Possiamo davvero parlare di giusto e sbagliato? Chiediamolo a Walter White

Cosa intendiamo quando ci riferiamo ad un’azione giudicandola giusta o sbagliata? E’ davvero possibile elogiare o condannare un gesto, un atto, un comportamento, in modo assoluto? Circoscrivere la condotta di un individuo attraverso marco-concetti e generalizzazioni? Al giorno d’oggi la nostra concezione di etica è molto flessibile, forse troppo circostanziale e relativa. Ci esaltiamo per le posizioni morali indifendibili, per gli atti più turpi, le peggiori aberrazioni ci incantano. Basti pensare al tifo per personaggi come Tony Soprano o Walter White, idolatrati e ammirati nonostante il loro ruolo di “cattivi”. La nostra generazione vive immersa in quello che in filosofia si definisce relativismo morale, la negazione di cardini assoluti, di norme definitorie dei comportamenti. Assistiamo muti alla fluidificazione dei precetti, giustificati da stati di cose e contingenze, legittimando pericolosamente atti ignobili e decisamente amorali.morale

Relativismo e paradossi morali

Joshua D. Greene, psicologo, neuroscienziato e filosofo americano, passa le sue giornate a riflettere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Greene mette in crisi la concezione standard di morale, proponendo paradossi come quello del carrello ferroviario, per dimostrare che definire un’azione giusta o sbagliata non è solo una questione razionale. “A un certo punto vedi un bambino che rischia di annegare. Se pensi: ‘Ho appena speso 200 dollari per queste scarpe e l’acqua potrebbe rovinarle, quindi non salverò quel bambino’, sei una persona spregevole. Ma nel mondo ci sono milioni di bambini nella stessa situazione: basterebbero pochi soldi, spesi in medicine o cibo, per salvargli la vita. Eppure se andiamo al ristorante invece di donare i soldi a Oxfam non ci sentiamo dei mostri. Perché?”. Riflette Greene. “Alcuni abitanti di un villaggio sono nascosti nella cantina di un edificio mentre i soldati perlustrano le stanze al piano di sopra. All’improvviso un bambino si mette a piangere. Gli abitanti del villaggio sanno che, se i soldati lo sentono, troveranno il nascondiglio e li uccideranno tutti. Il dilemma è: “È ammissibile soffocare tuo figlio per salvare la tua vita e quella dei tuoi compagni di sventura?”. E’ evidente da questi esempi che il corredo emozionale gioca un ruolo fondamentale in campo etico. Un padre che uccide un figlio per salvare la sua vita e quella di altre persone è un mostro o un eroe morale? Non si può ragionare per assolutismi, non si può prescindere dalla presenza del sentimento, la morale non è solo un fatto di ragione. Kant era convinto che la ragion pura potesse, da sola, condurci alle verità morali. Questo è vero solo ad un livello ideale, utopico, attuabile in un mondo di automi apatici e insensibili, a livello pratico la morale risente necessariamente del consorzio emotivo ed è quindi, in tal senso, costitutivamente relativa.morale

Walter White esempio di relativismo morale

Walter White, celebre protagonista della serie tv Breaking Bad, è un professore liceale di chimica, un comune cinquantenne che ha ormai riposto nel cassetto le sue ambizioni, che convive con grosse problematiche familiari e con un grave cancro ai polmoni. Sa di essere condannato a morte, che la moglie Skyler non lavora ed è incinta di una bambina, sa di avere a carico un figlio portatore di handicap. I pochi drammatici mesi di vita spesi in costosissime cure e preoccupazioni familiari spingono Walter a varcare quel labile confine tra il bene e il male. Per garantirsi i fondi necessari per le cure e un futuro dignitoso per i propri cari, Walter mette a frutto le proprie conoscenze nel campo della chimica per produrre anfetamine e, con l’aiuto di un ex allievo, Jesse Pinkman, venderle prima al dettaglio e poi all’ingrosso. Come possiamo giudicare la sua scelta? Eticamente sbagliata direte, ma per uno scopo giusto. Non possiamo prescindere da un giudizio emotivo nemmeno in questo senso. Breaking Bad è espressione di una crisi: la crisi dell’etica naturale, che non discende dall’arbitrio del singolo in preda alle circostanze, ma da principi immutabili inscritti nella natura umana. Allora quel castello di assolutismi e precetti morali razionali inizia a sgretolarsi, a sciogliersi, e i principi etici si fluidificano, si intrecciano con la sfera emozionale, e con essi anche quel già labile confine che separa bene e male.morale

Samuele Beconcini

 

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