“Prima gli italiani” è il tentativo di aumentare l’autostima degli italiani che ha effetti devastanti

Quante volte abbiamo sentito, in questo ultimo anno, pronunciare alla destra italiana lo slogan “Prima gli italiani”? È uno slogan di pregio sensibile ai bisogni della gente comune: no, forse no.

C’è un paese nel mondo dove gli elettori votano alle elezioni con la testa, non con la pancia. C’è un paese nel mondo dove la nazionalità è solo una piccola parte del modo che i cittadini usano per definire la propria identità. C’è un paese nel mondo dove lo straniero non fa paura. C’è un paese nel mondo dove le istituzioni non legittimano il razzismo e questo paese non è l’Italia. In Italia la destra ha da qualche hanno fatto proprio uno slogan dannoso per l’opinione pubblica: “Prima gli italiani”. Accantonando la profonda incoerenza politica, la Lega ha abbandonato le proprie mire federaliste per abbracciare una visione più unitaria di Italia e di italianità, da “Prima i Padani” a “Prima gli Italiani”. Giorgia Meloni dal suo canto, nel partito fratelli d’Italia, tenta di raccogliere a se quelle che crede siano le sensibilità più presenti in Italia diventando un meme. Ciò che accomuna “il capitano” e la Meloni è una profonda avversione nei confronti del diverso. Molte ricerche in ambito psicologico hanno dimostrato il fatto che nei contesti in cui il razzismo è legittimato i partecipanti nella maggior parte dei casi tendono ad assumere comportamenti discriminatori. “Prima gli italiani” è il prodotto di una cultura malsana che ha le proprie basi nella teoria dell’identità sociale (SIT) sviluppata da Tajfel negli anni ’50.

Gruppi sociali

La SIT è una teoria psicologica che spiega mi modi in cui gruppi sociali diversi interagiscono tra di loro. Un gruppo sociale è un’entità astratta composta di persone che si percepiscono appartenenti al gruppo stesso e che possiedono caratteristiche simili. Quando si definisce un gruppo chiamandolo in-group si definisce necessariamente un out-group, dove l’in-group è il gruppo di appartenenza mentre l’out-group è quello cui non si appartiene. Ogni gruppo possiede un nucleo di caratteristiche che devono esse possedute. L’italianità è il nome dato al nucleo del gruppo “italiani” e se solo proviamo a pensare a quali possono essere le caratteristiche comuni partendo dalla Valle d’Aosta e arrivando in Sicilia potremmo autonomamente notare che è un compito molto difficile. Ogni gruppo di necessità non possiede dei confini ben delineati come il nucleo non è mai definito e accettato unitariamente, ognuno ha la propria idea di italianità.

Teoria dell’identità sociale e crisi

Tajfel ha individuato attraverso degli esperimenti i benefici dell’appartenenza ad un gruppo. In situazioni di crisi in cui è minata l’autostima del singolo, la valorizzazione del proprio gruppo permette di aumentarla. In psicologia si utilizza un paradigma di ricerca che consiste nella distribuzione delle risorse, vengono posti dei numeri all’interno di una matrice, i partecipanti hanno la possibilità assegnare un valore numerico all’in-group che è necessariamente vincolato al valore da assegnare all’out-group. Si nota come favorendo il proprio gruppo aumenta l’autostima dei soggetti. Unitamente a questo è necessario un altro importante fattore la distintività soggettiva (DS). Quando si parla di DS si fa riferimento alla massima differenza ottenibile, in termini di risorse o privilegi, tra in-group e out-group necessaria ad aumentare l’autostima e la percezione di appartenenza e di unità del gruppo. Uno dei metodi principali per farla aumentare è il fenomeno di sovra-esclusione dal gruppo che consiste nel drastico aumento delle caratteristiche fisiognomiche e culturali, possedute, necessarie per essere considerati membri del gruppo. In definitiva quando la crisi economica e umanitaria, percepita e non reale, aumenta i cittadini italiani si percepiscono impotenti, l’impotenza mina l’autostima ed entra in gioco il fenomeno di sovra-esclusione dal gruppo; la politica non fa in modo di aumentare la percezione di stabilità e controllo, bensì alimenta la paura con l’obiettivo di strappare il maggior numero possibile di consensi ai concorrenti.

Per una politica della globalità

Se partiamo dal presupposto che i confini tra in-group e out-group sono decisamente flebili, che una definizione certa di italianità non è possibile – in quanto dovrebbe tenere conto di una diversità di usanze e tradizioni diversissime – e che la crisi percepita aumenta l’effetto di sovra-esclusione dal gruppo; ciò che si ottiene è il caos. Una cultura italiana unica non esiste, esistono solamente una lingua comune e un colore della pelle comune. Dacché lo straniero appena arrivato in Italia non ha la possibilità di conoscere la lingua, l’unica caratteristica che rimane è il colore della pelle. “Prima gli italiani” è un inno all’esclusione, “Prima gli italiani” è la bandiera dell’inadeguatezza politica, dell’odio, della discriminazione. Il messaggio della politica sana dolerebbe essere quello consapevole di una società globale che preserva le tradizioni nella loro pluralità e unicità. Si riparta da una prospettiva globale non particolare, ma una globalità differenziata e sensibile alle sue moltissime parti costituenti.

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