Possiamo scegliere chi essere o ciò è già definito in noi? Dall’anima di Balto a quella di Platone

A un certo punto della nostra vita arriva il momento di mettersi in discussione, cercando di capire chi siamo veramente per costruire così la nostra individualità.

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Conoscere sé stessi significa cercare di definire la nostra anima, la quale spesso è un insieme tumultuoso di “voci” diverse. Ma noi possiamo davvero scegliere una di queste “voci” o è già stabilito chi dobbiamo diventare?

L’anima di Balto

Nel cartone animato Balto, tratto da una storia vera, il protagonista è un un incrocio tra un cane e un lupo che riuscì a salvare un intera cittadina malata di difterite, grazie ad una spedizione avvenuta in tempi record, per portare il siero. Tuttavia oltre alla sua impresa eroica, il cartone si concentra molto anche sulla personalità del protagonista. Infatti essendo un meticcio tra un cane e un lupo, Balto viene emarginato da entrambe le specie, per cui non essendo in grado di identificarsi con nessuno dei due gruppi, il nostro protagonista rischia di perdere se stesso. Nonostante ciò, Balto nel più alto momento di difficoltà, quando è ormai sul punto di mollare e di abbandonare la spedizione, vede un lupo. In quel momento capisce chi è veramente o forse capisce che in quella situazione solo un lupo sarebbe stato in grado di portare a termine la spedizione.

“Non è cane. Non è lupo. Sa soltanto quello che non è. Se solo capisse quello che è.” Boris

Tuttavia Balto sta commettendo l’errore di star cercando degli elementi che ha in comune con una delle due specie, quando invece avrebbe dovuto concentrarsi unicamente su sé stesso. Questo però rappresenta anche un aspetto superficiale del cartone, infatti essendo il suo pubblico i bambini, il messaggio morale dovrebbe essere universale e deve valere anche per gli uomini anche se i personaggi sono animali. Invece viene sottolineato il fatto che un animale identifica sé stesso e costruisca la propria “personalità”, unicamente in base alla specie di appartenenza. Tuttavia per l’uomo non è così, egli non può accettare di “essere sé stesso” in relazione a dei fattori esterni a sé, come la classe sociale di appartenenza, ideologie politiche o credenze religiose. Tutti questi fattori possono influenzare chi siamo, ma non determinare la nostra persona, per questo è necessario avviare un processo di ricerca interiore.

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La crisi interiore per Platone

Questa ricerca dentro noi stessi per cercare di capire chi siamo risulta particolarmente difficile a causa delle diverse tendenze dell’anima. Platone stesso nel Fedro attraverso il mito della Biga alata, ha raffigurato l’anima come un cocchio guidata dall’auriga,     ( Ragione ) che ha il compito di governare una coppia di cavalli, uno di buona razza, rappresentante della forza d’animo; l’altro nero, rappresentante dei desideri e delle passioni dell’uomo. Quindi anche Platone, allo stesso modo da quanto emerge in Balto, concepiva l’uomo che un solo individuo, nel quale però in realtà combattono in lui tre esseri. Platone affidò alla ragione il compito di governare i due cavalli, dato che ognuno cercava di prevalere sull’altro.

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Il processo di riconoscimento di sé oggi

Tuttavia oggi la ragione, più che cercare di governare il cavallo di “cattiva razza” , dovrebbe piuttosto cercare di riconoscere i diversi “cavalli dell’anima”, indipendentemente che siano buoni o meno. Nel senso che il primo passo per prendere coscienza della propria identità, consiste nel cercare di identificare le diverse voci della nostra anima. Questo potrebbe essere il passo più difficile verso la comprensione di sé, infatti paradossalmente noi non siamo mai veramente noi stessi, ma sempre una della nostre “voci interiori” prevale sulla nostra identità, che rimane sconosciuta. Per cui possiamo dire di stare indossando sempre una “maschera” diversa, a seconda delle diverse situazioni sociali con le quali ci confrontiamo, per le quali ci comportiamo in un modo predeterminato dall’educazione che abbiamo ricevuto. Tuttavia, dopo aver eliminato le varie “maschere sociali”, possiamo scegliere quale “voce” della nostra anima fare emergere? Secondo Platone, l’identificazione di chi siamo dipendeva esclusivamente dalla ragione e dalla sua capacità di domare i cavalli, così anche oggi possiamo identificare la ragione con la volontà ed affermare che chi siamo dipende esclusivamente da chi vogliamo essere. Tuttavia, eliminando così ogni forma di predestinazione, bisogna essere sicuri che chi vogliamo essere sia un desiderio intimo, personale e che, come già detto, sia totalmente privo da condizionamenti esterni. Come diceva Sallustio “faber est suae quisque fortunae” ovvero “ognuno è artefice del proprio destino”.

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