Il Superuovo

Può esserci un addio tra amanti senza un vero congedo? Il suicidio di Michelstaedter senza Goodbye Kiss

Può esserci un addio tra amanti senza un vero congedo? Il suicidio di Michelstaedter senza Goodbye Kiss

Il suicida Michelstaedter lodava la “persuasione”: un vivere eternamente l’attimo che sembra essere attinto solo dalla donna che non ha bisogno di proferire parola. Forse, nel silenzio mistico di un “goodbye kiss”, egli poteva congedarsi persuaso da questa vita.

Michelstaedter, autoritratto a lapis, “Fondo Carlo Michelstaedter”, Biblioteca statale isontina.

A volte si pensa che il pensiero possa differire dal quotidiano vivere. Molte volte è accaduto nel corso della storia del pensiero e il rischio è quello di non riservare troppa fiducia negli elaborati dei vari autori, quasi come la credessimo solo erudizione fine a se stessa. Insomma, è difficile credere alle parole di un filosofo che, nella sua vita personale, ha agito (o agisce) in tutt’altro modo. Un esempio da apportare è il caso del famoso Rousseau: negli scritti un fondamentale trattato di pedagogia e nella vita l’abbandono di 5 figli. Tutto ciò per entrare cauti nella breve vita di Michelstaedter (suicida a soli 23 anni), consapevoli del connubio strettissimo vita-pensiero nel filosofo goriziano e accompagnati dalla canzone “goodbye kiss” dei Kasabian.

“Goodbye kiss”, Kasabian, lyrics video, caricato su YouTube da meganrowlands98.

Quel pomeriggio aveva in programma una passeggiata

Michelstaedter si spara un colpo di rivoltella la mattina del 17 ottobre 1910. Quel pomeriggio aveva in programma una passeggiata con Argia Cassini. Ella era una talentuosa pianista dalla forte personalità a cui Michelstaedter dedicò almeno due poesie: “a Senia” e “I figli del mare”. Sono convinto che l’intuizione della sua tesi di laurea “La Persuasione e la Rettorica“, mai presentata, sia dovuta alla presenza della donna nella sua vita. Si dice che fosse molto legato a lei e, per questo motivo, avrei il piacere di romanzare questa relazione con il sottofondo della canzone sopracitata. “Doomed from the start. We met with a goodbye kiss, I broke my wrist. It all kicked off, I had no choice.” Davvero non aveva scelta Michelstaedter? Certo, il fine della persuasione è vivere appieno l’attimo del presente in cui ci possediamo, in cui decidiamo di dipendere solo da noi stessi. Facendo così, possiamo possedere la vita: solo chi si suicida sa come e quando morirà e questa è l’unica certezza del suicida. Tuttavia, molti studiosi del filosofo, tra cui Sergio Campailla, alludono ad un “suicidio metafisico“, un suicidio che si esprime nel pieno compimento del rapporto tra la vita e il pensiero dell’autore stesso. Il goriziano si è reso conto che la vita autentica non potesse esprimersi in una relazione tra due enti, tra due determinatezze. In una relazione si cade nella dimensione della “rettorica” perché ci si aliena nell’altro, perdendo se stessi. Carlo non voleva ciò, ma puntare ad essere persuaso nella sua più soggettiva attualità, decidendo di congedarsi da questa vita con un atto volontario. Ma quel pomeriggio aveva in programma una passeggiata e, probabilmente, fremeva da giorni al pensiero di vedere Argia.

Le donne non hanno rettorica

“Le donne non hanno rettorica” è un’espressione che appare sotto forma di nota in una delle pagine della tesi di laurea di Michelstaedter. Che cos’è la rettorica? Ebbene, è quella dimensione a cui si assiste nel linguaggio quotidiano condizionato da presupposti vuoti, banali, alienanti. Tutti siamo immersi in questo mondo dominato dalla rettorica, tutti. La rettorica è la vita vissuta nell’indifferenza di ciò che accade, la vita vissuta nell’assenza di essa stessa. Ci rifugiamo nelle relazioni tossiche pur di averne una, pur di non essere soli, pur di non accorgerci che viviamo continuamente alienati rispetto alla nostra essenza. Perché le donne secondo Michelstaedter non hanno rettorica? Perché vivono appieno la persuasione senza cercare altro. Vivono nella completezza della vita autentica poiché, per dirla con Umberto Galimberti, hanno una natura effettiva (la loro attuale) e una potenziale. L’uomo ha solo una natura abbandonata a se stessa e, per questo motivo, bisogna riconoscere che la donna possa riuscire a vivere la vita con una potenza persuasiva maggiore rispetto all’uomo. La donna ritrova con più facilità la completezza quando è in una relazione sana. Forse, più semplicemente, Michelstaedter intendeva dire che la donna non ha bisogno di parole vuote per amare, mentre l’uomo ha sempre bisogno di un motivo, di una rassicurazione in più, di parole. Ma ogni parola giace sotto il dominio della rettorica.

La persuasione di un bacio d’addio

Come affermato in precedenza, ogni parola pronunciata viene catturata dall’imperio della rettorica. Ogni tentativo di dire “ti amo” viene seppellito crudelmente sotto la terra arida di questa esistenza. Lo sapeva bene Michelstaedter. Per questo non appare mai in nessuna opera (artistica, poetica o filosofica) un’espressione di questo tipo. Il filosofo non poteva vivere appieno la persuasione nella bocca sigillata del tacere, nel silenzio mistico. Nel momento in cui si esprimeva nell’arte, nelle poesie e nella stesura della tesi, egli inconsciamente sapeva che il rischio di scivolare nella dimensione alienante fosse alle porte. Forse questo è uno dei motivi che lo portò a suicidarsi. Tuttavia, a mio avviso ci sarebbe stata così tanta vita se solo avesse scelto di passeggiare nel pomeriggio con Argia Cassini. Magari sarebbe scappato un bacio, forse un bacio di addio, ma pur sempre un bacio. Forse, tornando dalla passeggiata, avrebbe riposto la rivoltella o forse avrebbe compiuto lo stesso quell’atto. Questo non si saprà mai. Si sa solo che il silenzio di un bacio avrebbe potuto avvicinare le due determinatezze in un’eventuale persuasione compiuta insieme, mano nella mano… In questa vita. “Turning slowly. Looking back, see: no words can save this…”

 

 

 

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