Quale università dovrei scegliere? La parola agli esperti del mondo del lavoro

Sta arrivando il momento in cui molti studenti delle superiori dovranno decidere del loro futuro. Per chi intende intraprendere un percorso universitario la scelta sarà dura, ma con qualche dato in più diventerà tutto più facile.

 

Come ogni anno, gli studenti iscritti all’ultimo anno di superiori saranno chiamati a fare una scelta che avrà un impatto significativo sulle loro vite. Per i molti fra loro che sceglieranno l’università si prospetta la decisione del percorso da intraprendere, un bivio che può mandare in crisi anche i più determinati. Tra i molti fattori che possono influenzare la scelta il più importante deve rimanere l’interesse personale nella materia, in quanto in sua assenza ottenere una laurea in un qualsiasi campo diventerebbe quasi impossibile. E’ tuttavia necessario avere un’idea di come il mondo del lavoro sta cambiando, per individuare le skills più richieste nei prossimi anni e quale offerte formativa permette di svilupparle meglio. Il World Economic Forum ha stilato il ‘Future of Jobs Report’, uno studio dello sviluppo del mondo del lavoro nel periodo 2018-2022, e i risultati sono molto interessanti.

Nel campo tecnologico: il Data Analyst e il Data Scientist

Non dovrebbe sorprendere nessuno che il settore tecnologico è quello più in crescita, ma potrebbe essere interessante scoprire quanto ampio sia il range di competenze utili per trovare un lavoro in questo ambito. Il rapporto elenca, tra le altre, figure come lo sviluppatore di software e l’esperto di E-Commerce, che pur appartenendo entrambi alla sfera della tecnologia richiedono una preparazione sostanzialmente diversa. Vale la pena inoltre soffermarsi sulle occupazioni che primeggiano nei trend di crescita, ovvero il Data Analyst e il Data Scientist. I primi sono professionisti che si occupano dello studio di dati per risolvere problemi immediati dei clienti, ovvero di ciò che dà un beneficio immediato al business per cui lavorano. I secondi sono molto simili (come il nome suggerisce, d’altronde), ma il loro studio ha il fine di individuare trend generali, che potrebbero portare benefici sul lungo periodo. Le competenze richieste per ricoprire queste posizioni sono simili e includono competenze analitiche, statistiche e di programmazione, ma i Data Scientists devono anche conoscere molto bene l’aspetto economico del business in cui lavorano. In generale esistono molteplici facoltà che possono formare figure di questo tipo, come matematica applicata o alcuni rami dell’ingegneria (matematica, informatica o gestionale),  ma nella maggioranza dei casi sarà necessaria una laurea magistrale per specializzarsi nel campo scelto.

L’altro lato della medaglia: le ‘human’ skills

Per coloro che desiderano intraprendere una strada diversa ci sono molte possibilità in vista. Un gruppo molto ampio di occupazioni in crescita è composto da tutti  quei lavori che richiedono un’interazione costante con i clienti/pazienti, dove è necessaria l’abilità di riconoscere velocemente i loro bisogni e di trovare un modo di soddisfarli nel miglior modo possibile. Questo ambito è ancora più ampio di quello tecnologico e include figure professionali di molti settori diversi. Si varia dagli esperti di marketing, che sono formati in ambito prettamente economico, ai responsabili della formazione tecnica, a cui servono competenze tendenzialmente educative. Uno dei vantaggi principali di questi lavori è la loro resistenza all’automatizzazione: le intelligenze artificiali sono ancora troppo primitive nelle relazioni con gli umani per poter essere utilizzate in queste mansioni, che sono di nature poco metodiche e schematizzabili. Inoltre in molti casi non sono richieste lauree magistrali, ma buona parte della formazione avviene direttamente in azienda.

Formazione aggiuntiva suddivisa per tempo necessario

Il problema della skill instability

Come già detto, la scelta dell’università ha un impatto significativo sulla propria vita, ma è possibile che col passare degli anni sia sempre meno determinante. E’ infatti chiaro agli esperti che con il progresso tecnologico sempre più veloce sarà necessario un aggiornamento costante delle proprie competenze. Ciò significa che parte di ciò che si impara durante gli studi diventerà obsoleto in pochi anni. Il rapporto menzionato prima stima che entro il 2022 il 54% degli impiegati dovranno effettuare un percorso di formazione per poter svolgere al meglio i propri compiti. Nell’immagine soprastante è presente la divisione esatta in termini di tempo necessario. Per alcune aziende, però, è  più conveniente assumere direttamente con nuovo personale già preparato, aspettandosi che gli ex-dipendenti si aggiornino durante il periodo di disoccupazione. In altri casi viene fatta una selezione dei ruoli per cui è necessario un periodo di formazione aggiuntiva, a discrezione dei datori di lavoro, oppure ci si appoggia a lavoratori a progetto o a tempo determinato per colmare le mancanze nella preparazione dei propri dipendenti. In ogni modo, ci si aspetta un futuro dove il lavoro fisso sarà molto più raro, o comunque richiederà un grande sforzo da parte del lavoratore per poter stare al passo del progresso tecnologico.

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