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Come distinguere un umano da un androide? Lo spieghiamo attraverso Phillip Dick, Hume e i gatti

Come distinguere un umano da un androide? Lo spieghiamo attraverso Phillip Dick, Hume e i gatti

Gli androidi sono un must dei film di fantascienza, ma come fare a riconoscere se ce ne troviamo uno davanti nella vita reale? Lo scopriamo attraverso il nostro pratico test, raccontato attraverso la fantasia di Phillip Dick e la filosofia di Hume.

 

La famosa copertina del romanzo di Phillip Dick ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche?’

 

 

 

Nel racconto fantascientifico di Phillip Dick ‘Ma gli Androidi sognano pecore elettriche?‘ Dal quale poi è stato tratto anche il film cult degli anni ’80 di Ridley Scott, Blade Runner, l’autore pone un quesito importante: come fare a riconoscere se davanti a noi si trova un essere umano o un androide? Questa è una domanda cruciale da porsi, infatti Dick narra di un mondo post-apocalittico, in cui la terra è stata devastata da una guerra nucleare, e l’umanità ha realizzato degli androidi da spedire nello spazio più profondo alla ricerca di nuovi mondi abitali. Ricordiamo che gli androidi sono dei robot dalle sembianze e comportamenti umani, ma nel mondo del romanzo la difficoltà della identificazione aumenta, in quanto essi sono completamenti biologici. Nel racconto essi sono diventati degli schiavi per l’umanità che li utilizza per i lavori più duri, ed alcuni di loro iniziano a ribellarsi. Con le ribellioni in corso entrano in gioco i cacciatori di taglie che hanno il compito di catturare ed eliminare gli androidi ribelli. Ma come distinguerli dagli esseri umani se sono uguali a noi in ogni particolare? E come potremmo fare se un giorno ci capitasse per caso che un androide ci si sedesse vicino in treno, o se ce lo trovassimo davanti a noi in fila per entrate alle poste? Saremo in grado di identificarlo? Qui lo cerchiamo di spiegare. 

 

 

 

Immagine tratta dal film Blade runner mentre viene eseguito il testo Voigt-Kampff

Il test Voigt-Kampff ed i Nexus-6: quando gli androidi mettono in crisi il riconoscimento umano

Nel romanzo di fantascienza di Phillip Dick le officine Rosen hanno sostituito i loro vecchi modelli di androidi T-14, di intelligenza modesta, con i nuovi androidi di ultima generazione Nexus-6, con un’intelligenza ed una rapidità di risposta quasi pari a quella umana. Come dicevamo sopra, alcuni modelli si sono ribellati e sono in fuga, è compito dei cacciatori di taglie riconoscerli ed eliminarli. Come fare però a distinguerli da un essere umano? La risposa è sottoporli al test di Voigt-Kampff, ma anche così non è facile. Nel libro questo test è descritto come uno strumento che serve per misurare l’empatia di una persona tramite l’analisi della variazione della pupilla e dell’iride in risposta a delle domande specifiche di natura empatica, quello che interessa al “cacciatore” non è tanto la risposta in se ma la reazione alla domanda. I nuovi modelli Nexus-6 si rivelano dei veri ossi duri per il test, ma alla fine anche loro sono dotati di troppa ragione e troppa poca passione emotiva, perché per quanto delle macchine possano avere un grosso intelletto, alla fine rimangono sempre fredde macchine. Hume ci racconta come le passioni cambiano da vivente ad artificiale, in relazione al tempo ed all’esperienza. 

Cosa ci dice Hume nel suo “Trattato sulla natura umana” del rapporto tra umani ed androidi?

L’opera più famosa di David Hume è certamente il ‘Trattato sulla natura umana’, un’opera in cui il filosofo cerca di tracciare quella che è una ricerca empirica sulla natura umana. Nella nostra ricerca per quel che differenzia un uomo da un androide, Hume è importante essenzialmente per tre concetti, che fanno però da contorno ai suoi tre principi generali e necessari della natura umana. Infatti i suoi tre principi generali ( priorità delle impressioni sulle idee, libertà dell’immaginazione, associazione di idee), se non contestualizzate sono riscontrabili sia nell’essere umano che nel suo alte-rego artificiale. Ma se prendiamo in esame questi tre principi, e li applichiamo ad altri tre fattori, cioè il tempo, l’esperienza e la superiorità delle passioni sulla ragione, allora le differenze iniziano a venire a galla. Hume era un empirista, quindi solo attraverso l’esperienza si poteva ricavare una conoscenza, egli applicava questo metodo anche per le “cose umane” non solo per la scienza naturale. Secondo concetto per creare una differenziazione riguarda il tempo e la sua applicazione all’esperienza. Per il filosofo scozzese il tempo è indivisibile e continuo, l’esperienza sta all’interno del tempo e, la memoria è il risultato tra questi due fattori. Essa è l’origine di un’identità individuale e personale. Gli androidi descritti nel romanzo, a causa di un mancato ricambio cellulare, hanno un tempo di “vita” medio di circa quattro anni, un tempo inferiore a quello necessario per crearsi un’identità attraverso la memoria, crearsi esperienze importanti e sperimentare la visone temporale di Hume. Attenzione però, alcuni androidi possono essere stati dotati di chip per la produzione sintetica di ricordi, come ci aiuta il nostro filosofo se ci trovassimo davanti uno di questi modelli con memoria artificiale? Ci arrivano in soccorso le passioni. Hume sostiene che l’uomo è schiavo delle passioni, esse sono delle impressioni secondarie riflesse rispetto alle principali, ma anche un modo di apprendere il mondo esterno. Egli le divide in due tipologie, quelle calme ( senso del bello) e quelle violente ( amore, odio). Anche gli androidi possiedono le passioni, ma è da dove esse prendono origine che nasce la differenza. Nella visone humiana esse non si creano nella ragione, ma hanno un loro meccanismo estraneo alla ragione. Le passioni inoltre hanno una forte valenza sociale, in quanto sono esse che regolano i rapporti di simpatia ed empatia nelle persone, quindi con riscontri poi nella creazione della vita sociale. Negli androidi invece le passioni hanno origine nella ragione, sono mediati tramite quest’ultima, rendendoli più “freddi” e meno emotivi. Per esempio se mostrassimo ad un androide la foto di un gattino, la loro reazione sarebbe più lenta in quanto non sarebbe una risposta quasi istintiva come capiterebbe ad un uomo, ma sarebbe una risposta che verrebbe prima sottoposta alla ragione, che dovrebbe rispondere ad un: “come reagisco?”. Un’ultima questione che mi piace sottoporre nell’analizzare brevemente la differenza tra vivente ed artificiale usando la filosofia humiana, è il fatto che Hume attribuiva le passioni anche a tutti gli altri animali oltre che all’uomo. Questa è una nuova attribuzione, i suoi predecessori, come ad esempio Cartesio, inquadravano gli animali come semplice macchine. Concludendo questo piccolo paragrafo, secondo Hume e Dick la cosa che differenza noi dagli androidi è il nostro modo di relazionarci alle passioni, che alla fine pensandoci è anche una risposta scontata, dato che esse sono le cose più umane che possediamo.  

Come i gattini possono aiutarci a capire se davanti a noi abbiamo un androide

In quest’ultima parte la mia idea è molto semplice, usando come linee guide le indicazioni che ci fornisce Dick nella sua opera, vorrei creare una piccola prova su come capire se il nostro interlocutore è un androide o un essere umano. Prendendo spunto sia dal libro che dal film, il test di Voigt-Kampff delinea varie situazioni ipotetiche nel quale i vari soggetti sospetti di essere androidi in fuga vengono sottoposti. Si va da domande personali sui ricordi della propria madre (un androide ovviamente non ha madre), ad altre domande di natura empatica del tipo: “come ti comporteresti se ti trovassi davanti una tartaruga girata sul dorso che non riesce a rigirarsi?” Oppure: “se un bambino ti mostrasse la sua collezione di farfalle, che effetto ti farebbe?” Tutte queste domande che sono presenti all’interno dell’opera, sono però troppo dirette ed è difficile che passerebbero inosservate. Quindi se mai vi venisse il dubbio che la persona davanti a voi sia un androide vi propongo il test del gatto. In maniera improvvisa mostrate al vostro sospetto la foto di un gattino, viviamo nell’era dei gattini, a tutti piacciono e se uno è umano avrà una risposta empatica al riguardo, se il lui/lei che avete davanti non avrà una risposta immediata, molto probabilmente allora avrete davanti a voi un androide. Come abbiamo detto sopra anche gli androidi possiedono passioni, ma passioni ragionate, il tempismo ed il cogliere di sorpresa è fondamentale quanto il test stesso. È l’immediata risposta empatica che ci consegna il risultato. I gattini quindi non sono solo molto carini, ma in caso di un’invasione di droidi potrebbero anche aiutarci a salvare il mondo.

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