Il Superuovo

Cinque grandi romanzi che hanno fatto la storia del cinema

Cinque grandi romanzi che hanno fatto la storia del cinema

Da Fight Club a Stand by me cinque cult movies ispirati a grandi romanzi

La letteratura ha da sempre ispirato il cinema e mai, come nel decennio che intercorre tra  il tramonto degli anni ottanta e il finire degli   anni novanta, la settima arte è riuscita a ispirare capolavori che rimarranno per sempre impressi nell’immaginario collettivo. Regalando agli spettatori  opere di rara bellezza visiva e di immenso impatto culturale.

 

Fight Club

” Volevo che il mondo intero toccasse il fondo 

Nel 1999 esce nelle sale cinematografiche Fight Club, diretto da David Fincher, è un  film eccelso divenuto un cult e oramai inciso nella memoria comune. Narra le vicende di un anonimo americano, il perfetto homo consumens come lo definirebbe Bauman, insonne e depresso da sempre vittima delle costrittive strutture sociali, di questa incessante spinta al cunsomo, di questo perpetuo inseguimento del sogno americano. La sua vita prenderà una svolta quando conoscerà il misterioso Tyler Durden, venditore di sapone, con cui fonderà il Fight Club e bhè come si suol dire il resto è storia.

La sceneggiatura non è originale ma è tratta da un romanzo, anch’esso divenuto oramai un cult della letteratura, scritto da Chuck Palahniuk. Il libro venne pubblicato nel 1996, inizialmente pensato come un racconto  breve, successivamente Chuck decise di ampliarlo riscuotendo l’approvazione dell’editore che volle pubblicarglielo. Si dice che Palahniuk cominciò a scrivere Fight Club come atto di protesta contro il suo editore, il quale gli aveva rifiutato un suo precedente romanzo. Contrariamente alle aspettative quest’ultimo lavoro fu apprezzato divenendo il fenomeno di culto che noi tutti conosciamo.

Quando Fight Club fece il suo debutto nelle librerie, non fu un grande successo commerciale, anzi la sua pubblicazione passò abbastanza in sordina, ma dopo l’uscita del film in Dvd il testo acquisì notorietà verso un pubblico più ampio, portando l’autore al successo. Il suo stile di scrittura è secco, asciutto, le parole sono enfatizzate e il periodo breve, è  disossato da tutte quelle parti del discorso, come avverbi e aggettivi, che ne possano rallentare il ritmo. Si riscontrano, inoltre, ripetizioni a effetto e battute drastiche. Questo stile di scrittura va a ricordare altri gruppi o stili letterari, quali la Beat generation, i Cannibali ed anche i minimalisti, da cui prende il limitato vocabolario e il  modo di parlare che ricalca quello della persona media.

 

 

Le vergini suicide

” Ciò che si trascinarono dietro non era vita, ma una banale lista di fatti frivoli, un orologio sul muro che scandisce il tempo, una camera offuscata a mezzogiorno, e l’assurdità di un essere umano capace solo di pensare a se stesso. Cercammo di dimenticarle, ma ovviamente era impossibile

Le vergini suicide è un romanzo di Jeffrey Eugendis uscito nel 1993, diventerà un film nel 1999 scritto e diretto da Sofia Coppola.

E’ la storia delle cinque sorelle Lisbon, raccontata dagli occhi di un gruppo di ragazzi, più o meno loro coetanei, da sempre affascinati dal loro mondo, così distante e  misterioso. Le ragazze rimarranno per sempre fissate nella loro statuaria bellezza adolescenziale, poiché tutte scompariranno nel giro di un anno. I loro ammiratori cercheranno di svelarne il mistero anche una volta cresciuti a ben vent’anni di distanza dai fatti accaduti. Il loro racconto è così formato da frammenti, i frammenti di cinque vite, talmente scomposti da risultare illeggibili. Sono indizi sopravvissuti al tempo, diari, vestiti, vecchi racconti. Loro se ne sentono i custodi, consapevoli che la loro vita sarà per sempre scissa tra un prima e un dopo la scomparsa delle  Lisbon. Allora il  romanzo di Eugendis si tinge di sfumature leggendarie e mitiche, fotogrammi della giovinezza catturati  in tutta la loro innocenza e nostalgia.

Sofia Coppola, riuscirà a dare dignità alla superba opera di Eugendis grazie a un film d’autore che rimarrà per sempre nella memoria del cinema. Il giardino delle vergini suicide, così intitolato per la versione cinematografica, fisserà le regole estetiche di tutti i film indipendenti del calare degli anni novanta. Accompagnato da una eccellente fotografia, Coppola riesce a regalare al  pubblico un film sull’adolescenza non indirizzato direttamente agli adolescenti. Una pellicola dalle sfumature agrodolci che colpisce lo spettatore per la sua apparente dolcezza e la sua celata crudezza.

 

 

Trainspotting

Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?

Trainspotting è il primo romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh uscito nel 1996, il testo è seguito da un prequel Skagboys e due sequel Porno e Morto che cammina. Dal romanzo è stato tratto un film diretto da Danny Boyle.

Opera grottesca, narra le storie di un gruppo di tossicodipendenti nella Edimburgo di fine anni ottanta. Il racconto non segue una struttura lineare bensì è composto da vari racconti, scritti dal punto di vista dei diversi personaggi. Il risultato è un patchwork di vicende e di stili narrativi, poiché non abbiamo un singolo narratore, ma diversi personaggi ne assumono il ruolo, ognuno con il proprio stile e il proprio punto di vista. Il romanzo apparirebbe così più una raccolta di brevi racconti. Il significato del titolo, ovvero Trainspotting, indica in modo generico le persone che spendono le giornate ad osservare i treni in stazione, senza alcuna ragione, per il solo fine di ingannare il tempo. Questo termine salterà fuori nel corso dell’opera nel paragrafo Guardando i treni alla stazione centrale di Leith. 

Il film è diventato in poco tempo un fenomeno di culto, nel 1999 la British Film Institute, l’ha inserito nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.  A ventunanni di distanza dall’uscita del primo film, Danny Boyle regala al pubblico T2 Trainspotting, tratto sempre dal romanzo di Welsh Trainspotting e in questo caso anche dal sequel Porno, il film rivede sulle scene i quattro  protagonisti, ormai leggendari del 93.

 

 

Ragazze interrotte

Forse ero solo pazza, o forse erano gli anni Sessanta. O forse ero solo una ragazza interrotta

Ragazze interrotte è un film del 1999 diretto da James Mangold, la pellicola è ispirata al libro La ragazza interrotta.

L’opera letteraria è scritta da Susanna Kaysen, ed il testo è  molto distante dalla pellicola cinematografica. Il libro è scritto sottoforma di diario ed è un testo autobiografico, poiché racconta la reale esperienza della scrittrice in una clinica psichiatrica al tramonto degli anni sessanta. Il titolo prende ispirazione da un’opera pittorica a cui la scrittrice è molto legata, ovvero Concerto interrotto di Vermeer.

Il film di Ragzze interrotte, mostra le varie declinazioni che può assumere la patologia mentale. La vicenda inizia quando Susanna entra in una clinica psichiatrica  dopo un tentativo fallito di suicidio, al suo ingresso viene diagnosticata come borderline. Inizierà così un lungo e tortuoso cammino insieme alle altre pazienti della clinica. Mangold, grazie alla sua regia, ci fa compiere il cammino interiore della Kaysen, alternato tra flashback del suo passato, per mettere in luce la strada che ha compiuto per giungere sino a lì e il confronto quotidiano con le altre pazienti della clinica, alcune gravemente malate. Susanna comincia a rendersi conto di  come la sua condizione sia più una via di fuga, una risposta all’ambiente ostile della sua quotidianità, più che una reale patologia.

 

 

Stand by me

Non avevo ancora tredici anni la prima volta che vidi un essere umano morto. Fu nell’estate del 1959, molto tempo fa. Ma solo misurando il tempo in termini di anni.

Stand by me, film del 1986 e diretto da Rob Reiner,  non è tratto da un romanzo bensì da una novella  intitolata  Il corpo, contenuta nella raccolta Stagioni diverse scritta da Stephen King e pubblicate nel 1982.

Stagioni diverse è la raccolta di una serie di storie da letto, così definite dallo stesso King, poiché mentre durante il giorno era impegnato nella stesura di romanzi,  di notte prima di addormentarsi era tormentato da varie idee e racconti di cui non aveva modo di occuparsi. Queste idee troveranno successivamente spazio nell’opera.

Il corpo è ambientata negli anni sessanta, in una città fittizia del Maine e narra la vicenda di tre amici che si mettono sulle tracce del cadavere di un loro coetaneo, scomparso dopo essere uscito alla ricerca di mirtilli. Il film non si distanzia molto da quella che è la trama principale. La storia fa parte della cultura di massa e si ritrovano diverse citazioni o ricalchi in altri prodotti cinematografici o televisivi, ad esempio nella quarta puntata della prima stagione di Stranger Things intitolata  Chapter Four: The Body. 

 

 

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