Psicologia del lavoro: scopriamo cos’è attraverso il cinema

Tra l’Ottocento e il Novecento gli individui iniziano a lavorare gomito a gomito in grandi gruppi, per molte ore al giorno, compiendo pochi movimenti specializzati e ripetitivi. Ne abbiamo un esempio nel film Tempi Moderni del 1936 con Charlie Chaplin.

 

Sul finire dell’Ottocento e nella prima metà del Novecento le nuove introduzioni tecnologiche e culturali portarono ad una modifica dei metodi di produzione. Il fine era quello di riuscire a soddisfare nel minor tempo possibile e con il massimo guadagno i bisogni sempre più crescenti dei clienti. La fatica del lavoratore aumentava a discapito del suo impegno mentale. Con il sorgere di queste nuove problematiche riguardanti l’uomo nell’ambiente lavorativo, iniziò a svilupparsi la psicologia del lavoro.

Cos’è la psicologia del lavoro?

La psicologia del lavoro consiste nell’applicazione pratica delle teorie psicologiche nell’ambiente lavorativo. Gli psicologi del lavoro oggi si interessano alle prestazioni delle persone al lavoro, a come gli individui interagiscano fra loro e a quale sia il modo di interazione più efficace fra gruppi di persone. Gli psicologi aiutano le aziende a promuovere il loro vantaggio competitivo, a salvaguardare il benessere dei lavoratori e a motivare questi ultimi.

Certo, questo è quello che fanno oggi gli psicologi del lavoro e gli uffici di Risorse Umane. Sicuramente all’inizio del ‘900 la psicologia del lavoro e i diritti del lavoratore venivano vissuti in modo molto meno consapevole.

Dalla catena di montaggio alle Relazioni Umane

Tutto iniziò nel 1913 con la psicotecnica di Hugo Munstemberg. Attraverso lo Scientific Managment, Munstemberg iniziò a adeguare i metodi lavorativi e le macchine alla psicofisiologia del lavoratore medio. Egli fu il primo ad operare una selezione del personale e ad occuparsi della fatica al lavoro e della monotonia della performance.

Henry Ford cercò di ottimizzare i tempi di lavoro degli operai introducendo la catena di montaggio. La catena di montaggio è un processo di assemblaggio nel quale ogni lavoratore dà un piccolo contributo nella realizzazione del prodotto finale. Questa modalità di lavoro aumentò di molto l’efficacia e l’efficienza delle fabbriche, tuttavia impoverì il fattore umano, riducendo l’uomo ad un ingranaggio.

Un grande incentivo alla psicologia del lavoro va poi attribuito a Friedrick Taylor, autore de L’organizzazione scientifica del lavoro. La preoccupazione di Taylor era quella di assicurare il massimo di prosperità tanto all’imprenditore, quanto all’operaio. Al fine di raggiungere questo scopo Taylor studiò e suddivise il lavoro su basi scientifiche e selezionò poi la manodopera in base alla tipologia di compito. Spronò infine una collaborazione fra dirigenti e dipendenti. Notò, infatti, che i lavoratori rendevano meglio in un ambiente cordiale, magari coltivando l’aspettativa nei confronti di un premio o di un riconoscimento da parte del dirigente. Taylor, infine, standardizzò le procedure al fine di creare meno punti di disaccordo possibili e ottimizzò così le conoscenze del lavoratore.

Una grande spinta verso la moderna psicologia del lavoro venne data da Mayo con il Movimento delle Relazioni Umane. Mayo condusse vari esperimenti e giunse alla conclusione che la prestazione, il rendimento e la produttività degli operai fossero legati a fattori psicosociali. Si iniziò quindi a parlare di organizzazioni fondate su ideali umanistico-democratici e non soltanto burocratici ed organizzativi. Si iniziava quindi a dare , maggior peso all’opinione e ai diritti del lavoratore.

Oggi a che punto siamo?

Nel corso dei decenni si sono susseguite varie teorie che hanno in parte rivoluzionato e in parte confermato il contributo dei precursori della psicologia del lavoro. Siamo passati dal metodo cooperativo-democratico, altamente concentrato sul clima lavorativo, alla teoria dei sistemi socio-tecnici di Trist. Quest’ultima teoria ha cercato di trovare una modalità per usare le macchine e le nuove tecnologie senza perdere di professionalità e autonomia. Siamo poi passati attraverso l’orientamento Tavistock ponendo particolare attenzione all’inconscio organizzativo, per poi arrivare alla moderna psicologia del lavoro.

Nel panorama attuale la psicologia del lavoro è lo studio dei comportamenti delle persone nel contesto lavorativo e nello svolgimento della loro attività professionale, nelle relazioni con colleghi e superiori. La psicologia del lavoro si occupa di favorire il massimo benessere per le persone che lavorano, ma anche il massimo vantaggio per l’imprenditore. Gli psicologi del lavoro cercano di motivare i dipendenti, individuare le possibili fonti di stress e delineare una linea di leadership efficace. E’ loro compito anche selezionare, formare e valutare il personale, trovando poi un sistema di ricompensa adeguato per ogni lavoratore.

Ovviamente questo non significa che oggi viviamo in un mondo perfetto e idilliaco rispetto al 1936 quando è stato girato Tempi Moderni. Significa piuttosto che si tende sempre di più a cercare di raggiungere il mondo utopico nel quale i diritti dei lavoratori e degli imprenditori non si pestino i piedi l’un l’altro e la motivazione del personale sia adeguata a creare un ottimo ambiente di lavoro. E’ sicuramente molto complicato studiare i meccanismi che si instaurano in gruppi di persone eterogenee, soprattutto nel mondo lavorativo. Tuttavia, la volontà di raggiungere un obiettivo comune e la presenza di un ambiente sano e tutelato sono spesso condizioni sufficienti per garantire una buona parte dei diritti dei lavoratori.

 

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