità di scelta ( di scegliere il male) non sceglie consapevolmente di compiere il bene? Il problema può essere affrontato sotto varie sfaccettature e con varie interpretazioni. Innanzitutto bisognerebbe stabilire che cosa si intenda per “essere buoni” e di conseguenza stabilire cosa sia il bene. Il passo successivo sarebbe stabilire il rapporto ed i legami ( se esistono ) tra l’essenza dell’uomo,  e le decisioni che questo prende. Kant e gli empiristi direbbero che l’uomo è buono solo in relazione alle sue decisioni, infatti essi sostengono che alla nascita ogni uomo sia una “tabula rasa” ( ad eccezioni delle strutture mentali per kant) ed è solo grazie all’esperienza, diversa da individuo a individuo, che l’uomo acquisisce una propria conoscenza e sulla base di questa prende decisioni. Oltretutto in tutta la storia della filosofia, l’uomo viene considerato buono solo in relazione ad un fine ( che può essere individuale o collettivo), e la bontà dell’individuo sta proprio nel cercare di raggiungere, mediante le sue azioni, questo fine. Inoltre la proprietà di essere buono di per sè ( nell’essenza ed indipendentemente dalle azioni) appartiene solo a Dio. In conclusione le azioni di Alex, non essendo “consapevoli” non hanno un fine verso cui mirano e perciò Alex non può essere definito come un uomo buono, anche dopo il trattamento che ha dovuto subire.

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