Gli ultras italiani sono figli del calcio romantico di Pasolini, quando la letteratura incontra la passione

I tifosi italiani sono diversi dai violenti Hooligans inglesi degli anni ’90, le proteste Ultrà dei tifosi del Napoli ne sono l’esempio.

Pier Paolo Pasolini dopo una partita di calcio

Le recenti proteste dei tifosi napoletani contro lo “stadio-teatro” non hanno nulla a che fare con la  violenza negli stadi e la criminalità, anzi, si seguono le orme del calcio romantico.

Lo “Stadio-Teatro”

Negli ultimi giorni e ormai già da tempo, a Napoli i tifosi sono in protesta contro le direttive del club partenopeo in particolare per ciò che riguarda il nuovo codice di comportamento all’interno dello stadio San Paolo che ha subito un’importante azione di ristrutturazione quest’estate per accogliere le fantastiche Universiadi del 2019, fiore all’occhiello della presidenza della regione Campania da parte di De Luca. Il nuovo stadio ha comportato nuove applicazioni della legge come ad esempio multe, denunce e addirittura procedimenti penali nei confronti dei trasgressori del regolamento, lo stesso impone di non esporre striscioni attaccati alle balaustre, impedisce ai famosi capo-ultrà di salire a ridosso delle stesse e inoltre, impone una rigida devozione a quelli che sono i posti assegnati, anche nelle curve, tutte queste normative sono, ovviamente, contornate dalle già preesistenti come il divieto di utilizzare materiale pirotecnico e l’impossibilità di introdurre striscioni e bandiere non autorizzate. Divieti che tutto sommato hanno un senso ma le curve protestano contro il caro dei biglietti e il soffocamento di quelle che sono vere proprie tradizioni da stadio. Così man mano uno stadio caloroso e sempre gremito di tifosi anche nella lontana Serie C1 si va svuotando sempre più; volantini, manifesti e striscioni compaiono come funghi negli angoli di Napoli, la parola d’ordine è “Disertate”, il calcio italiano ormai si sta trasformando in uno spettacolo per ricchi come ogni spettacolo che si rispetti la messa in scena avviene in un teatro non in uno stadio.

I Queen con Diego Armando Maradona, Freddy Mercury e Il Pibe De Oro a maglie invertite

Una questione di popolo

Sarebbe anche carina come idea, un calcio vestito da spettacolo teatrale con i suoi fasti e le sue moralità ma lo stadio non è altro che un tempio dove si consuma il pasto della gente, un pasto fatto di fantasia e glorie collettive, un pasto chiamato tifo che si consuma cantando e festeggiando il miracolo umano, il calcio è del popolo ed è l’espressione popolare di oggi, così diceva Pasolini. Popolare già perché quel che si vede allo stadio la Domenica non è altro che l’eco di ciò che avviene nelle periferie di tutto il paese tra campetti di cemento e ginocchia sbucciate, tra fontanelle spettatrici di file scomposte per bere e sciacquare il pallone e il passeggiare fino a casa con gli amici con i calzettoni abbassati fino alle caviglie. Il calcio è quella funzione religiosa della Domenica alle 15, è quel pensiero fisso che si attanaglia in ogni appassionato per tutti i giorni della settimana e senza tifosi questo sport consisterebbe solo in 22 scemi che corrono dietro ad un pallone. Purtroppo questa non è più l’Italia di Pasolini e di quel calcio che si faceva amare, questo è il calcio degli anticipi e dei posticipi perché in Asia devono vedere il nostro campionato, è il calcio dei bookmakers e delle teste calde che vanno in curva solo per drogarsi e fare i “blackblock alternativi”, il governo vede negli ultras soltanto la parte marcia ed è subito guerra al tifo come anni fa in Inghilterra, peccato che noi abbiamo una vita nel pallone e la violenza è la nostra ultima preoccupazione.

Il Calcio romantico

Vi starete chiedendo che cosa c’è di romantico nel calcio, la risposta è TUTTO, il calcio è una metafora di vita, dentro ci puoi trovare di tutto dalla storia delle guerre come la tregua di Natale durante la Grande Guerra oppure come il mondiale dimenticato del 1942, ci si può trovare la Guerra Fredda con le famose maglie del CCCP oppure i Desaparecidos argentini e la contesa delle Malvinas con Re Diego pronto a farsi giustizia contro gli inglesi a costo di venire alle mani (Mano de Dios); si può trovare la storia di una strage di eroi ed il figlio del capitano defunto pronto a diventare il suo erede (Mazzola padre e figlio); la storia di un poeta che si sgancia dai salotti buoni della società per giocare e vivere con i ragazzini della Magliana. Quante storie ha da raccontare il tifoso italiano medio, ognuno ha un aneddoto che riguardi in modo stretto il calcio e la propria vita, io ad esempio sono nato quando la mia squadra del cuore segnava il gol per tornare in Serie A. Dunque gli ultras italiani sono gli ultimi amanti passionali di un calcio che ormai non esiste più e che Pasolini aveva identificato come unica arma di non-omologazione di massa, non facciamoli estinguere, portano più poesia loro nel cuore che i frequentatori di teatro. Restituiamo il calcio alla gente.

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