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Quando evitammo una guerra nucleare: la Storia raccontata da Stanislav Petrov e “Deutschland 83”

Nel 1983 la Guerra Fredda si stava scaldando sempre di più: USA e URSS si sfidavano a suon di attacchi nucleari e scontri missilistici. 

Gli anni Ottanta sono ricordati come la “seconda” Guerra Fredda: tra la Germania Ovest ed Est crescevano le tensioni, come racconta la miniserie “Deutschland 83”; entrambi gli States e l’Unione Sovietica si impegnavano in una corsa non-stop agli armamenti. Ma, nella notte del 26 Novembre 1983, un luogotenente russo sfidò la sorte, evitando una guerra nucleare che avrebbe annientato tutti noi.

La “seconda” Guerra Fredda: una corsa agli armamenti

La Guerra Fredda si scalda nel 1979, quando l’Unione Sovietica invade l’Afghanistan. Gli Stati Uniti rispondono con un incremento del budget destinato agli armamenti da utilizzare contro i sovietici. Ronald Reagan, presidente americano, chiama l’URSS “l’impero del male”, mostrando un’ostilità che sarebbe poi culminata nella minaccia di uno scontro armato. A Mosca, i sovietici si impegnano per mettere in piedi un esercito che tenga testa agli americani. Entrambe le potenze sono impegnate a una corsa agli armamenti a 360 gradi: Reagan annuncia la sperimentazione di un’iniziativa di difesa strategica: la Strategic Defense Inititiave, soprannominata dai media “Star Wars”, un programma di difesa volto ad abbattere i missili nemici a metà volo; a Mosca i russi incrementano i loro sistemi di difesa, volti a identificare un qualsiasi attacco da parte degli Stati Uniti, e a una risposta immediata tramite un attacco missilistico. Data la situazione, nel 1983 la NATO annuncia che attuerà delle manovre militari nell’Europa Occidentale, scatenando il panico sia a Ovest che a Est.

La Germania di “Deutschland 83”: Ovest versus Est

La Germania, già divisa in due, è carica di tensioni: i tedeschi sono nell’occhio del ciclone, al confine tra Ovest ed Est. In questo contesto storico si inserisce la storia raccontata dalla miniserie tedesca “Deutschland 83”, il cui protagonista, Martin Rauch, è un militare della Germania Est. Martin viene costretto dalla zia, un pezzo grosso dell’intelligence della Germania Est, ad andare sotto copertura a Ovest: egli assume l’identità di un ex soldato di nome Moritz Stamm, e fa da aiutante al generale Edel, che si incontra con i militari statunitensi per discutere della situazione con l’Unione Sovietica. La miniserie mostra ambe le parti coinvolte, mentre cercano di scoprire una le intenzioni dell’altra, non tanto per attaccare, ma per difendersi nel momento dello scoppio della guerra. “Deutschland 83” ci mostra una Germania spaccata in due, in cui l’angoscia di uno scontro armato si può sentire sul filo di un rasoio. La domanda è: chi attaccherà per primo? Stati Uniti o Unione Sovietica? Mentre i politici e i militari si armano per far fronte al possibile scontro, l’Europa è nel caos: proteste pacifiste e radicali invadono il continente, chi fa lo sciopero della fame, chi spia l’altra potenza. Alla fine, come sappiamo, non si passò a uno scontro nucleare, ma ci mancò poco.

“All’uomo che evitò una guerra nucleare”: Stanislav Evgrafovič Petrov

Anche la Russia viveva in uno stato di angoscia totale. Conseguentemente alle minacce missilistiche da parte degli americani, i russi si erano attrezzati con sistemi di difesa pronti a intercettare all’immediato un attacco da parte dei loro acerrimi nemici. I numerosi satelliti spia dell’URSS trasmettevano regolarmente le informazioni sulla situazione nelle basi militari statunitensi, tra cui il sistema satellitare per l’avvertimento immediato “OKO”, introdotto nel 1982, il quale trasmetteva persino la traiettoria del missili e consentiva di individuare l’obiettivo scelto dagli USA. Durante la notte del 26 Novembre 1983, in un bunker situato a 100 km da Mosca, i sistemi di difesa sovietici avevano individuato un attacco missilistico da parte degli USA, pronto a raggiungere Mosca in meno di quaranta minuti, nei quali i russi avrebbero avuto il tempo di contrattaccare con i loro missili. Il luogotenente incaricato di turno in quella notte, Stanislav Evgrafovič Petrov (Станисла́в Евгра́фович Петро́в), ordinò ai militari di seguire gli spostamenti del missile, ma questi non lo vedevano. Che si trattasse di un falso allarme? Nel corso della notte, arrivarono altri segnali, eppure i missili non si vedevano ancora. Allora, il luogotenente Petrov decise di comunicare l’accaduto come un malfunzionamento del sistema. Il mattino seguente, Jurij Votincev, capo delle truppe di difesa, si congratulò con Petrov per il modo con cui aveva gestito la situazione. Tuttavia, il luogotenente fu mandato in pensione anticipata, poiché i sovietici non volevano che si sapesse di un malfunzionamento così grave nei loro sistemi. La storia venne fuori nel 1991, quando Jurij Votincev la raccontò a un giornale; ma il ruolo fondamentale di Stanislav fu riconosciuto solo nel 2006, quando fu invitato a New York per ricevere un premio dell’ONU, che recava la scritta “All’uomo che evitò la guerra nucleare”. Stanislav Petrov visse, purtroppo, in condizioni economiche difficoltose, data la pensione anticipata, fino al 2017. Eppure, chissà come sarebbe andata la Storia se quella notte non ci fosse stato lui di turno nel bunker sovietico.

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